Sanità da ricchi? Quadro “desolante” dal Censis e Cgil dá l'allarme

10 giugno 2016 ore 23:59, Luca Lippi
Le liste di attesa sono divenute ormai talmente lunghe che sempre più cittadini ricorrono alla sanità privata. In sostanza si continua a pagare il servizio pubblico, questo servizio non viene erogato a causa dei tagli imposti dal governo, costringendo il cittadino a dover ricorrere alla sanità privata perché la salute non può aspettare. In questo modo il cittadino paga due volte e lo Stato incassa il doppio (perché l’iva sulle prestazioni private comunque riempie le casse del Tesoro.
Negli ultimi due anni (2013-2015), la spesa sanitaria privata ha registrato un incremento in termini reali del 3,2% a 34,5 miliardi di euro, il doppio dell'aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo (pari a +1,7%).  E' la fotografia scattata dalla ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute presentata ieri a Roma al VI "Welfare Day" secondo cui sono 10,2 milioni gli italiani che fanno un maggiore ricorso alla sanità privata rispetto al passato.

Sanità da ricchi? Quadro “desolante” dal Censis e Cgil dá l'allarme

Sono lievitati i ticket pagati dagli italiani, visto che il 45,4% (cioè 5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. Sono 7,1 milioni gli italiani che nell'ultimo anno hanno fatto ricorso all'intramoenia (il 66,4% di loro proprio per evitare le lunghe liste d'attesa). Il 30,2% si è rivolto alla sanità a pagamento anche perché i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti nel pomeriggio, la sera e nei weekend. Pagare per acquistare prestazioni sanitarie è per gli italiani ormai un gesto quotidiano: più sanità per chi può pagarsela.
Stefano Cecconi, Responsabile Politiche della Salute della Cgil nazionale a proposito di quanto emerge dalla ricerca Censis-Rbm commenta: “Siamo di fronte ad un quadro sempre più allarmante per il diritto alla salute dei cittadini, con oltre undici milioni di persone che rinunciano alle cure, ma la risposta non può essere 'più sanità privata', ovvero solo per chi può pagarsela: occorre prima di tutto dare più forza al Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale, indebolito da anni di tagli. Direzione che non sembra prendere il Governo, che prevede invece una diminuzione dell'incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil da qui al 2019”.

autore / Luca Lippi
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