Sentenza Consulta, doccia fredda su voto subito. Per giudici "prima armonizzare"

10 febbraio 2017 ore 13:02, Americo Mascarucci
E' stata depositata la sentenza con cui la Corte Costituzionale motiva la decisione di bocciare parzialmente l'impianto dell'Italicum, la legge a doppio turno per la Camera dei Deputati varata dal Governo Renzi. Ma le motivazioni sembrano essere una doccia gelata per i fautori del voto subito, dal momento che i giudici nelle circa cento pagine stilate, esortano espressamente il Parlamento a rendere omogenei i sistemi elettorali di Camera e Senato.
Dunque, se è vero che le leggi vigenti entrambi corrette dalla Consulta sono applicabili, i giudici costituzionali sembrerebbero sconsigliare un voto in tempi brevi con due leggi sostanzialmente divergenti, invitando il Parlamento a rimettere mano ad una nuova legge elettorale compatibile per entrambe le camere.
Ciò che da mesi sta chiedendo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Sentenza Consulta, doccia fredda su voto subito. Per giudici 'prima armonizzare'

La sentenza 
La Consulta ha detto sì ai capilista bloccati e al premio di maggioranza considerato ragionevole per la lista che raggiunge il 40 per cento dei voti. 
Ha bocciato invece il ballottaggio ma non definitivamente.
Infatti i giudici hanno evidenziato che il ballottaggio è stato male concepito nel momento in cui non introduce una soglia minima per accedere al secondo turno: sarebbe quindi lesivo del "principio di rappresentanza", ma non esclude che con le dovute correzioni possa anche essere riproposto. 

Nuova legge elettorale
A questo punto si fa sempre più strada l'ipotesi di una nuova legge elettorale che però al momento sarebbe tutta in salita in considerazione del dibattito in corso nel Pd sull'anticipazione del congresso. Matteo Renzi vorrebbe accelerare su tutto, celebrando il congresso entro giugno e nel frattempo indire pure le primarie per la scelta dei candidati alle politiche, intavolando nel mentre un dibattito in Parlamento sulla nuova legge elettorale.
La miniranza Dem però non ha fretta e non vuole un programma a "tappe forzate". Anche perché Bersani e company sperano di sparigliare le carte, togliere il partito a Renzi e poi giocare loro la partita della nuova legge elettorale e delle candidature. Posizioni dunque quasi inconciliabili che certamente non aiutano la ricerca e il raggiungimento della quadra su una nuova legge elettorale che divide il principale partito. Con i renziani che insistono con il sistema partititico e la minoranza che invece vuole un ritorno alle coalizioni e al vecchio centro sinistra. E la nuova legge elettorale può attendere. 
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