James salvato dall'AppleWatch, il battito accelerato era un'embolia

17 ottobre 2017 ore 11:30, Micaela Del Monte
Quello "stupido piccolo computer da polso" gli ha salvato la vita, il reporter americano James Green è infatti ancora vivo grazie al rilevamento del battito cardiaco dell'Apple Watch. L'orologio ha infatti mostrato al giornalista newyorkese che il suo cuore stava battendo troppo forte avvertendolo che c'era qualcosa che non andava, e in effetti era in corso un’embolia polmonare. Non era la prima volta che James si trovava a combattere con un'embolia polmonare e proprio per questo motivo aveva cominciato ad indossare il dispositivo con l'app HeartWatch così da monitorare costantemente il battito cardiaco. L'app in questione notifica quando il battito esce dalla soglia di sicurezza. "Ho iniziato a usare l’app dopo un precedente episodio di embolia polmonare. È sorprendente: ho ricevuto la notifica che il mio cuore batteva troppo forte mentre stavo seduto alla scrivania. Mi è bastato quel dato per capire che dovevo intervenire, e che non si trattava di un attacco di panico", ha spiegato James.

"Ho ricevuto una notifica che mi segnalava una frequenza cardiaca costantemente al di sopra del mio standard a riposo, quando avevo trascorso tutto il tempo seduto alla scrivania", ha raccontato il ragazzo, "Insieme ad altri sintomi, è risultato il dato decisivo che mi ha spinto ad agire, ho capito che non si trattava di un attacco di panico, stava succedendo qualcosa".
Un controllo medico ha evidenziato dei coaguli nel sangue e in ospedale è stato ricoverato e curato. "Il mio medico ha detto che se avessi temporeggiato ancora mi sarebbe stato fatale", ha raccontato Green, convinto di dovere la sua vita a quell'applicazione, "Mi ha fornito i dati necessari per capire che non si trattava solo di un attacco di panico. Mi ha spinto a cercare di capire quale fosse il problema".

La storia è divenuta virale nel giro di breve ed è arrivata anche ad uno dei più importanti sviluppatori di HeartWatch: David Walsh. Anche lui non ha dato vita all’app a caso: la sua scelta è stata dettata da un tragico evento: la morte di suo padre. Deceduto all’età di soli 56 anni a causa di un attacco cardiaco, voleva ideare uno strumento utile in grado di tenere sempre sotto controllo l’andamento dell’apparato cardiovascolare. Walsh si è detto profondamente gratificato di ascoltare storie come quella di James: "Alcuni medici la consigliano ai pazienti e quando mi giungono storie come questa mi sento commosso".
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