Nessuno può giudicare, tranne l'App Peeple: occhio a regole e a reputazione online

10 marzo 2016 ore 19:50, Adriano Scianca
Si chiama Peeple, una nuova app che punta a caratterizzarsi quale nuovo sistema di "recensione sugli esseri umani" con le stesse modalità con cui si recensiscono alberghi e ristoranti.
L'applicazione era stata annunciata nei mesi scorsi ma non era ancora disponibile pubblicamente, cosa che invece lo è adesso: si può scaricare dall'App Store sui dispositivi iOS. 
Prima del lancio l'app era già stata valutata 7,6 milioni di dollari, secondo il sito Heavy.com. 
Lanciata da due donne in versione di test nell'ottobre scorso, e accompagnata da un vespaio di polemiche, l'applicazione è ora disponibile in Nord America per iPhone e iPad. L'applicazione permette di raccomandare, o meno, una persona esprimendo un parere positivo, negativo o neutro, con tanto di giudizio. 
L'obiettivo è quello di permettere alla gente di gestire la propria reputazione online, consentendo di raccomandare ed essere raccomandati. 
Nessuno può giudicare, tranne l'App Peeple: occhio a regole e a reputazione online
L'utente può decidere di condividere sui social il suo intero profilo o solo una sezione, ad esempio quella professionale, e scegliere se pubblicare o cancellare le raccomandazioni ricevute. 
Obiettivo di Peeple, come detto, è quello di proteggere la reputazione online di ogni membro, dato che, grazie all'applicazione, ogni utente potrà stringere relazioni più strette in virtù di un sistema di comunicazione basato su feedback e raccomandazioni; in ogni caso, sarà il singolo iscritto a decidere se condividere sui propri social i diversi pareri positivi o negativi ricevuti.

"Peeple è stato pensato – si legge sulla pagina Facebook dell’applicazione – per tutti coloro che hanno bisogno di mostrare la propria reputazione. Insegnanti, freelancers ed impiegati ne sono gli esempi più evidenti. Ognuno potrà condividere sia i pareri ricevuti sui propri social che includere un link del profilo Peeple professionale sul proprio curriculum vitae per fornire ad eventuali datori di lavoro un’immediata referenza sulle proprie qualità e abilità lavorative".
Ma come prevenire rischi di cyberbullismo che potrebbero scatenarsi da un'app del genere, le offese, gli insulti, le denigrazioni contro le persone?
Ai primi timori le due fondatrici dell'app hanno risposto con criteri piuttosto restrittivi per l'ammissione. Prima di tutto si devono avere più di 21 anni per avere, almeno si spera, solo persone mature tra i propri utenti. Per entrare poi occorre avere un profilo Facebook approvato, una sorta di carta d'identità digitale che confermi l'identità di ogni utente e permetta di risalire alle responsabilità in caso di uso fraudolento. 
C'è poi la conferma tramite numero di cellulare, la Sim infatti può essere utilizzata per rintracciare le proprie generalità e da ultimo c'è il filtro dei commenti. Quelli positivi vengono pubblicati in automatico, quelli negativi invece vengono passati al vaglio dell'app. 
Basteranno questi accorgimenti per scongiurare i rischi temuti? Ma poi è proprio così necessario giudicare e farsi giudicare? 

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