Cdm. Voucher-esplosi. La soluzione di Poletti si chiama sms o email

10 giugno 2016 ore 17:31, Luca Lippi
Arriva la stretta sui voucher annunciata dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Il consiglio dei Ministri ha esaminato il decreto correttivo del Jobs Act e ha espresso parere positivo, dando quindi l'ok in via preliminare. Il provvedimento prevede la tracciabilità del buono lavoro, come risposta al boom strumentale dei voucher, che nel primo trimestre 2016 sono cresciuti del 45,6%, arrivando a 31,5 milioni. 
Nel 2015 i buoni lavoro venduti erano esplosi a 115 milioni (88 milioni riscossi), il 66,1% del 2014.
Vediamo le nuove regole “governative”: il decreto impone al committente, imprenditore o professionista, almeno un'ora prima dell'inizio della prestazione del lavoratore, la comunicazione tramite sms o messaggio di posta elettronica alla sede territoriale dell'Ispettorato del lavoro, il nome e i dati anagrafici del lavoratore (o il codice fiscale), nonché il luogo e la durata della prestazione. Unica eccezione è quella che riguarda gli imprenditori agricoli, tenuti sempre a comunicare prima la prestazione alla sede territoriale dell'ispettorato, ma con entro un arco temporale di 7 giorni. Sarà efficace?

Cdm. Voucher-esplosi. La soluzione di Poletti si chiama sms o email

Una cosa è certa: lo strumento-voucher, nato per controllare la regolarità del lavoro accessorio, nel tempo è stato utilizzato dagli imprenditori per dare una parvenza di “regolarità” al lavoro precario, spesso uscendo fuori dai studi di settore e dalle pastoie burocratiche legate alla contrattazione nazionale che rende (anche in assenza dell’art.18) più complicato di un pagamento con voucher la conclusione di un contratto di lavoro.
È bene sottolineare il riconoscimento implicito da parte del governo circa la necessità di porre un limite a un abuso incontrollabile dello strumento, abuso che prima di tutto ha alterato per anni le statistiche sul mercato del lavoro e soprattutto assorbito risorse economiche attraverso il mancato introito di contributi adeguati a prestazioni di lavoro poco trasparenti.
La tracciabilità è quindi, un primo tentativo di capire come vengono utilizzati i voucher e per cosa. Poi bisognerà aumentare i controlli. La sola tracciabilità non risolve il problema della eccessiva precarizzazione nonostante l’adozione del Jobs Act.

autore / Luca Lippi
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