Qualche verità scomoda (per tutti) sull'emergenza immigrati in Italia

05 luglio 2017 ore 16:55, intelligo
Accogliamoli tutti, no rimandiamoli a casa loro. Sono tutti fratelli, no sono tutti terroristi. Quando si parla di immigrazione clandestina, soprattutto in un periodo di emergenza come questo, i fatti non contano: l’opinione si regge solo sulle emozioni e sul volume della voce che le esprime. Questa volta pubblichiamo un articolo basato sui numeri, che quindi scontenterà tutti. Ma magari ci chiarirà un po’ le idee. 

Qualche verità scomoda (per tutti) sull'emergenza immigrati in Italia
Dobbiamo aiutare chi fugge da Assad - 
Un po’ di precisazioni: il flusso di immigrati approdati in Italia via mare non ha nulla a che vedere con la crisi siriana. Le persone in fuga da quella guerra – cinque milioni di persone secondo gli ultimi dati forniti da Amnesty International – sono ferme da un anno nei campi rifugiati dei paesi confinanti; Libano, Giordania, Iraq. Quasi tre milioni sono bloccati in Turchia grazie all’accordo raggiunto lo scorso anno tra Ankara e l’Unione Europea. In cambio di 6 miliardi di euro l’anno il presidente Erdogan si è impegnato a impedire che i siriani raggiungano la Grecia e di lì l’intera Europa. I disperati che rischiano la vita per raggiungere le coste italiane partono invece per il 97% per cento dalla Libia e vengono da mezzo mondo, ma non dalla Siria. Finora nel 2017 sono sbarcate 100mila persone, in massima parte dalla Nigeria, dal Bangladesh, dalla Guinea e dalla Costa d’Avorio. Poi Gambia, Senegal e Marocco. Niente Siria. Quella libica è ormai la rotta unica per i migranti del mare: in Bangladesh ci sono addirittura delle agenzie che organizzano il viaggio aereo fino a Tripoli (via Dubai o Instanbul) e poi la pericolosissima traversata del Mediterraneo. 

I musulmani ci stanno invadendo - In Italia i musulmani rappresentano meno del 2% della popolazione, contro il 5,6% della media Ue. Non esattamente una percentuale da mani nei capelli. Secondo una recente indagine dalla fondazione Cariplo Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità), gli stranieri in Italia sono soprattutto cristiani: due milioni e mezzo di fedeli contro il milione e mezzo degli islamici. Di più: con l’aumento dei residenti rumeni seguita all’ingresso di Bucarest nella UE la percentuale di cristiani in Italia è addirittura aumentata rispetto a dieci anni fa. Anche chi sta arrivando in questi mesi dalla Libia non è necessariamente musulmano: tanto per fare un esempio la metà dei nigeriani è protestante o cattolica, e sono proprio questi a fuggire in maggior numero, perché minacciati dagli estremisti di Boko Haram. 

Tranquilli, l’Europa ci sta già aiutando - La promessa di ripartire i migranti non è stata mantenuta: finora sono stati ricollocate 7400 persone delle 100mila sbarcate nel 2017, di cui appena 330 nella Francia del socialista Hollande, un terzo di quanti ne ha accolti la Norvegia che neanche fa parte della Ue. L’accordo stipulato nel 2015 prevedeva il ricollocamento di 160mila persone entro settembre 2017; il target è stato poi abbassato a 98mila e ora pare che la Commissione Europea voglia scendere a 33mila, una presa in giro che sa di umiliazione per l’Italia. L’Unione Europea si è mossa per bloccare il flusso dei siriani su pressione della Germania, direttamente interessata dal flusso che la Grecia non riusciva a contenere, ma ha molta meno fretta di chiudere il dossier libico. Sa che l’Italia è in grado, pur tra molte difficoltà, di gestire la situazione impedendo che centinaia di migliaia di disperati si riversino alle frontiere con Austria e Francia. Con un premier evanescente e a scadenza ravvicinata come Gentiloni il nostro paese sta avendo, tanto per cambiare, molta difficoltà a fare pressioni su Bruxelles. Di sicuro non aiuta che la Libia, finita nel caos dopo la fallita guerra di conquista del Paese voluta nel 2011 da Sarkozy con l’aiuto di Obama, non abbia un governo in grado di controllare tutto il suo territorio. Ma qualunque soluzione all’emergenza passa attraverso un accordo con Tripoli. Se la Ue non si muove l’Italia farà bene a raggiungere un nuovo accordo che sostituisca quello fallimentare siglato a febbraio, che prevedeva di affidare ai libici il pattugliamento delle coste e il recupero dei migranti dispersi in mare.

Conclusione: aiutiamoli (ma per davvero) a casa loro - L’immigrazione clandestina non è che il momento finale e maggiormente visibile di una impressionante transumanza dovuta alla crisi endemica che continua ad attanagliare l’Africa e il Medio Oriente, ultimamente complicata dall'eredità dei conflitti scatenati dagli americani che hanno giocato a far crollare i regimi senza pensare a chi sarebbe andato al potere dopo. Chiudere le frontiere riempiendo di soldi regimi di dubbia fede democratica come quelli turco e libico non è una soluzione sensata, né eticamente né strategicamente, perché i motivi per cui la gente rischia la vita affrontando il mare aperto e le angherie degli scafisti non vengono risolti. D’altra parte accogliere tutti non è una soluzione, perché le persone che vogliono lasciare il loro paese sono decine di milioni. Come ha detto di recente Bill Gates in un’intervista concessa al quotidiano tedesco Welt am Sonntag, “la crescita di popolazione in Africa risulterà in una pressione migratoria enorme”. La politica delle porte aperte “convincerà sempre più persone a lasciare l’Africa, in proporzioni insostenibili per l’Europa”. Bisogna investire in Africa, cominciando dai paesi che non sono in mano a brutali dittature, e dare inizio a una spirale di crescita che coinvolga man mano tutto il continente. Sono trent’anni che ce lo ripetiamo, e poi lo dimentichiamo finché l’emergenza non bussa di nuovo alle porte di casa: la crisi migratoria si risolve solo risolvendo la crisi africana.

di Alfonso Francia
autore / intelligo
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