Napoli: laurea honoris causa a Totò, più che dottore paziente triste

30 marzo 2017 ore 14:06, Americo Mascarucci
Cinquant'anni fa, esattamente il 15 aprile del 1967 moriva Antonio De Curtis in arte Totò, conosciuto da tutti come il "il principe della risata". Un attore che ha fatto divertire con le sue indimenticabili interpretazioni, le sue battute sempre attuali che hanno segnato la storia del cinema italiano, dal celeberrino "Siamo Uomini o Caporali", all'altrettanto noto "Ma mi faccia il piacere" per finire con "ogni limite ha una pazienza". Ha fatto ridere tanto Totò con i suoi siparietti, i suoi film, le sue comparsate televisive che hanno sempre messo in risalto il suo carattere di napoletano verace, una sorta di erede naturale della maschera caratteristica cresciuta all'ombra del Vesuvio, Pulcinella.
A cinquant'anni dalla morte la sua Napoli lo ricorda. 
L'Università Federico II conferirà infatti ad Antonio de Curtis la laurea honoris causa alla memoria in "Discipline della Musica e dello Spettacolo. Storia e Teoria". La cerimonia di conferimento si terrà mercoledì 5 aprile, alle 12, nell'Aula Magna Storica. 
Una laurea alla memoria che come ha spiegato Renzo Arbore promotore dell'iniziativa e che dedicherà a Totò una speciale Laudatio  è motivata dal fatto di "aver incarnato e portato sullo schermo tutte le 'articolazioni' dello spettacolo: dalla mimica alla comica, che gli riuscivano particolarmente spontanee, a quella teatrale e cinematografica, acquisite da una lunga esperienza personale che Totò ha vissuto e saputo catturare. Una cultura che rispecchia anche una napoletanità nobile che, nella sua carriera artistica e sociale, ha sempre rappresentato naturalmente".
Napoli: laurea honoris causa a Totò, più che dottore paziente triste

TOTO' MALINCONICO E TRISTE
Al di là della fama di Principe della Risata chi ha conosciuto Totò lo ha descritto come malinconico. Su Tutti Maurizio Costanzo che ebbe a dire di lui: "Era un uomo profondamente malinconico e forse questo gli impediva di comprendere la propria grandezza".
Ma del Totò malinconico si trova traccia anche in C'era una volta Totò di Francesco Saviano che scrive:
"Ecco il principe del sorriso; ma la realtà, come si sa, è sempre tanto diversa rispetto a ciò che appare, e così il principe, che sembrava l'uomo più felice del mondo, era in realtà uno degli uomini più malinconici e tristi che si potessero immaginare. Gli dei, infatti, volendo creare un uomo speciale, gli avevano dato un dono prezioso: quello della sensibilità. Essi, però, non avevano considerato che proprio questo dono sarebbe stato causa della grande malinconia per la creatura che essi avevano messa al mondo. Quando se ne accorsero era già troppo tardi. Tuttavia, vollero ugualmente rimediare all' errore fatto, e così, dopo essersi consultati tra loro, decisero di creare una maschera dietro la quale il principe potesse nascondere la propria tristezza. Chiamarono, allora, Pigmalione, una divinità specializzata nella fabbricazione delle maschere, e gli diedero l'incarico di fabbricarne una. Pigmalione, che già in precedenza aveva creato le maschere di Pulcinella, Arlecchino e Pantalone, si mise subito all'opera e, quando ebbe finito, portò la nuova maschera a Giove il quale, fatto radunare tutti gli dei dell'Olimpo, si alzò dal trono e, volgendo l'indice della mano sinistra verso la maschera appena creata, disse con tono alto e solenne: "Alzati e cammina! Il tuo nome è e sarà per sempre Totò. Da questo momento in poi, il tuo compito sarà quello di servire un principe e adoperarti per nascondere la sua malinconia! Coraggio, va' sulla terra, cerca quest'uomo nelle viuzze di Napoli e trasforma la sua tristezza in una esplosione di gioia e di ottimismo!".
Ma è lo stesso Totò ad esaltare forse la sua malinconia nel romanzo autobiografico Siamo uomini o caporali? del 1953 (ripubblicato poi nel 1996), dove si lascia andare ad un elogio del pianto. 
"Chi nun sape chiagne, nun sape manco ridere. Nun vale niente. ‘E lacreme so’ na cosa bellissima,’na pioggia ‘e dolcezza. ‘O core che nun le conosce, è arido cumm’ ‘a ‘ nu deserto".
In poche parole, chi non sa piangere, non sa ridere né tantomeno far ridere; il pianto stimola la sensibilità, affina la comprensione verso gli altri, ne coglie le sfumature nascoste: chi nella vita non si lascia mai “andare” alle lacrime diventa davvero arido come un deserto.
Per Totò "una lacrima è solo l’altra faccia del sorriso". Proprio lui che per tutta la vita non ha fatto che far ridere e divertire gli altri. 

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