L'"ipocondria" era un tumore: il medico la ignora e la risarcisce dopo 18 anni

13 ottobre 2017 ore 10:38, Micaela Del Monte
Le avevano detto che il bozzetto che sentiva alla gola era solo frutto della sua immaginazione, che l'ipocondria era l'unica cosa di cui era malata. Così in realtà non era, anzi, i medici non le avevano diagnosticato un tumore: Carcinoma midollare della tiroide. Questo era quel piccolo bozzetto che la donna sentiva da quattro anni e che il medico continuava a dirle non essere nulla. Quel male poteva essere diagnosticato quattro anni prima e forse sconfitto se solo Roberta fosse stata ascoltata. La donna ha fatto causa civile e, dopo 18 anni di battaglia legale, ha vinto: avrà un risarcimento di 50mila euro. Lo riporta Il Tirreno.

L''ipocondria' era un tumore: il medico la ignora e la risarcisce dopo 18 anni
"Era un momento particolare della mia vita. Mi ero da poco lasciata con il fidanzato dopo una lunga storia importante. E succede spesso che in certi periodi, in cui una persona è visibilmente giù, tutto quello che le capita venga attribuito alla sfera psicologica. La prima volta, nel 1993, andai dal medico perché, toccandomi, per caso avevo sentito una pallina sul collo, lato sinistro -
ha raccontato la donna - Lui disse che non era niente. E aggiunse che essendo io molto magra, era normale che le ghiandole si notassero di più. Avevo 25-26 anni". 

Ma la pallina continuava a ingrossarsi. E quando la donna andava dal medico per dirglielo lui le dava dell’"ipocondriaca" o della "malata immaginaria". "Io sapevo che non era così - ha proseguito - Non sentirmi creduta mi faceva stare male, anche perché persino i miei erano scettici". Nel 1995, però, la famosa pallina ha iniziato a fare male. A quel punto, Roberta ha pensato che il medico le avrebbe dato retta. Invece: "Il dottore non mi ha fatto eseguire esami, nemmeno un’ecografia. Solo dopo, spinto da me, si convinse a prescrivere qualche accertamento - ha spiegato ancora l'impiegata - Nel gennaio 1996 mi consigliò una visita dal pneumologo e nella prescrizione annotò ‘adenopatia laterocervicale sinistra dolente da circa un anno’ ammettendo così che io almeno, dal 1995, lo avevo informato del problema. Anche se in realtà io lo avevo messo al corrente già da due anni prima". Un documento, questo, che si rivelerà fondamentale per le indagini perché dimostra che il dottore sapeva.

La svolta però è arrivata solo nel 1997, svolta però che non è arrivata dal medico di base, bensì da un veterinario, amico di famiglia. "Mi consigliò di fare un’ecografia. Io non ci avevo mai pensato: essendomi rivolta spesso al dottore e avendomi lui rassicurato, per me andava bene così", ha detto Roberta. Quell’esame, invece, si è rivelato determinante, perché ha scoperto un nodulo solido, che poi tac e biopsia hanno identificato come carcinoma midollare della tiroide.

Nel frattempo il cancro era cresciuto ed era diventato di oltre 3 centimetri, e tutto questo perché il medico non le aveva mai ordinato una ecografia. La donna da quel momento ha vissuto un vero e proprio calvario, anni e anni da un ospedale all'altro per tentare di eliminare quel male che per anni l'avevano costretta ad ignorare. Poi in fine la giustizia: dopo anni e anni di accesi confronti e perizie specialistiche, la Corte di Appello di Firenze le ha dato ragione. Dal medico avrà un risarcimento di 50mila euro. Ma deve ancora vincere la battaglia vera. Quella contro il cancro.

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