Chi era Greta Garbo, la “Divina”

07 dicembre 2016 ore 11:39, intelligo
di Anna Paratore

“Un momento ero felice e l'attimo dopo molto depressa; non ricordo di essere stata davvero bambina come molti miei altri coetanei. Ma il gioco preferito era fare teatro: recitare, organizzare spettacoli nella cucina di casa, truccarsi, mettersi addosso abiti vecchi o stracci e immaginare drammi e commedie.”
Quell’anno negli USA viene fondata Las Vegas nello stato del Nevada su 110 acri messi all’asta, mentre si combatte una sanguinosa guerra tra Russia e Giappone, tutta sul territorio cinese, e i giapponesi la vincono sottraendo così ai russi l’isola di Sachalin e i diritti portuali sulla Manciuria. Intanto, in  Svezia: la Principessa Margaret di Connaught sposa Gustavo, principe della Corona mentre la Norvegia guadagna la sua indipendenza con un referendum ed elegge Haakon VII primo re dello stato indipendente. E’ il 1905 e mentre a Granville in Francia nasce Christian Dior, sempre in Svezia nasce colei che sarà per sempre considerata “l’attrice per antonomasia”. 
Lei, la “divina”…
Chi era Greta Garbo, la “Divina”
E’ il 18 di un settembre molto freddo, quando a Stoccolma, in Svezia, viene al mondo Greta Lovisa Gustafsson, una bimbetta bionda, timida e schiva, che ama sognare ad occhi aperti più che integrarsi coi tanti amici e coetanei che avrebbe a disposizione. E anche quando accetta di giocare, impone il suo gioco preferito, come racconterà lei stessa, organizzare spettacoli nella cucina di casa, con gli strofinacci o i vecchi stracci a fare da costumi, e le tovaglie utilizzate come le quinte del palcoscenico.  Si trucca Greta, e recita con la sua vocetta melodiosa da bambina, mentre sogna davvero il palcoscenico, e il teatro per cui sente un’attrazione incontenibile. Ma deve frenarsi, invece, perché la sua è una famiglia modesta, ed è già tanto se si può permettere di andare a scuola. Suo padre, Karl Alfred Gustafsson, di professione fa il netturbino, sua madre, Anna Lovisa Karlsson, è una contadina d'origine lappone che certo non ha portato beni in dota. E poi ci sono anche altri due bambini in famiglia, maggiori di Greta, Alva e Sven, ed è già tanto se in casa c’è da mangiare per tutti.  In seguito, quando sarà diventata una donna ricca e famosa, Greta racconterà che da bimba le capitava di sentirsi molto felice per poi, subito dopo, riflettere sulla sua condizione di bambina povera e di ritrovarsi immediatamente depressa. 
La situazione della famiglia peggiora quando nel 1920 il padre di Greta si ammala gravemente e lei, quando lo accompagna in ospedale, viene sottoposta a un vero e proprio interrogatorio da chi vuol sapere se si possono permettere le spese sanitarie. La ragazzina, appena 15enne, esce da quei colloqui scioccata e, dopo anni, confiderà ai suoi amici che fu in quell’occasione che decise di diventare qualcuno nella vita, se non altro per non essere più sottoposta a simili umiliazioni. Ciononostante, comincia a lavorare subito dopo la morte del padre in un negozio di barbiere, poi come commessa nei grandi magazzini PUB di Stoccolma. Greta ancora non lo sa, ma quel lavoro modesto sarà l’inizio della sua fortuna. La ragazzina, infatti,  è di una bellezza incredibile. Alta 1,71 in un’epoca in cui le donne difficilmente raggiungono il metro e 60, ha una pelle di porcellana e lineamenti cesellati. Una bocca generosa, il naso elegante e il suo sguardo è profondo e intrigante anche quando lei non fa nulla perché risulti tale. Non a caso un bel giorno verrà votata nel Guinness dei Primati come donna più bella di sempre.
Ed è mentre si trova al suo posto di lavoro dietro al bancone di vendita, che Greta conosce Erik Petschler. Sarà proprio grazie a Petschler che verrà introdotta nel mondo nel cinema, dapprima con piccole parti e via via con ruoli sempre più importanti. E’ il 1922 e Greta Gustafsson diventa per tutti Greta Garbo. Il suo percorso non è comunque ancora facile: deve studiare duramente per poter accedere in modo gratuito all’Accademia Regia di Stoccolma. Lì a notarla è Mauritz Stiller, un regista, destinato a diventare amico di Greta, ma anche suo pigmalione e mentore. Sarà lui ad indurla ad importanti cambiamenti anche nel look, fino a che lei non crea uno stile tutto suo passato alla storia appunto come  “stile Garbo” che per decenni verrà imitato da donne di tutto il mondo.
Comincia a quel punto la carriera artistica della Garbo che, per tutta la sua storia d’attrice, vivrà di alti e bassi. Il primo film degno di nota che interpreta è La via senza gioia, del 1925 per la regia di Wihelm Pabst, un classico della cinematografia che le aprirà le porte di Hollywood.  Si trasferisce perciò in California e dal 1926 al 1927, interpreta una ventina di pellicole dove ricopre sempre il ruolo della “femmina fatale”, una parte che lei stessa dice di detestare. Arriva poi il 1930 e la pellicola Anna Christie, il  suo primo film sonoro. In Italia la sua doppiatrice più accreditata sarà la grande Tina Lattanzi che, interrogata sulla Garbo, non avrà timore di dire quanto l’attrice svedese fosse espressiva ed emozionante nelle sue interpretazioni, giocate anche sulle minime sfumature. 
Dunque, la Garbo è realmente una grande attrice ma a costruire il suo personaggio di “inarrivabile divina” ci sono anche i suoi vezzi e le sue manie, per esempio nella sua carriera non rilasciò mai un’intervista, né firmò mai un autografo. Fotografarla poi lontana da set è una vera e propria impresa che diviene impossibile quando, ancora giovane, si ritira dalla scene e inizia a condurre una vita lontanissima da ogni forma di mondanità. Nel frattempo però, alcune sue storie d’amore hanno fatto sensazione ad Hollywood. Quella con John Gilbert grande stella del muto che terminò però la sua carriera con il sonoro, e quella con il compositore Leopold Stokowsky, con cui la Garbo trascorse una appassionata vacanza a Ravello nel 1938. E poi ci sono gli amori lesbici di Greta, bisessuale in un’America bacchettona che certe relazioni considerate un tabù non le vuole né sapere né vedere.  La Garbo vive un’intensa storia d’amore con Mercedes de Acosta, poetessa, una delle prime “sacerdotesse” americane del lesbismo, che sarà anche l’amante di Marlene Dietrich, rivale storica della Garbo. La storia d’amore tra Greta e Mercedes termina di colpo dopo oche la poetessa si lascia andare ad alcune esternazioni con la stampa riguardo al loro rapporto sentimentale. Dopo di allora, la Garbo non vuole più vederla né accetterà mai le sue scuse.
Poi, a soli 36 anni, quando è nel pieno della sua carriera ed era a tutti gli effetti una stella del firmamento cinematografico, Greta Garbo abbandona le scene. Qualcuno dirà che è per colpa dell’insuccesso del suo ultimo film, Non tradirmi con me, ma in realtà chi la conosce meglio si convince che Greta provi così tanto fastidio ad essere sempre al centro dell’attenzione,  che sceglie di smettere col cinema appena le è possibile. Per questo, sebbene tutti fossero d’accordo sull’eccelsa qualità della sua recitazione, non vinse grandi premi, e l’unico Oscar che ottenne le venne conferito, malgrado le 4 nomination, alla carriera nel 1954.  
Dal momento del suo ritiro nel 1941 fino al giorno della sua morte, nel 1990, avvenuta al Medical Center di Manhattan nel giorno di Pasqua, Greta Garbo vivrà in un lussuoso appartamento della Grande Mela dove alle pareti erano appesi vari quadri di Renoir, il suo artista preferito. Nella sua vita non si sposerà mai e non avrà figli, e  del suo privato si è sempre saputo pochissimo, tanto ne era gelosa. Federico Fellini, parlando di lei, disse che era “la fondatrice di un ordine religioso chiamato cinema” e che in tutto e per tutto appariva come una “fata severa”.  Non aveva torto.
Greta Garbo oggi riposa nel cimitero di Woodland, a Stoccolma. La sua tomba è una semplicissima lapide di marmo rosa con su scritto il suo nome ma priva di immagini.

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