Da Vianello a Mara Maionchi: quanti vip passati dalle sezioni dell'Msi

28 febbraio 2017 ore 12:37, Adriano Scianca
Un ghetto infrequentabile, disertato dall'intellighenzia e dalla “gente che piace”. Non proprio. Nella sua lunga storia, il Movimento sociale italiano, ha spesso attratto – in forma ora palese, ora discreta – molti di quelli che oggi chiameremmo vip. A fare il punto sui missini storici è stato l'ultimo numero di "Storia In Rete", interamente dedicato all'anniversario della nascita del Msi. 

Da Vianello a Mara Maionchi: quanti vip passati dalle sezioni dell'Msi
A cominciare da Paolo Borsellino, la cui giovanile militanza nel FUAN palermitano è orami storia. Ma vicino alla destra fu anche Aldo Fabrizi: “Amico di Giorgio Almirante, gli fece da testimonial in prima fila, all’inizio degli anni Ottanta in TV a 'Italia Parla', trasmissione di Rete4, condotta da Pippo Baudo ed Enzo Tortora dal Teatro Eliseo”, scrive Giovanni Vasso nel suo articolo. E, sempre in tema di comici famosi, aggiunge: “Amici e intimi di Almirante furono i Vianello. Roberto, fratello del celeberrimo Raimondo, fu tra i fondatori del Centro Sportivo Fiamma e ancora oggi c’è un premio dedicato alla sua memoria. Raimondo Vianello, che aveva aderito alla RSI, fu anche tra i dirigenti della struttura sportiva per diverso tempo. Furono vicini alla comunità missina anche Giorgio Albertazzi e Walter Chiari, che come Vianello, avevano vissuto la Guerra Civile tra le milizie repubblicane”. 

E ancora: Ernesto Calindri, Wanda Osiris, Mario Carotenuto. “Era di destra anche Peppino De Filippo, a differenza del fratello Eduardo, socialista dichiarato. La sua era una posizione da conservatore meridionale fortemente legato alle suggestioni monarchiche”. Più recentemente, “è assodato che Mara Maionchi e Max Pezzali (ex 883) frequentarono (la prima negli anni Sessanta, il secondo negli anni Ottanta) le sedi del MSI rispettivamente a Milano e a Pavia”. Non mancano i pittori, da Giorgio De Chirico (ideò i bozzetti da cui sarebbe nato il simbolo del FUAN) ad Alberto Burri (fu prigioniero dagli americani e detenuto a Hereford in Texas). Insomma, dagli uomini di spettacolo a quelli di cultura: furono in tanti i vip ad avvicinarsi alla destra. E allora non chiamatelo più “ghetto”.

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