Renzi: una semplice intervista o l’apertura della campagna elettorale?

01 settembre 2015, Luca Lippi
Renzi: una semplice intervista o l’apertura della campagna elettorale?
Dalle colonne del Corriere della sera, a firma Aldo Cazzullo è comparsa un’intervista a Matteo Renzi che ha tutto il sapore di una resa travestita da ultimo tentativo di salvare i passeggeri di una nave vicina al naufragio.

Ovviamente l’intervista doveva essere uno spot di “rilancio”, una “romanella” come la definirebbero nella Capitale, e invece a prestare attenzione sembra il principio di una campagna elettorale per le inevitabili elezioni nel nuovo anno.

Solo sensazioni? Sicuramente. Tuttavia in sintesi vediamo cosa dice Matteo Renzi incalzato da Cazzullo.

Il Matteo nazionale parla a tutto campo di Italia che riparte, dei dati sul mercato del lavoro (visti, rivisti, corretti, in una parola “inutili” e poco funzionali), di tasse che dovrebbero abbassarsi (ancora non si capisce in che modo), di finanziamenti europeI da sfruttare fino all’ultimo centesimo (burocrazia e controlli antimafia permettendo), parla di pensioni d’oro (e ribadisce che non si toccano). Poi parla di Verdiniani e snobba i Berlusconi. Non mancano riferimenti alla sinistra del partito di sinistra (?) Pd, ricorda il “povero Letta”, il “povero Prodi”, il “povero Marino”. Parla di migranti e di unioni civili.

Insomma una intervista completa, rilassata, incontrastata, il solito comizio a porte chiuse! Eppure non una parola su questioni fondamentali, e parliamo di Spending Review e disuguaglianze sociali.

Questo evidenzia il carattere di campagna elettorale dell’intervista, dove si parla di programmi e poco di cose concrete che prevedono il sacrificio dell’elettore (soprattutto se sono argomenti destinati a rimanere sulla carta).

Eppure riguardo la Spending s’era fatto un gran parlare; Gutgeld con orgoglio ha parlato di un risparmio di 10 miliardi senza tagliare i servizi (poi ci spiegherà a che serve il taglio della ormai ridotta all’osso “sanità” di 2,3 miliardi).

Evidentemente ci sono novità non del tutto proponibili in una fase così delicata per il governo Renzi.

Riguardo il secondo argomento c’è una Direttiva (la 441 dell'allora Comunità Economica Europea) che chiede un ammortizzatore sociale universale, una forma di reddito minimo garantito che sia di aiuto a chiunque abbia perso o stia cercando un lavoro. A non avercelo, siamo rimasti noi e la Grecia. 

Costerebbe giusto 10 miliardi di euro e volendo si potrebbe finanziare coi tagli alla spesa promessi da Gutgeld. Eppure niente, neanche una parola! Renzi parla solo di abbassare le tasse sulla prima abitazione, quasi a cercare lo scontro diretto con la Ue giacché le tasse sull’abitazione principale sono ad oggi le più basse d’Europa. Forse l’Eurozona potrebbe sollevare qualche perplessità sull’argomento visto che l’urgenza in Italia è il continuo aumento della povertà (Istat: 2,7 milioni di famiglie e 7,8 milioni di persone che vivono in condizioni di povertà relativa e tra loro, 1,5 milioni di famiglie e 4,1 milioni di individui sono poveri in senso assoluto). Siamo sesti in questa deprimente classifica della povertà dietro a Lituania, Grecia, Spagna, Romania e Bulgaria.
Su questo argomento, mesi fa Renzi aveva promesso di coinvolgere le fondazioni bancarie rimandando all’agenda del mese in corso la questione, piuttosto curioso che non ne abbia fatto cenno!

Vediamo uno sbando, con diversi “aggregati” della poco consolidata maggioranza che cominciano a prendere qualche timida distanza, gli eventi che stanno affogando la giunta Capitolina sono la proiezione della situazione di governo.

Sia Renzi sia Marino si sono ritrovati a gestire situazioni degradate, tuttavia anziché migliorarle, sono riusciti nella non facile impresa di deteriorarle, portandole verso un declino che pare irreversibile. Sia Renzi sia Marino, a torto o ragione, avevano avuto dagli elettori una forte apertura di credito. Hanno goduto del brivido dello sconosciuto, qualsiasi “cosa” purché avesse la parvenza di essere una novità, una scossa al deprimente passato.

Marino si è dato “alla macchia”, Renzi, dopo un periodo di completo "sbandamento" (era scomparso e non parlava più) si è ripresentato con una intervista-"resa" più che un proclama.

“Crescita, tasse e riforma del Senato” non è il titolo di un’intervista, è uno slogan elettorale, altrimenti si doveva omettere la virgola fra crescita e tasse, allora si poteva leggere come l’estremo tentativo di un pesce fuori dal mare che cerca di tornare in acqua.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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