Sbadiglio contagioso: perché non si può resistere all'ecofenomeno

01 settembre 2017 ore 23:59, Andrea Barcariol
Quando volte lo abbiamo sentito dire: “lo sbadiglio è contagioso”. La conferma ora arriva dalla scienza.
Esattamente da un team dell’università di Nottingham, guidato da Stephen Jackson che ha scoperto le radici del fenomeno che affondano nei riflessi primitivi generati dall’area del cervello che controlla i movimenti, la corteccia motoria. Ecco perché se uno vede qualcuno sbadigliare è praticamente impossibile non seguirlo a ruota. Un impulso a cui è praticamente impossibile resistere, e che aumenta più si cerca di reprimerlo.

Sbadiglio contagioso: perché non si può resistere all'ecofenomeno
  Lo studio pubblicato sulla rivista Current Biology ha, infatti, dimostrato anche il perché più si cerca di resistere, più aumenta il bisogno di sbadigliare se si vede qualcuno vicino farlo, anche se la forza dell’impulso cambia da persona a persona. Lo sbadiglio è una comune forma di ecofenomeno, cioè l’imitazione automatica e involontaria di parole o azioni di altre persone. Un comportamento che non è solo umano, ma anche di altri animali, come cani e scimpanzé. Gli ecofenomeni sono presenti anche in diverse malattie, collegate alla risposta e sensibilità della corteccia del cervello, come epilessia, demenza, autismo e sindrome di Tourette. "Questi risultati possono essere particolarmente utili per capire meglio l'associazione tra l'eccitabilità e sensibilità motoria e il presentarsi di ecofenomeni in molte malattie fra cui demenza, autismo e sindrome di Tourette", spiega Jackson. "Nella sindrome di Tourette (l'impulso a dire parolacce, ndr) se riusciamo a ridurre l'eccitabilità possiamo ridurre i tic, e stiamo lavorando proprio a questo", conclude.

ALTRI STUDI
Se è vero che lo sbadiglio è contagioso allora stiamo pronti a diventare tutti più brillanti e intelligenti. Da sempre considerato espressione di noia e difficoltà a restare attenti, in realtà lo sbadiglio potrebbe essere segno di intelligenza. Secondo uno studio condotto presso la State University of New York di Oneonta, pubblicato sulla rivista Biology Letters, più a lungo si sbadiglia, più è grande e forte il cervello.
La durata dello sbadiglio sarebbe infatti legata al numero dei neuroni presenti nello strato cerebrale esterno. Gli autori del lavoro hanno ipotizzato che gli animali con il cervello più grande producessero infatti sbadigli più imponenti. Ebbene, i dati mostrano che è proprio così: i 'cervelloni' fanno sbadigli più lunghi. Lo psicologo Andrew Gallup ha studiato i video degli sbadigli di 29 diverse specie di mammiferi tra cui topi, gatti, volpi, ricci, trichechi ed elefanti, e li ha confrontati con i dati sul peso del loro cervello e numero di neuroni corticali. E' stato così osservato che i primati sbadigliano più a lungo dei non primati, e che l’uomo, che ha circa 12 milioni di connessioni corticali, vanta anche lo sbadiglio medio più lungo, di un po’ più di 6 secondi. Quello degli elefanti africani, che per peso cerebrale e numero di connessioni si avvicinano a noi, misura circa 6 secondi, mentre gli sbadigli dei topi, che hanno un cervello molto più piccolo, si fermano dopo 1,5 secondi.

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