Parolin sulla scia di Francesco. A Expo chiede cibo condiviso

01 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Coniugare teoria e pratica, i numeri, le statistiche con la realtà quotidiana che le persone si trovano a vivere. 
Questo il messaggio rilanciato a Milano dal Segretario di Stato Pietro Parolini in occasione della visita del padiglione allestito dal Vaticano presso Expò 2015. 

Parolin in pratica ha ripreso i discorsi di Papa Francesco tenuti in Usa davanti al Congresso americano e all’Onu, per evidenziare come sia sempre più necessario partire dall’essere umano e dai suoi bisogni per programmare qualsiasi strategia di sviluppo economico. 

Il padiglione della Santa Sede sembra concentrare proprio l’attenzione sulle grandi emergenze del pianeta; la fame, la guerra, le ingiustizie, lo sfruttamento ambientale, le migrazioni, i popoli in fuga dalla povertà, dalle violenze, dalle persecuzioni. 
“Quello che serve per risolvere le grandi sfide poste da Expo - ha sottolineato il Segretario di Stato vaticano - accompagnato nella visita dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, dal commissario straordinario di Expò Giuseppe Sala , dal direttore generale e dal segretario generale di Palazzo Italia, Stefano Gatti e Fabrizio Grillo e da altre personalità- è la volontà politica per dare una risposta umana a quei problemi. 

Che deve incarnarsi in scelte concrete, pratiche, costanti. Expo è occasione per affrontare il tema del cibo sia nel suo aspetto umano, materiale, sia in quello religioso e spirituale. Il cibo – ha aggiunto ancora - può diventare un momento di comunione e condivisione mentre spesso è ancora fattore di guerre e divisioni. In questa fase storica, occasioni come Expo possono aiutarci a riflettere, a capire che l'unica possibilità di vivere insieme umanamente e felicemente è quella di incontrarci, e di eliminare tutti gli ostacoli che ci impediscono un incontro vero e sincero”. 

Parole  come detto che rispecchiano quelle pronunciate da Papa Francesco non soltanto in Usa ma in ogni circostanza utile. Il messaggio finale è sostanzialmente sempre lo stesso. Basta con le belle parole, è il momento di agire. Lo studio, le analisi sociologiche, la ricerca di soluzioni sono utili e necessarie, ma poi il lavoro rischia di rivelarsi inutile se dal piano teorico non si passa a quello della pratica. Una pratica che deve concretizzarsi, a detta di Parolin ma anche di Bergoglio, partendo dalla vita stessa delle persone, dai suoi travagli quotidiani e dalle sue principali esigenze.
 
La fame dunque, nell’ottica della Chiesa, diventa strumento di guerra, di divisione, di odio fra i popoli, perché chi ha fame non può guardare favorevolmente a chi ha troppo e spreca pure il cibo. Vanno quindi superati i divari fra stati, fra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo partendo dai bisogni di chi non ha, in uno spirito di universale solidarietà e fratellanza. In una sola parola, serve un’economia al servizio della persona e non un mondo schiavo della finanza e delle sue regole del profitto. E' il pilastro dell'Enciclica "Laudato sì" di Papa Francesco

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