Che fine ha fatto Simone Cristicchi?

22 settembre 2017 ore 16:05, intelligo
Che fine ha fatto Simone Cristicchi? Nato a Roma nel 1977 è ritenuto uno degli interpreti più di valore della canzone d’autore e non solo italiana. La sua arte è musica e poesia, teatro ed editoria. Un artista a tutto tondo, che si è fatto amare per eccentricità e peculiarità, semolicità e fierezza, cultura pura ma anche pop. Ripercorriamo la sua storia e scopriamo oggi dove e come è impegnato. 

BIOGRAFIA
Come si legge nella sua biografia è il 1998, quando lui ha 21 anni, che inizia la sua carriera che incontra il suo produttore Francesco Migliacci. Inizia a vincere un po' di competizioni: dal Cilindro d’ Argento, premio per cantautori emergenti nell’ambito del Festival “Una casa per Rino” dedicato a Rino Gaetano nella sua citta’ natale fino alla firma del contratto discografico con Sony Bmg. Ad aprile l’uscita del fortunatissimo singolo "Vorrei cantare come Biagio", curiosa canzone, ironico e raffinato j’accuse ai meccanismi dell’industria discografica. 
Che fine ha fatto Simone Cristicchi?
Il secondo singolo è “Studentessa universitaria”, momenti di vita e solitudine di una “fuori sede” descritti con grande sensibilità,  ed esce il  primo album “Fabbricante di canzoni”. 
Al di là di concorsi e del Festivalbar, cresce la  fama del Simone Cristicchi comunicatore, che lo porta a un mini  tour in varie Università Italiane (Catania, Arezzo, Bologna, Perugia) iniziando da Roma dove è invitato dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza.
Il 2006 si apre nel segno di un maestro incontrato e perso troppo presto: Sergio Endrigo. Quel maestro che Simone si è già trovato ad omaggiare in ottobre a Domenica In  con una sua bellissima versione di “Io che amo solo te”. L’11 gennaio Simone Cristicchi è infatti sul palcoscenico della Sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma per la serata tributo al grande artista per cantare “Questo è amore”, la “loro” canzone.
Così arriva al Festival Simone Cristicchi, con una valigetta da commesso viaggiatore, dove porta “Che bella gente”, una canzone scritta insieme ad una sorta di alter ego femminile (anche nel nome: Simona Cipollone), nata nel clima del suo spettacolo a metà tra teatro e canzone ( evidente il riferimento ad uno dei suoi grandi maestri, Giorgio Gaber) “Centro di igiene mentale”.  
Alla 57° edizione del Festival di Sanremo presenta “Ti regalerò una rosa”. Nel 2008 si avvicina al mondo della musica popolare grazie all’incontro con Ambrogio Sparagna: nasce così il tour “Canti di vino, amore ed anarchia” che vede la stimolante collaborazione con il Coro dei Minatori di Santa Fiora.
Nel 2010 ancora il 60° Festival di Sanremo 2010 lo vede tra i protagonisti con il brano “Meno Male” estratto dal suo terzo album “Grand Hotel Cristicchi”.
Il 2010 prende il via il nuovo spettacolo teatrale “Li Romani in Russia”, basato dall’omonimo libro di Elia Marcelli. Si tratta di un monologo dal forte impatto emotivo, che racconta la tragica Campagna di Russia del 1941-43 attraverso la voce di chi l’ha vissuta in  prima persona. Ha fatto parlare il tour-spettacolo “Mio nonno è morto in guerra” con 14 sedie, accatastate in scena, che hanno raccontato 14 storie toccanti legate alla seconda guerra mondiale. Ma ha scatenato un putiferio l'opera che ha debuttato il 22 ottobre 2013 al teatro Stabile di Trieste intitolata "Magazzino 18", un musical sull'Istria per tutte le vittime". come dirà lui. 

LIBRI 
Nel 2011 la pubblicazione di due libri: “Dialoghi incivili” scritto con Massimo Bocchia ed un’edizione speciale cofanetto di “Santa Fiora Social Club” che raccoglie, in libro e dvd con il racconto di tutto il cammino che portò Cristicchi ed il Coro dalle terre dell’Amiata fino ad esibirsi nelle più grandi piazze italiane e a condividere il palco del Festival di Sanremo.
A febbraio 2012 viene pubblicato da Mondadori “Mio nonno è morto in guerra”, che parla di partigiani e di civili “vittime” della guerra.

OGGI
C'è poi l'ultima opera: Il secondo figlio di Dio (ed. Mondadori), dedicato alla vicenda umana e spirituale di David Lazzaretti, il predicatore che, nella seconda metà dell’Ottocento, aveva fondato una comunità di fedeli sul Monte Amiata, dando vita al movimento chiamato “giurisdavidico”. Cristicchi ne ha fatto uno spettacolo anche stavolta e si è calato in un menestrello, raccontando appunti e percorsi, vita, morte e miracoli di David Lazzaretti. Scritto a quattro mani con Manfredi Rutelli, per la regia di Antonio Calenda, si tratta di una piéce sulla storia del “Cristo dell’Amiata”. Come l'ha definita lui una “grande avventura di un mistico, l’utopia di un visionario di fine ottocento, capace di unire fede e comunità, religione e giustizia sociale”. 

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