Trump e sovranisti, Borgognone: ''Rivolta anti-egemonia liberal''

22 giugno 2017 ore 14:16, Stefano Ursi
In profondità, senza timore di toccare gangli vitali o di disturbare pericolosi cani dormienti. Paolo Borgognone elenca punto per punto nel suo libro ''Deplorevoli? L'America di Trump e i movimenti sovranisti in Europa'' (Zambon Ed.) il chi, come, dove, quando e perché. Chi ha definito ''deplorevoli'' i ceti sociali massacrati dalla globalizzazione e dallo sfruttamento. Come sia stata strutturata dalle élite la strategia di demonizzazione dell'avversario, categorizzato razzista, omofobo e xenofobo. Dove sia nata e si sia consumata la volontà di egemonia totale delle classi capitalistiche transnazionali e quando il programma di predominio ha preso forma. Ma soprattutto perché ha vinto e poi è rumorosamente caduto, dalla Brexit a Trump. Il senso della 'rivolta antiglobalista' contro lo strappo al cuore delle identità, la situazione geopolitica attuale e il risultato del ribaltamento di ogni schema internazionale. IntelligoNews ha raggiunto lo scrittore Paolo Borgognone e gli ha chiesto di approfondire alcuni elementi.

Trump e sovranisti, Borgognone: ''Rivolta anti-egemonia liberal''
la copertina del libro
Perché ''deplorevoli''? E chi sono?

''E' il nomignolo dispregiativo usato da Hillary Clinton in campagna elettorale nel 2016, per additare tutte quelle fasce sociali che in qualche modo riteneva avverse alla sua piattaforma politica, la quale, come lei stessa ha dichiarato, si rivolgeva alle classi medie e superiori liberal di New York e San Francisco che egemonizzano, o tentano di farlo visto l'esito elettorale, lo stile di vita dell'America e in prospettiva dell'umanità tutta. Questa upper-class a cui la Clinton si rivolgeva ha chiaramente velleità globali, di espansione del suo modus pensandi e, in sostanza, del suo modo di essere''.

Il 9 Novembre 2016 è caduto un muro invisibile?

''Certamente sì, ma bisogna distinguere in maniera chiara. Quella è una data importantissima perché segna un punto di rottura molto importante nell'ambito di questo nuovo ordine mondiale, incarnato dal ciclo liberale apertosi ventisette anni con la caduta del Muro di Berlino: l'elettorato di Donald Trump va in controtendenza rispetto ai moduli ideologici e ai dispositivi di controllo e comando della società capitalistica di mercato che si è affermata in maniera preponderante dopo il 1989, ma va detto che il personaggio Trump è assai diverso dal fenomeno Trump. Che è di massa, una sorta di valvola di sfogo di questi ceti dimenticati e penalizzati dalla globalizzazione; il personaggio, invece, è altro e lo abbiamo visto ultimamente rispetto alle scelte di politica estera che ha compiuto anche perché pressato e, diciamolo pure ricattato dallo stato ''profondo'', dal 'deep State' che vuole prendersi la rivincita rispetto all'esito elettorale, ribaltando le promesse elettorali che Trump aveva fatto in campagna''.

Si sta cercando neutralizzare l'operato di Trump?


''In qualche modo siamo dinanzi ad un tentativo di restaurazione neoliberale su scala non solo americana ma anche europea, con Macron per esempio, e con quella che viene definita in maniera impropria e interessatamente frettolosa la sconfitta del populismo. È ovvio, di fronte all'avanzata di fenomeni completamente alternativi e in antagonismo rispetto agli equilibri neoliberali esistenti, come Trump e Brexit che nel 2016 hanno sconvolto i piani delle élite liberali e atlantiste , che ci sia un tentativo di riorganizzazione per ripristinare lo status quo che era stato 'violato' da questi deplorables, che si sono rivoltati rispetto agli equilibri capitalistici di sfruttamento''.

Assistiamo ad un enorme ribaltamento geopolitico rispetto all'epoca delle due superpotenza: gli USA ci sono ancora ma l'URSS no, ora c'è la Russia. Quale pubblico oggi guarda a Putin?

''A Putin guarda chi si fa promotore di politiche che in qualche modo cerchino di ristabilire il concetto di sovranità, limite, confine geopolitico. Ma anche a livello etico, morale ed economico. Oggi però, ed è notizia uscita da poco, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble riprende pari pari la teoria della fine capitalistica della storia e dell'esportazione della democrazia all'estero. Dicendo che gli Usa e l'UE devono insidiare Russia e Cina direttamente all'interno dello spazio geopolitico, la grande Eurasia che per diritto naturale, visto che stanno lì geograficamente, presidiano: perchè se diventano, dice, potenze in grado di realizzare un ordine mondiale multipolare il nuovo ordine stabilito dopo il 1989 svanirà. Per via delle classi globali sfruttatrici e colonialiste che vogliono riprendere, dopo la sconfitta del 2016, le posizioni perse. Siamo di fronte ad un colonialismo 2.0 brutale come quello precedente, che porterà entro 10/15 anni ad un conflitto mondiale nucleare fra Usa da una parte e Russia e Cina dall'altra; lo dicono gli stessi fautori dell'unipolarismo geopolitico: non possiamo permettere che emergano competitors globali rispetto all'ordine mondiale liberale che abbiamo stabilito dopo la caduta del Muro di Berlino''.

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autore / Stefano Ursi
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