Caso Cucchi: le accuse ai cinque carabinieri rinviati a giudizio

10 luglio 2017 ore 16:35, Giuseppe Tetto

 Omicidio preterintenzionale. È questa l’accusa con cui il giudice del Tribunale di Roma, Cinzia Parasporo ha rinviato a giudizio i carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco, nell'ambito dell'inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano deceduto nell'ottobre 2009 a Roma una settimana dopo il suo arresto per droga.


Caso Cucchi: le accuse ai cinque carabinieri rinviati a giudizio
Il processo si svolgerà il prossimo 13 ottobre davanti alla III Corte d'Assise dove compariranno gli agenti ritenuti autori del pestaggio subito da Stefano Cucchi.  Negli atti d'indagine infatti si legge che Cucchi sarebbe stato picchiato selvaggiamente “con schiaffi, calci e pugni”, che gli avrebbero provocato gravi lesioni. A causa del pestaggio il giovane, per il pm Giovanni Musaró, avrebbe riportato la rottura di una vertebra e la lesione delle radici posteriori del nervo sacrale, con conseguente “ritenzione urinaria e bradicardia giunzionale” che, per l'accusa, avrebbero provocato un'aritmia mortale.

Altri due militari, sono accusati di falso e calunnia. Si tratta del maresciallo Roberto Mandolini (che comandava la stazione) e Vincenzo Nicolardi, al quale viene contestato solo il secondo reato. Il processo inizierà il 13 ottobre.


“Finalmente i responsabili della morte di mio fratello, le stesse persone che per otto anni si sono nascoste dietro le loro divise, andranno a processo e saranno chiamate a rispondere di quanto commesso”. È il commento a caldo di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, dopo la decisione del tribunale di Roma.

“Gli imputati finalmente subiranno un giusto processo per le loro gravissime responsabilità - ha aggiunto il legale della famiglia Cucchi, l'avvocato Fabio Anselmo - Non potranno più contare di farlo fare sulla pelle degli altri. E, nel dire altri, dico tutti: imputati e parti civili”.

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