Teatro Biondo nel caos, niente fondi e Alajmo se ne va: "Delegittimato"

01 agosto 2016 ore 20:53, Andrea Barcariol
Dimissioni in vista per Roberto Alajmo direttore del Teatro Biondo di Palermo. Una situazione critica con i lavoratori che non prendono lo stipendio da due mesi, Regione, Comune e Ministero che non inviano i fondi e un deficit di circa cinque milioni di euro. Per questo Alajmo ha presentato le dimissioni "irrevocabili" al consiglio di amministrazione, presieduto da Giovanni Puglisi, che si è riunito oggi ma che non ha neanche preso in considerazione la lettera perchè non era all'ordine del giorno. Anzi il Cda ha dato mandato ad Alajmo e al consigliere Vittorio Scaffidi Abbate, ''congiuntamente o separatamente, di predisporre un piano straordinario di intervento''. ''Tale piano - spiega il Cda in una nota- pur individuando i tagli possibili in tema di produzione, ospitalità e gestione delle risorse, come deliberato dall'assemblea dei Soci, dovrà, necessariamente, tener conto di criteri e parametri quantitativi e qualitativi posti dalla normativa vigente per garantire le caratteristiche strutturali di Teatro Stabile e, quindi, evitare rischi di contrazione del contributo ministeriale legato a teli requisiti''. Il Cda dice di aver preso atto della lettera inviata dal Sindaco di Palermo il 28 luglio ''e dopo ampia ed approfondita discussione, alla quale sono intervenuti tutti i consiglieri, esprime innanzitutto profondo rammarico per le mancate intese istituzionali tra la Regione Siciliana e il Comune di Palermo''.
   
Teatro Biondo nel caos, niente fondi e Alajmo se ne va: 'Delegittimato'
Alajmo aveva già manifestato la sua amarezza sin da quando la scorsa settimana il sindaco Leoluca Orlando aveva definito il Biondo una "isola infelice" sollecitando lo scrittore  a un piano di risanamento sottolineando che il Comune non era disponibile a un contributo straordinario. “Ormai il teatro che avevo disegnato assieme a Emma Dante è stato sfregiato - ha spiegato Alajmo a Livesicilia - Sono stato delegittimato dai soci e non posso più essere chiamato a distruggere quello che avevo costruito”.

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