Il reflusso gastroesofageo e i disturbi per i lattanti: cosa non fare

01 marzo 2017 ore 12:35, Americo Mascarucci
È in crescita in tutti i paesi europei ed interessa dal 10% al 20% della popolazione. E' la malattia da reflusso gastroesofageo chiamata GERD in inglese, situazione clinica multifattoriale molto complessa. Gli episodi di reflusso hanno generalmente un andamento peggiorativo nei primi mesi, raggiungono un picco intorno ai 4-5mesi per poi diminuire progressivamente e lentamente con la crescita, fino a scomparire. 
Il reflusso gastroesofageo e i disturbi per i lattanti: cosa non fare
SINTOMI
I sintomi tipici della GERD sono rigurgito acido, bruciori (pirosi) e dolore retrosternale. 
"Vi sono poi casi in cui il quadro clinico è dominato da sintomi atipici, come dolore toracico sovrapponibile a quello di natura cardiaca, e sintomi otorinolaringoiatrici o che interessano le vie aeree superiori e il cavo orale – spiega a La Stampa il professor Pier Alberto Testoni, direttore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano - solo di recente, abbiamo capito che le compromissioni di questi apparati (che si manifestano con asma, raucedine, tosse, erosione dei denti, otiti, laringiti, faringiti) possono essere dovute alla malattia da reflusso". 
Le persone obese e le donne in gravidanza sarebbero le più vulnerabili perché soggetti ad un’eccessiva pressione gastrica e addominale.
"Un altro fattore importante è la motilità esofagea – spiega ancora Testoni a La Stampa  – in caso di permanenza in esofago di materiale acido (acido cloridrico e bile) proveniente dallo stomaco, si crea un’infiammazione e un danno all’epitelio. Le microlesioni che ne derivano danno origine a disturbi anche importanti, anche se non si documentano lesioni visibili a carico della mucosa dell’esofago". 
Solo il 25-28% circa di chi soffre di reflusso patologico presenta esofagite, cioè lesioni alla mucosa dell’esofago.  

COSA NON FARE
Tuttavia bisogna stare attenti a non farsi prendere dal panico, visto che nei neonati è pressoché fisiologico soffrire di rigurgiti. Ci si dovrebbe preoccupare soltanto in casi estremi, ossia quando per esempio i rigurgiti sono accompagnati da dolori acuti oppure il bimbo rifiuta di mangiare.
Per i casi comuni basta prendere dei normalissimi farmaci rivolti a ridurre l'acidità di stomaco. 


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