Virus Zika fa sempre più paura, test su scimmia incinta: "E' nel liquido amniotico"

10 marzo 2016 ore 9:37, Andrea Barcariol
Cresce l'allarme per il virus Zika che sta terrorizzando il Brasile e non solo. E' stato infatti trovato il primo indizio che sembra collegare il virus alla microcefalia nei bambini. Esperimenti su cellule coltivate in laboratorio dimostrano infatti che il Zika colpisce duramente le staminali della corteccia cerebrale, bloccandone la moltiplicazione o inducendone addirittura la morte. Lo studio, che potrebbe aprire le porte alla ricerca di nuovi farmaci, è stato pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell dalla Johns Hopkins University, in collaborazione con la Florida State University e la Emory University. Di fronte alla minaccia sempre più incombente di Zika, i ricercatori hanno pensato di unire le forze dando vita a una task-force per osservare da vicino il comportamento del virus e ci sono riusciti con una ricerca "lampo", condotta in un mese, su cellule umane coltivate in laboratorio. Gli studiosi hanno potuto osservare che il virus Zika colpisce direttamente un particolare tipo di staminali del cervello (i progenitori neurali corticali embrionali) che danno origine alla corteccia cerebrale. Il virus infetta queste cellule nel giro di tre giorni e le usa come 'rifugio' per potersi replicare: lo fa interferendo pesantemente con il loro ciclo vitale, bloccandone la moltiplicazione o inducendo perfino la morte. ''Questo potrebbe potenzialmente spiegare il legame con la microcefalia, ma servono nuovi studi per dimostrare chiaramente il nesso di causa-effetto'', commenta con cautela Guo-Li Ming, neurologo della Johns Hopkins University. Un team di ricercatori dell’università del Wisconsin invece ha annunciato che metterà online in tempo reale i dati relativi a una scimmia incinta infettata appositamente con il virus di Zika lo scorso lunedì. L’esperimento ha l’obiettivo di capire il meccanismo con cui il virus attacca il cervello del feto e studiare meglio la correlazione tra Zika e la microcefalia e altri danni al cervello che sono stati riscontrati nei feti umani. Il gruppo di ricerca, guidato da Dave O’Connor, metterà sul proprio sito le immagini delle ecografie, i risultati delle analisi del sangue e i dati sulla quantità di virus presente nella placenta. "Sento una necessità morale nel fare questo tipo di ricerca su un animale - ha spiegato O’Connor - e allo stesso tempo sono triste per quello che questo lavoro comporta. Non penso che queste due cose si escludano a vicenda".

Virus Zika fa sempre più paura, test su scimmia incinta: 'E' nel liquido amniotico'
A preoccupare è anche la trasmissione sessuale che prima veniva considerata rara, ha affermato il direttore generale dell'Oms Margaret Chan. "Rapporti e studi da diversi paesi suggeriscono fortemente che la trasmissione sessuale del virus sia più comune di quanto pensavamo in precedenza - ha affermato Chan al termine della riunione del Comitato di Emergenza sulla malattia -. Nove paesi hanno riportato un aumento dei casi di sindrome di Guillain Barrè, una malattia neurologica che può colpire ragazzi, adulti e anziani. Tutte queste notizie sono allarmanti". La situazione più preoccupante, ha sottolineato Chan, rimane quella delle donne in gravidanza. "La microcefalia è solo una delle problematiche fetali che potrebbero essere legate all'infezione da virus Zika. Il virus è stato trovato nel liquido amniotico, e ci sono evidenze sperimentali che può oltrepassare la barriera placentare - ha spiegato Chan -. Possiamo dedurre che il virus è neurotropico, e 'preferiscè annidarsi nei tessuti nervosi del feto". Nonostante le preoccupazioni e le Olimpiadi ormai imminenti l'Oms non raccomanda restrizioni ai viaggi o ai movimenti di merci, ma gli
esperti del Centers for Disease Control and Prevention statunitense hanno individuato una lista di 22 Paesi a forte rischio per le donne incinte, invitandole quindi a non andarci.
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