La roulette russa di Putin per aggirare le sanzioni: colpo all’Occidente?

01 marzo 2016 ore 11:34, Luca Lippi
Che Putin fosse uno stratega formidabile non lo ha mai messo in dubbio nessuno, che abbia la fortuna di muoversi in un contesto politico piuttosto debole a partire dall’attuale amministrazione Obama, questo in qualche modo esalta il suo talento, sta di fatto che il presidente russo deve aver trovato il modo di aggirare le conseguenze delle sanzioni Occidentali, è quanto emerge da un’inchiesta condotta dal quotidiano tedesco Die Welt. Secondo il quotidiano tedesco, la Russia ha trovato un modo per aggirare le sanzioni occidentali e attrarre importanti capitali da Europa e Usa.

La roulette russa di Putin per aggirare le sanzioni: colpo all’Occidente?
Come riesce Putin a fare scudo alle sanzioni? Riesce attraverso un artifizio finanziario, emette obbligazioni per un importo di tre miliardi di dollari con scadenza a dieci anni. Il Cremlino pianifica di utilizzare la lungimiranza della finanza cinese e non ultime Bank of America, Goldman Sachs, Morgan Stanley e altre. Di che tipo di lungimiranza parliamo? È piuttosto semplice, Putin attualmente è alla guida di uno stato che più di tutti è in grado di prendere la guida nell’ottica (improbabile ma non da sottovalutare) di una disgregazione europea (i segnali arrivano dalle rivolte taciute in Grecia, dalla levata di scudi dell’Italia e soprattutto dal Brexit). Tutto questo non è certo sfuggito alla finanza internazionale, oltretutto ci sono segnali incontrovertibili di accordi in fase di pianificazione da parte della Germania e dell’Italia (e non dimentichiamo la protezione offerta alla Grecia in cambio della porta sul Mediterraneo) con lo Zar.
Le sanzioni non vietano alle banche di realizzare aste sulle obbligazioni, e il governo russo ha il diritto di ottenere da loro il denaro in questo modo. Il Die Welt ricorda che la Russia stessa non ha incluso nella lista delle sanzioni tutto indidtamente, solo le singole aziende.

In questo modo Vladimir Putin attrae dollari nel paese, per poi distribuirli alle imprese che sono danneggiate dalle sanzioni. Un raggiro piuttosto elementare, a tal punto da considerare anche piuttosto rischioso (non esistono strategie senza conseguenze) tuttavia non è pensabile che i burocrati russi alla guida delle istituzioni finanziarie muovano una simile operazione senza prima averne valutate o pianificate le sorte con i diretti interessati (le banche straniere). 
Se il piano di Putin avrà successo, per l’Europa e gli Usa sarà un fiasco politico, e per Putin è la dimostrazione che la finanziarizzazione dei paesi Occidentali è l’errore più grande che l’Occidente poteva fare; se le banche Occidentali fanno affari con la Russia emergerebbe un segnale incontrovertibile di scollamento totale della finanza dalla politica, per Putin uno schiaffo agli Stati Uniti, così come afferma Tim Ash, esperto di mercati emergenti della società Nomura a Londra, al cronista di Die Welt: “Ovviamente, Mosca vuole mostrare all’Occidente che l’influenza degli USA non è tanto significativa”.
È naturale che gli Usa cercheranno di influenzare le banche statunitensi ad abbandonare l’idea di concedere prestiti alla Russia ma le banche estere stanno seriamente considerando la proposta russa perché apre enormi opportunità di business e certamente non sarà Washington che non è più in grado di controllare la situazione finanziaria degli Usa a impedire un affare alle sue banche d’affari. Ovviamente il rischio è che le banche non valutino produttivo un investimento nel presunto futuro ruolo della Russia nei destini economici globali, e quindi il rischio è quello di trascinare l’opinione del mondo finanziario verso una valutazione negativa dell’operazione russa.
I danni causati dalle sanzioni alla Russia almeno per l’Italia sono al momento incalcolabili soprattutto nel settore agricolo. Coldiretti ha fatto recentemente un’analisi da cui emerge che le esportazioni Made in Italy in Russia hanno raggiunto il minimo storico da dieci anni per effetto dell’ulteriore crollo del 24% registrato nel mese di gennaio 2016 rispetto all’anno precedente. Questo si ricava dai dati trasmessi dall’ Istat, relativi al commercio estero dal quale si rende evidente che le sanzioni hanno alimentato una lunga guerra commerciale che ha colpito settori simbolo del Made in Italy, dall’alimentare alla moda fino alle auto.
Il totale delle esportazioni alla Russia si quantifica in 7,1 miliardi, con un taglio di 3,7 miliardi rispetto al 2013, l’anno precedente all’introduzione delle sanzioni. Il primo e più incisivo effetto è stato determinato dall’embargo totale in Russia per una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da UE, Usa, Canada, Norvegia ed Australia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014 e rinnovato per un ulteriore anno con decreto n. 625 del 25 giugno 2015 con nuova scadenza il 5 agosto 2016. Una misura è costata direttamente all’Italia 240 milioni di euro nel 2015 per il solo settore agroalimentare (fonte Coldiretti).
Ai danni diretti c’è da aggiungere una lunga lista di danni indiretti, primo fra tutti il danno di immagine per il Made in Italy a causa della diffusione in Russia di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con l’Italia. A questo punto dobbiamo e possiamo solo sperare che l’operazione di Putin funzioni poiché da diversi anni ormai l’obbedienza alla decadente potenza Atlantica sta rivelandosi sempre più una strategia perdente per tutta la Nato e soprattutto per l’Italia. 

autore / Luca Lippi
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