Charlie Gard è morto, cronaca di una morte voluta

28 luglio 2017 ore 22:28, Andrea Barcariol
E' una storia che ha commosso e tenuto con il fiato sospeso il mondo. Purtroppo non c'è stato il lieto fine per Charlie Gard e per i suoi genitori. «Il nostro splendido bambino se n’è andato, siamo così orgogliosi di te», con queste sintetiche parole Connie Yates, la madre del bimbo britannico di 11 mesi malato terminale di sindrome da deperimento mitocondriale (rarissima malattia genetica degenerativa, di cui si conoscono solo altri 16 casi), ha annunciato la morte del piccolo.

Charlie Gard è morto, cronaca di una morte voluta
Anche l’ultimo desiderio, quello di riportarlo a casa per morire, è stato negato ieri dall’Alta Corte. Il Great Ormond Street Hospital chiedeva di continuare ad assisterlo negli ultimi giorni con i macchinari appropriati nelle sue strutture, ma il giudice Nicholas Francis ha stabilito che Charlie sarebbe stato trasferito in un hospice, un centro di assistenza per malati terminali dove non avrebbe più avuto il respiratore a tenerlo in vita.

CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA
Nato il 4 agosto 2016, dopo 8 settimane, a Charlie viene diagnosticata la sindrome da deplezione mitocondriale. A ottobre viene ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra, dove i macchinari lo tengono in vita. Il 3 marzo 2017 i medici lo dichiarano incurabile e vogliono «staccare la spina». Il giudice Nicholas Francis comincia ad analizzare il caso in un’udienza della divisione dell’High Court di Londra e, l’11 aprile, stabilisce che i medici possono interrompere il sostegno vitale. Il 3 maggio: i genitori di Charlie si rivolgono alla Corte d’Appello, che il 25 respinge l’istanza della famiglia. L’8 giugno i genitori di Charlie perdono anche davanti alla Corte Suprema, mentre è del 27 giugno la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo di non intervenire.
I genitori avrebbero voluto sottoporlo a una cura sperimentale negli Stati Uniti, hanno lottato in ogni modo per il loro bambino, fino a desistere all’inizio della settimana. La loro battaglia è stata sostenuta da migliaia di persone (i Gard hanno raccolto 1,3 milioni di sterline grazie all'aiuto di 80 mila diversi donatori per pagare le spese mediche del viaggio in America) ed è diventata oggetto di dibattito a livello mondiale. Charlie è diventato un tragico simbolo della cultura dello scarto, quella che ignora le coscienze e dimentica che la vita di ciascun essere umano è un diritto fondamentale ed inviolabile.
Appena è arrivato l'annuncio della mamma di Charlie si è scatenata l'indignazione sui social network e sono in tanti a chiedersi i motivi di una presa di posizione così dura e decisa che ha tolto qualsiasi speranza ai genitori nonostante offerte arrivate da tutto il mondo (l'ospedale romano Bambino Gesù si era detto pronto a ospitare Charlie nella propria struttura, pur ammettendo che non c'è una cura). Vani anche gli appelli di Papa Francesco "non trascurare il desiderio dei genitori" e Donald Trump "pronti ad aiutare".

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