100 giorni di Trump, come è cambiato il rapporto con Putin

28 aprile 2017 ore 14:53, intelligo
Nel corso della campagna elettorale Donald Trump ha promesso di cambiare radicalmente gli Stati Uniti già nei primi 100 giorni della sua presidenza. Dal momento del proprio insediamento alla Casa Bianca il 20 gennaio 2017 il multimiliardario newyorkese ha scosso la politica americana con il suo stile imprevedibile decisionista soprattutto in politica estera. Anche le relazioni con la Russia hanno avuto uno sviluppo altalenante, riuscendo ad inasprirsi ancora prima che avvenisse l’incontro del Presidente americano con Putin. Da quando Trump ha deciso di candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti i suoi avversari l’hanno sempre accusato di essere stato aiutato in campagna elettorale da Putin. 
In un’intervista rilasciata a Bill O'Reilly dopo la sua elezione, il neopresidente ha da subito detto che “rispetta un sacco di gente, ma questo non significa che andranno d'accordo (Putin)". Le parole che secondo una lettura superficiale potevano essere prese alla leggera, hanno rivelato di avere delle solide fondamenta. 
100 giorni di Trump, come è cambiato il rapporto con Putin
Ricostruiamo ora tutte le crepe del rapporto tra i due leader.

PRIMA CREPA - CRIMEA E SANZIONI - La prima crepa nelle relazioni russo-americane arriva già nel febbraio 2017, quando il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, dichiara che il Presidente Donald Trump si aspetta che il governo russo restituisca la Crimea all’Ucraina. Questa dichiarazione va in contraddizione con le dichiarazioni di Trump fatte durante la campagna elettorale. Il 27 luglio in una conferenza stampa in Florida, infatti, il candidato repubblicano esprime la propria disponibilità di riconoscere la Crimea come parte integrante della Russia e dunque di revocare le sanzioni in caso di vittoria alle elezioni. La risposta della Russia a quanto dichiarato da Spicer non si fa attendere. Il portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, dichiara che non risulta opinabile l’appartenenza della Crimea alla Russia. Il caso Crimea, esattamente quello che ha causato un drastico peggioramento delle relazioni russo-americane degli ultimi tempi, in meno di 30 mesi dall'insediamento di Trump si rivela essere un ingranaggio che non funziona. Sarà difficile immaginare l’abolizione delle sanzioni americane e dell’Unione Europea dei confronti della Russia finché gli Stati Uniti continueranno richiedere la restituzione della Crimea.

SIRIA - Anche riguardo la crisi siriana tra il Cremlino e la Casa Bianca, nonostante i contatti diplomatici avuti tra Tillerson e Lavrov, le relazioni bilaterali non sembrano promettere un’intesa imminente. Secondo quanto dichiarato da Dmitrij Peskov - portavoce del Presidente russo Vladimir Putin, “gli attacchi degli Stati Uniti contro la Siria rappresentano un’aggressione mascherata dietro falsi pretesti contro una nazione sovrana in violazione del diritto internazionale”. In riferimento alle sostanze tossiche rilevate dopo i bombardamenti dell’esercito siriano, la Russia continua a parlare dell’inesistenza delle armi chimiche negli arsenali di Assad ormai distrutte da anni secondo quanto stabilito dagli accordi. Mosca chiede di condurre un’inchiesta obiettiva e trasparente sul caso che riguarda incidente nella provincia di Idlib. In contrario, la Presidenza Trump, così come l’amministrazione precedente, ritenta di incolpare Assad, portando in sala conferenza del Consiglio di Sicurezza ONU delle presunte prove della colpevolezza del Presidente siriano.

LA COREA DEL NORD E LA NATO - Anche il caso della Corea del Nord, così come il futuro della NATO, restano dei temi su cui Mosca e Washington continuano ad avere dei punti di vista divergenti e difficilmente conciliabili. Per Mosca la Corea del Nord, che da decenni non si ispira più al modello politico moscovito, resta comunque uno stato sovrano e libero di scegliersi il proprio modello politico-economico. Gli Stati Uniti, al contrario, non sembrano essere intenzionati a mettere in moto delle particolari strategie diplomatiche per instaurare dei buoni rapporti con Pyongyang, preferendo applicare una politica di muscoli, degli ultimatum e dei bastoni. La Russia, infatti, tiene il proprio sistema difensivo pronto a reagire non solo nei pressi del confine con la Corea del NordMosca continua a considerare la NATO un’organizzazione obsoleta, visto il venir meno del blocco di Varsavia. Trump, rispondendo alle domande della Sunday Times alla vigilia del proprio insediamento alla Casa Bianca, ha affermato appunto come la NATO sia "obsoleta perché non si occupa nel modo adeguato della lotta al terrorismo", lasciando un margine di speranza anche per il miglioramento delle relazioni russo-americane. Pochi giorni fa, anche nel corso della visita di Trump in Italia il Presidente americano fa intendere che il suo concetto di obsolescenza si riferisce esclusivamente all'intento di aumentare la somma dei contributi dei singoli stati membri. In un'intervista al canale ABC, Peskov, commenta la dichiarazione di Tillerson riguardo il ruolo della NATO nel ostacolare l'aggressione russa: "(La Russia) è un paese che partecipa attivamente nella lotta al terrorismo e non potremo mai accettare le parole come "aggressione" rivolte nei nostri confronti", proponendo al Segretario di Stato americano di dialogare più spesso con Mosca per stimolare una rinascita delle relazioni russo-americane. Da queste parole risulta evidente la volontà di distensione da parte della Russia che tende la mano, sperando di trovare nonostante tutto un interlocutore costruttivo a Washington. La possibilità di ritornare ad un dialogo bilaterale Russia-NATO, che era iniziato a germogliare durante il vertice svoltosi presso la Pratica di mare in Italia nel 2002, sembra rimanere solo un ricordo che i consiglieri di Trump non hanno intenzione di rispolverare.

CALO DEL CONSENSO IN RUSSIA - L’interesse verso Trump è notevolmente diminuito nei media russi. Secondo Time, nel mese di gennaio, i principali media russi hanno citato Trump per 202.000 volte, mentre Putin notevolmente meno - 147.700 volte. Per la prima volta in sei anni Putin era superato da un'altra figura politica. I programmi domenicali, in cui i canali televisivi federali sono soliti a svolgere degli approfondimenti riassuntivi della settimana, hanno diminuito di menzionare Trump dell’88%. Il calo di attenzione dei media russi verso Trump sembra essere coinciso con le dimissioni di Flynn, figura apparentemente cordiale dei confronti di Mosca. Il ruolo del consigliere per la sicurezza nazionale degli USA è stato assegnato invece a Herbert Raymond McMaster, che non ha alcun scrupolo nel definire la Russia come "ostile e revisionista (del sistema unipolare globale)”. Fiona Hill, la nuova consigliera di Trump presso il Consiglio Nazionale della Sicurezza per gli affari con la Russia ha espressamente dichiarato che l'Occidente debba rafforzare la sua difese per ridurre la vulnerabilità economiche e politiche, sviluppando un piano di emergenza per contrastare la nuova guerra di Putin del XXI secolo.

di Irina Osipova

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