Europa a due velocità, Draghi ha fatto riflettere e smentire la Merkel?

10 febbraio 2017 ore 16:58, Luca Lippi
Merkel a Malta:L’Europa può avere un futuro a diverse velocità”. Domenica sera Angela Merkel ha pronunciato esattamente queste parole: “Abbiamo imparato dalla storia degli ultimi anni che ci potrebbe essere un’Europa a differenti velocità e che non tutti parteciperanno ai vari passi dell’integrazione europea”.
La bomba era innescata da tempo (come abbiamo avuto modo di scrivere solo qualche giorno fa) ed ora la miccia è quasi esaurita; in sostanza dopo oltre sette anni di massacri sociali adesso la Germania vuole “mollare la cima”.
Tempo rimanente prima che l’ordigno innescato esploda sono poco più di 40 giorni. I leader europei potrebbero seguire le indicazioni del cancelliere tedesco già dal prossimo 25 marzo, quando si incontreranno a Roma per le celebrazioni del 60esimo anniversario del Trattato che ha istituito la Comunità. 
A Marzo, proprio a Roma, i 27 Paesi della Ue tracceranno la tabella di marcia da seguire per il dopo Brexit. Di Unione "a differenti velocità" e della possibilità che questa opzione venisse inserita nella dichiarazione di Roma come piano per il futuro aveva già parlato il presidente francese François Hollande, il cui mandato scadrà a maggio: "Ma l'unità europea è essenziale", aveva sottolineato. 
Il capo dell'Eliseo aveva fatto riferimento in particolar modo ai Paesi dell'Est, lamentando il fatto che non rispettano gli impegni pur ricevendo sostanziosi sussidi da Bruxelles: "L'Europa non è una cassa da cui attingere. A Roma dovremo ribadire il principio che l'Unione è stata costruita per essere più forti insieme".
L'ala bavarese dei cristiano-democratici, la Csu del falco Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze, preme affinché Berlino irrigidisca la propria posizione soprattutto nei confronti di quei paesi che non hanno i conti pubblici in ordine e questo, la Merkel, non può non tenerlo in considerazione.  
I conservatori tedeschi devono fronteggiare l'avanzata della destra trumpsta di Afd. E' chiaro che l'Italia è una di quelle nazioni che nell'ipotesi di un'Unione a differenti velocità resterebbe in serie B, almeno secondo i progetti della Cancelleria di Berlino.
Fonti politiche della Csu di Monaco fanno sapere che il punto chiave dell'Ue a "velocità differenti" sarebbe l'euro e la gestione della politica monetaria. La Germania è stanca di tassi di interesse praticamente a zero e del Qe di Mario Draghi che serve agli occhi dei tedeschi solo ai paesi più in difficoltà. 
Sono mesi che dalla Bundesbank e dall’associazione degli industriali tedeschi arrivano bordate a Mario Draghi, l'annuncio della Merkel cela il progetto non nuovo di varare un euro di serie A (Germania, Francia e paesi del Nord Europa) e un euro di serie B (Italia e paesi del Mediterraneo). In questo ci sarebbero due banche centrali differenti e i tedeschi potrebbero avere tassi di interesse più alti rispetto a quelli attuali.
Inutile sottolineare che questa divisione è di fatto la spaccatura della Ue, e senza ipocrisie, una sorta di fallimento dell’unione mal celata. Di sicuro è in passo indietro avverso il piano di integrazione. Conseguenza della Brexit e della scelta di Trump da parte del popolo americano.

Europa a due velocità, Draghi ha fatto riflettere e smentire la Merkel?

Una pacata osservazione è d’obbligo, gli anti euro non si facciano alcuna illusione, la Germania non lascerà mai andare l’Italia, ha disperatamente bisogno di averla ‘vicina’, nel caso di due Europe, l’Italia semplicemente si troverà nell’alveo dei deboli ma saldamente agganciata alla Germania. 
In concreto la Merkel ha lanciato la bomba, ma nei fatti ha ben altro cui pensare; Schulz con la Spd è ormai arrivato a pareggiare il consenso per la scelta del nuovo cancelliere. 
Nel frattempo in Francia la destra si è suicidata con le truffe di Fillon, lasciando via libera al banchiere Macron e alla LePen. 
Sul tasso di cambio tanto dibattuto e contestato dal ministro delle finanze tedesco, nessuno ricorda male se nel 2014 (24 aprile) l’euro era quotato a 1,39. Il 9 marzo del 2015, quando parte il Qe di Mario Draghi,  l’euro era quotato 1,39. Non servono altre parole per dimostrare che il ministro delle finanze tedesco forse tende a parlare di altro, cioè proteggere la situazione disastrosa delle banche del suo Paese nonostante il salvataggio preventivo con gli euro di tutta l’Europa.
Per chi si è distratto negli ultimi anni e mesi, la Germania insieme alla Francia è stata la prima nazione a non rispettare i trattati di Maastricht. Alle balle di una Germania come modello economico, esempio d’Europa ormai non crede più nessuno, soprattutto non ci credono più neanche i tedeschi. Ora si sono aggiunti anche gli americani, motivo per cui Trump va dritto all’obiettivo di abbattere l’inganno del secolo, e cioè che i tedeschi siano un popolo felice e senza perniciose interferenze sociali.
Marcel Fratzscher, economista e direttore del prestigioso Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung, analizzando i dati pubblicati dalla BCE, su Die Zeit ci spiega le ragioni delle grandi diseguaglianze nella distribuzione dei patrimoni tra le famiglie tedesche. Alla favola della Germania ricca e felice, in piena occupazione e con alti stipendi non crede più nessuno. 
Non solo la Germania non ha nulla da insegnare in tema di correttezza e corruzione e non è un esempio per nessuno. Da ormai oltre undici anni non rispetta le regole europee e Trump non ha intenzione di confrontarsi su un tavolo pieno di bari. La Germania attualmente ha il sistema bancario più fragile e sistemico al mondo, una vera e propria polveriera finanziaria.
E qui entra in campo il presidente della Bce Mario Draghi riunito in segretezza con la Merkel, probabilmente a ricordarle che prima della sua campagna elettorale dovrebbe prestare massima attenzione a sedare le intemperanze mal celate di chi vorrebbe destituire l’equilibrio dell’euro colpendo la Bce. 
I rischi, dopo la Brexit e dopo l’elezione di Trump, sono troppo elevati per mettere in discussione la solidità delle politiche monetarie della Banca centrale europea.
Ecco allora che la Merkel ha dovuto ritrattare quanto dichiarato domenica sera da Malta, un po’ perché non conviene accendere ulteriori focolai, un po’ perché non è il caso di parlare al conducente (Mario Draghi) in questo periodo.
L’obiettivo è fare arrivare a Roma i 27 dell’Unione che si riuniranno il 25 marzo prossimo per celebrare l’anniversario del trattato sulla Comunità Europea, facendo in modo che non sia un’occasione di confronto aspro! 

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autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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