La password della settimana: coccole e baby gang

17 marzo 2017 ore 12:11, Paolo Pivetti
Vinci una calda coccola lunga un weekend”. Questa allettante promessa è stampata a grandi lettere sul retro della confezione; il prodotto è bastoncini di cereali con altissima percentuale di fibre, ottimi per la colazione del mattino. 
Il primo significato di coccola, nel vocabolario italiano, è “frutto del ginepro” e poi, estensivamente, “piccolo frutto di altre piante, simile a quello del ginepro”: dal latino coccum, chicco, che è dal greco kòkkos. Poi c’è un secondo significato, del tutto avulso dal primo ma molto praticato nella nostra lingua d’oggi, che è “moina, manifestazione d’affetto”, come in “mi piace farti le coccole” oppure “dài, fammi le coccole”. In questa accezione il vocabolo, insieme col relativo verbo coccolare, deriva dal toscano cocco, bambino grazioso e paffutello, vedi cocco di mamma. Voce infantile, precisa il vocabolario.
La password della settimana: coccole e baby gang
Prima di questo esito pubblicitario, quante altre volte avremo incontrato la parola coccole affiorare nella cronaca quotidiana di questi feroci, sanguinari giorni!
Nella sua leziosa affettazione, sembra l’unico modo, nel vocabolario di oggi, per toccare l’emotività. E di quanta emotività c’è bisogno, per esempio in politica! Obama coccolava i suoi elettori, De Magistris coccola i centri sociali, Renzi coccola le speranze, Grillo coccola la rabbia...
C’è anche un canale Coccole sonore You Tube, “per divertirti con tutta la famiglia...” Coccole on line: al web non potevano mancare le coccole.
Nell’attualità di questi giorni abbiamo letto con raccapriccio di quel gruppo di quindicenni che hanno seviziato un loro coetaneo, più debole e incapace di difendersi, obbligandolo a scolarsi cinque o sei lattine di birra e poi trascinandolo fino a un ponte che attraversa il canale Langosco nei pressi di Vigevano, cittadina del Pavese una volta famosa per le scarpe, per il celebre maestro e per i borlotti. Queste ricchezze a Vigevano non ci sono più, e non ci sono più nemmeno le coccole, a quanto pare. Ma non c’è nemmeno il senso più elementare di umanità, se questi ragazzi sono arrivati a denudare il compagno, ad appenderlo a testa in giù lungo il ponte e a sodomizzarlo con una pigna, filmando il tutto con uno smartphone per poterlo mandare in rete, e considerando tutto ciò “uno scherzo”. L’accusa, con la quale quattro di loro sono finiti al Beccaria di Milano è di violenza sessuale, riduzione in schiavitù, pornografia minorile, violenza privata. Il quinto del gruppo non è finito in carcere perché ha solo tredici anni e non è incriminabile.
Nell’attualità li definiamo una baby gang, termine eufemistico, con quel baby che suggerisce innocenza, e in fondo ispira tenerezza. Tenerezza da coccole.


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autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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