Depressione, reddito e cultura: come riconoscere i fattori di rischio

10 aprile 2017 ore 15:24, Luca Lippi
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità la depressione è la principale causa di invalidità a livello globale. Buone notizie per quanto riguarda l’Italia che rispetto al resto d’Europa, il nostro Paese è tra quelli con la percentuale minore di persone che presentano i sintomi della depressione. Si tratta del 4,3%, il quinto valore più basso a livello continentale.
Per proseguire nella statistica offerta da uno studio compiuto da Eurostat, la situazione peggiore si vive in Ungheria e Portogallo, dove più di un adulto su dieci è depresso. Così come in Svezia (9,2%), Islanda (8,8%) e Germania (8,5%). Non sembra insomma essere una questione di latitudine, ovvero di clima, né di stili di vita.

EMERGONO DUE ELEMENTI
Sfogliando il dettaglio del rapporto Eurostat, emerge che la percentuale di persone che soffrono di depressione cresce all’aumentare dell’età e generalmente è più alta tra le donne che tra gli uomini. Ancora, le persone con un titolo di studio ed un reddito più alto tendono ad ammalarsi di meno di questa patologia.
Ma risulta anche che la patologia è più frequente tra coloro che hanno un reddito basso piuttosto che tra quanti guadagnano di più. Prendendo ad esempio la fascia d’età compresa tra i 35 ed i 44 anni, a livello europeo la malattia riguarda il 10% delle donne e il 10,4% degli uomini. Tendenza riscontrabile anche nel nostro Paese.
Depressione, reddito e cultura: come riconoscere i fattori di rischio
Tuttavia, uscendo dalla dinamica della statistica che non rende merito alla Scienza medica anche se l’aiuta, la depressione è più in generale  un disturbo dell’umore caratterizzato da tristezza, mancanza di piacere nelle comuni attività quotidiane e pensieri negativi e pessimisti.
Le cause che ne procurano l’insorgenza sono tante e assumono un peso specifico diverso a seconda di ogni singolo individuo. 
La sintomatologia tipicamente è più intensa al mattino e migliora nel corso della giornata, ma vi sono delle eccezioni. La depressione può manifestarsi con diversi livelli di gravità. Si può soffrire di depressione in modo acuto (con fasi depressive molto intense ed improvvise) oppure soffrirne in modo cronico e continuo, anche se in forma leggera, con alcuni improvvisi momenti di peggioramento.
Le componenti psicologiche principali che caratterizzano e mantengono la depressione sono:
-Ruminazione mentale (autoanalisi): la tendenza ad analizzare continuamente il proprio malessere (mancanza di energia, umore triste) e i propri problemi (perdite o fallimenti) cercando di capire cause e conseguenze (perchè mi è capitato? Perchè sto così male? Cosa ho fatto per meritarlo? Dove ho sbagliato?) con il risultato di prolungare lo stato depressivo.
-Ritiro: indica la riduzione del contatto sociale, delle attività quotidiane o l’evitamento di compiti ed è motivato dall’idea di non essere capace o di non provare alcun piacere, che ha come risultato passività e ulteriore demotivazione.
-Autovalutazione negativa (autocritica eccessiva): la tendenza a valutarsi negativamente come incapace, sfortunato, indegno di amore, difettoso, a fronte di errori e mancanze che appartengono alla vita di tutti i giorni.
-Negativismo: mantenere l’attenzione costantemente puntata su ciò che manca per essere felici o soddisfatti di se stessi e della propria vita.

NON NECESSITA DI FATTORI NEGATIVI SCATENANTI
Anche troppe sicurezze portano paura e depressione, una volta raggiunto un traguardo si tende a fermarsi, ci si convince che sia arrivato il momento di godere del risultato magari sforzandosi di mantenerlo inevitabilmente limitando follie, sprechi e spensieratezze varie. In sostanza si è già sul baratro della depressione; si entra in uno stato “conservativo”, temendo di perdere le cose e le condizioni conquistate e raggiunte. In sostanza non si progredisce più e piano piano ci si spegne.

LA DEPRESSIONE FA SOFFRIRE TUTTO IL CORPO
Spiega Raffaele Morelli nel suo blog che anche l’efficienza del sistema immunitario, di norma, subisce un pesante contraccolpo; non per niente è più facile ammalarsi nei periodi di tristezza e di depressione che in quelli di felicità. La conseguenza è una perdita di fiducia in se stessi e nel futuro, tutto appare grigio e la più piccola difficoltà è capace di mandarci al tappeto. Eppure la depressione, come molti altri disagi, può essere letta anche come un segnale che arriva allo scopo di indurci a modificare qualche aspetto cruciale della nostra esistenza, aspetti incistati e non più funzionali alla nostra evoluzione.

LE SEI MOSSE PER CONTRASTARE LA DEPRESSIONE
Sempre Raffaele Morelli (Psichiatra e Psicoterapeuta) invita e seguire sei semplici accorgimenti per affrontare il disagio cercando di respingerlo.
-Cogliere l’attimo è il modo migliore per evitare di rimandare azioni e decisioni, una tendenza molto comune in caso di depressione, ma che rischia di allontanarci ancora di più dal flusso della vita. Per vincere la tristezza è indispensabile riprendere in mano le redini del proprio destino. Poco importa se l’umore e le intenzioni non sono quelli migliori; per vedere un mutamento, invece che sederti, alzati e agisci.
-Superare la depressione è una sfida da vincere in prima persona. Per questo, ogni volta che ti trovi ad affrontare un avvenimento avverso, non attribuire la colpa al caso o alla sfortuna ma inizia a domandarti cosa hai messo in campo tu. Solo così potrai modificare davvero condotte ed abitudini nocive che risultano di ostacolo al raggiungimento di qualsiasi obiettivo, come rinuncia, sfiducia, sarcasmo distruttivo....
-Più siamo legati e dipendenti da qualcosa, si tratti di beni, persone o convinzioni più ci ritroviamo schiavi di una forma di possesso che vincola benessere e identità personale alla loro presenza. La felicità, in questi casi, è sempre passibile di venire alterata da circostanze indipendenti dalla nostra volontà. Al contrario, con il giusto distacco torniamo a dare valore alla nostra libertà e singolare unicità.
-Piangersi addosso è il modo migliore per dissipare importanti energie che avresti potuto impiegare per cambiare la situazione. I lamenti, poi, non piacciono a nessuno e nei periodi di maggiore sconforto rischi di ritrovarti ancora più solo, contribuendo a definire un’immagine di te negativa e perdente. Alla lunga, il rischio è quello di incorrere in una profezia che si autoavvera, dove tu stesso e chi ti sta vicino si aspetteranno da te solo disgrazie e disfatte personali.
-Impara a esser esigente prima di tutto con te stesso. Non ascoltare chi ti offre consigli che non senti di approvare, solo perché conviene loro o li ritengono sensati. Fidati solo del tuo istinto e soddisfa le tue esigenze, quelle che sgorgano da dentro e definiscono chi sei, senza cadere vittima di una falsa morale confezionata dall’esterno. Ne guadagnerai in fiducia e personalità.
-Focalizza la mente esclusivamente su immagini ed eventi piacevoli. Riesci a ricordare l’ultima volta in cui ti sei sentito felice, capace e appagato? Non devi fare altro che riassaporare quelle stesse sensazioni: gli occhi che brillavano, il senso di potenza, un’ondata di energia. Mentalizza più volte al giorno quei precisi momenti; a poco a poco, accrescerai la tua autostima.
Detto questo, c’è pur sempre da considerare che sostanzialmente godere di diponibilità economiche favorevoli, piuttosto che svolgere mansioni gratificanti e non ripetitive aiuta a superare meglio qualche momento di difficoltà, e questo in realtà è vero ed è quello che ha voluto fare emergere Eurostat. Per tutto il resto, la depressione è uno stato di malessere da non sottovalutare  e spesso è necessario oltre che utile, rivolgersi a un professionista.

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autore / Luca Lippi
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