Chiesa contro Bossi-Fini, Ceccanti: "Papa un po' irrituale nelle forme"

21 giugno 2017 ore 17:21, intelligo
Il “sincero apprezzamento” che Papa Francesco ha espresso, nell’udienza generale di martedì, per la campagna promossa da Radicali Italiani e Caritas “Ero straniero - L’umanità che fa bene”, a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per abolire e superare la legge Bossi-Fini, non rappresenta una novità rispetto ai temi che stanno a cuore alla Chiesa. Innovativa e “un pochino irrituale nelle forme” è invece l’enfasi personale con cui il Pontefice ha aderito a questa campagna, come pure lo è la mancanza di preoccupazioni diplomatiche per l’identità del promotore. Lo spiega a IntelligoNews il costituzionalista Stefano Ceccanti,
Chiesa contro Bossi-Fini, Ceccanti: 'Papa un po' irrituale nelle forme'
, ex senatore del Partito democratico.

Come valuta il sostegno di Papa Francesco alla campagna di Radicali Italiani per abolire e superare la Bossi-Fini? È una scelta innovativa o siamo nel solco tradizionale della dottrina sociale della Chiesa?

"Questa attenzione particolare al tema delle migrazioni è piuttosto tradizionale. Evidentemente, però, il Papa ci mette anche la sua esperienza personale di famiglia di migranti, quindi c’è un elemento significativo di identificazione anche soggettiva. Non c’è una novità di ordine dottrinale, se mai la novità sta in una certa enfasi personale, perché il Papa si sente particolarmente vicino a questo tema. In tal senso, l’adesione a una campagna è un pochino irrituale nelle forme. Non mi sembra che Papa Bergoglio abbia particolari preoccupazioni diplomatiche verso promotori di campagne che ritiene giuste. Questo aspetto, che attiene allo stile, è un pochino personale".

Appoggiando una campagna per abolire una legge approvata dal Parlamento, il Vaticano rischia di superare il confine che separa Stato e Chiesa?

"La Chiesa, come qualsiasi altro attore sociale, può benissimo esprimere posizioni di policy. Poi dopo i parlamenti e le forze politiche sono liberi di consentire o dissentire. È un normale gioco democratico, come sempre, d’altronde".

Per chi vuole superare l’impostazione, in tema di immigrazione, data dalla legge Bossì-Fini, qual è il modello a cui guardare?

"Siamo in Europa: la materia dell’immigrazione andrebbe comunitarizzata. La prima cosa da superare è l’idea che la gestione dell’immigrazione nella zona euro possa restare in carico ai singoli Stati. C’è un evidente paradosso: una materia che conta molto di meno come la politica agricola è comunitarizzata, l’immigrazione è regolata a livello nazionale. Noi dovremmo capovolgere questo ragionamento. Parte dei nostri problemi deriva dal fatto che lasciare l’immigrazione agli Stati nazionali significa in Paesi di arrivo immediato: se non cambiamo questo meccanismo, finiremo col creare conflitti molto forti nei Paesi di arrivo come l’Italia. Questo, in un’area di cooperazione economica e politica, non è possibile". 

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autore / intelligo
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