Rosy Bindi lascia la politica facciamo un pò di conti in tasca dopo l'addio

10 aprile 2017 ore 15:35, Americo Mascarucci
E’ un addio (quasi) definitivo quello fra Rosy Bindi e la politica. La presidente della commissione Antimafia ha infatti annunciato il ritiro e la sua intenzione di non ricandidarsi alle prossime elezioni politiche. Secondo alcuni osservatori la Bindi avrebbe messo le mani avanti dal momento che, molto probabilmente, non sarebbe stata ricandidata, ancora di più se Renzi tornerà ad essere il segretario del Pd. "Ho lavorato in questo Palazzo per ventitré anni, e prima ancora altri cinque a Strasburgo – ha detto la Bindi che ha iniziato la carriera politica nella Democrazia Cristiana per concluderla nel Pd dopo un passaggio nel Partito Popolare e nella Margherita - La passione mi ha tenuta viva e integra. Fare politica non è un mestiere, ed è impossibile servirla senza quel fuoco che arde. Finita questa legislatura lascerò il campo".
Rosy Bindi lascia la politica facciamo un pò di conti in tasca dopo l'addio

IL VITALIZIO
Secondo i rumors la Bindi lascerà la politica con un buon vitalizio in grado di permetterle di viaggiare per il mondo come lei desidera.
Dovrebbe infatti portarsi a casa 6.469 euro lordi per le cinque legislature remunerate con il vecchio sistema retributivo, più 1200 euro relativi all'ultima tornata, per un totale di 7.500 euro. 

LA CARRIERA
Nel 1989 Rosy Bindi inizia la sua carriera politica iscrivendosi alla Democrazia Cristiana: in quell'anno si candida alle elezioni europee con lo Scudo Crociato nella circoscrizione Nord-Est ottenendo 211.000 preferenze e venendo eletta. A Strasburgo ricopre l'incarico di vicepresidente della Commissione cooperazione e sviluppo e, successivamente, di presidente della Commissione petizioni e diritti dei cittadini.
Dopo la fine della DC, aderisce al Partito Popolare Italiano del quale è segretario di partito nel Veneto con cui diviene deputato nazionale nel 1994 ed è favorevole alla nascita della coalizione di centro-sinistra, denominata L'Ulivo, che ha come leader Romano Prodi. Nel 1996, in seguito alla vittoria elettorale dell'Ulivo, la Bindi viene nominata ministro della sanità, incarico che mantiene per circa quattro anni (riconfermato, dopo il Governo Prodi I, anche dal primo e secondo governo D'Alema): in questa veste, con il decreto legislativo 229, vara nel 1999 la riforma del Servizio Sanitario Nazionale.
Durante il suo mandato al Ministero della Sanità fu consentita la reintroduzione in Italia della terapia elettroshock per il trattamento dei pazienti psichiatrizzati per mezzo della "Circolare Bindi del 2 dicembre 1996" che venne poi rettificata dalla "Circolare Bindi del 15 febbraio 1999" limitando l'utilizzo dell'elettroshock a casi particolari senza tuttavia revocarlo
Alle successive elezioni politiche del 2001, viene rieletta alla Camera dei deputati per la terza volta nel collegio uninominale di Cortona (Toscana). Aderisce al gruppo della Margherita ed è componente della Commissione affari sociali.
All'interno della Margherita è sempre stata vicina a Romano Prodi, senza mai aderire, però, alla corrente di minoranza di Arturo Parisi. In occasione dell'assemblea nazionale del partito in cui si doveva decidere l'adesione alla lista unitaria de L'Ulivo per le politiche 2006, Bindi aderì al gruppo di Pierluigi Castagnetti (detto dei «pontieri»). Con l'assemblea di Chianciano Terme dell'associazione I Popolari, si schierò con l'omonima corrente interna, seppur su posizioni d'autonomia.
Rieletta alla Camera dopo le elezioni politiche del 2006 nella circoscrizione della Toscana dopo essersi candidata anche in Veneto e nella provincia di Torino, è stata nominata nel secondo governo Prodi, ministro per le politiche per la famiglia.
Il nome di Rosy Bindi è legato al disegno di legge sui DICO, i diritti e doveri delle convivenze, per il quale ha ricevuto aspre critiche dalla maggior parte del mondo ecclesiale e da molte associazioni cattoliche e, sempre sul versante dei diritti dei gay, anche da diverse sigle del movimento omosessuale italiano, a causa di un disegno di legge ritenuto estremamente blando  per alcune dichiarazioni ritenute offensive nei confronti dei gay,[5] come quando affermò: «Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare. [...] Non sarei mai favorevole al riconoscimento del matrimonio fra omosessuali: non si possono creare in laboratorio dei disadattati. È meglio che un bambino cresca in Africa»
Da sempre favorevole alla formazione di un nuovo soggetto politico che raccolga le diverse anime riformiste presenti all'interno dello schieramento di centro-sinistra, è tra le più accese promotrici della nascita del Partito Democratico del quale, dal 23 maggio 2007, è uno dei 45 membri del Comitato promotore nazionale che riunisce i leader delle componenti del futuro PD. Il 16 luglio del 2007 annuncia la sua candidatura alle elezioni primarie che stabiliranno il leader del PD. Raccoglie il sostegno di diverse personalità e gruppi come Arturo Parisi, Nando Dalla Chiesa, Roberto Zaccaria e buona parte della componente ulivista della Margherita, l'associazione Liberalitalia di Gregorio Gitti, il Partito Democratico Meridionale di Agazio Loiero e Pietro Fuda, i Socialisti Liberal per il Partito Democratico di Claudio Nicolini, diverse donne del centrosinistra tra cui Franca Chiaromonte, Anna Maria Carloni, Anna Maria Guidotti, Albertina Soliani, varie personalità del mondo amministrativo e della cultura (Massimo Toschi, assessore della Regione Toscana, esperto di problematiche della pace, Ugo Perone, filosofo, Luciano Guerzoni docente universitario esponente dei cristiano-sociali, Gianfranco Pasquino, Gad Lerner). A seguito delle elezioni politiche del 2008 è stata eletta vicepresidente della Camera dei deputati.
Alle elezioni primarie del PD 2009 ha sostenuto la candidatura dell'ex ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani che è risultato vincitore con il 53% dei voti contro il 34% di Dario Franceschini ed il 12% di Ignazio Marino. Durante la Convenzione Nazionale tenutasi il 7 novembre 2009 è risultata eletta Presidente del Partito Democratico. Il gruppo di riferimento della Bindi all'interno del PD è Democratici Davvero.
Il 22 ottobre 2013 seguente Rosy Bindi viene eletta presidente della Commissione parlamentare antimafia ottenendo 25 voti al ballottaggio contro Luigi Gaetti.

LA STOCCATA A RENZI

Rosy Bindi tuttavia nell'annunciare l'addio alla politica non ha mancato di inviare una stillettata a Matteo Renzi:
"Per prima ho guardato con preoccupazione l’ascesa di Renzi -ammette Bindi- Si era al tempo della sua candidatura a sindaco di Firenze e già dissi la mia. Sono stata tra i pochi ad essere contraria alla decisione di Bersani di modificare lo statuto per permettergli di candidarsi alla presidenza del Consiglio. E infine sono stata chiara e limpida a sostenere che il referendum sulla Costituzione fosse incostituzionale. Non s’ era mai visto che - invece della minoranza - lo promuovesse la maggioranza e addirittura il governo». Secondo Bindi, l’ex segretario ha lasciato il Pd in pessime condizioni: «Ho lasciato una casa incompiuta e ora la ritrovo un po’ diroccata- fa un bilancio - Il Pd come si è visto non funziona se si trasforma in un carro al seguito dell’uomo solo al comando. Non era nato per stare tutto il tempo ad applaudire il leader ma per essere la sintesi di diverse culture: socialista, cattolica, ambientalista, liberale. Se riprende quella strada, forse avrà vita». 

caricamento in corso...
caricamento in corso...