Mai più gli studenti delle medie a casa da soli, genitori in difficoltà

10 ottobre 2017 ore 17:21, Luca Lippi
Fino alle medie è vietato uscire da scuola se non accompagnati, recita la circolare della discordia redatta da una scuola. Non sarebbe una novità in assoluto, piuttosto il richiamo della legge a una prassi consolidata che nella sostanza sconvolge gli equilibri di intere famiglie e degli istituti scolastici del Paese. È stata una sentenza della Cassazione del maggio scorso che ha rimesso le cose al ‘loro posto’. Nella sentenza si confermava la condanna alla scuola e al Miur per il decesso di uno studente finito disgraziatamente sotto lo scuolabus 15 anni fa.
Mai più gli studenti delle medie a casa da soli, genitori in difficoltà

QUALI SONO I MOTIVI DELLA DECISIONE
In realtà non è una decisione presa oggi. L'art. 97 del codice penale pone una presunzione assoluta di non imputabilità che prescinde dall'effettivo riscontro della capacità di intendere e di volere e che quindi non può essere superata neanche se il minore infraquattordicenne si presenta, di fatto, perfettamente capace. "Siamo di fronte ad una presunzione iuris et de iure di incapacità, in quanto il giudice, quando abbia costatato la minore età dell'imputato, non può sostituire alla volontà del legislatore un proprio convincimento positivo in merito alla presenza dell'imputabilità" (Giuseppe Maria Bettiol, giurista). 
In base a questa norma, diversi dirigenti degli istuiituti scolastici hanno diramato una circolare , e quindi diversi genitori si sono trovati a dover affrontare la novità introdotta con “Nel codice penale è specificato che per i minori di 14 anni è prevista una presunzione assoluta di incapacità e quindi, chiunque abbandona una persona minore di anni 14 della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”. 

‘COPRIFUOCO’ DOPO L’ULTIMA CAMPANELLA
A questo punto il problema ricade totalmente sui genitori o su maggiorenni delegati a prendersi cura dei minori dagli stessi.
Dalle pagine del Corriere.it possiamo leggere la dichiarazione di un dirigente scolastico raggiunto dai cronisti: “Capisco il disagio delle famiglie e tutti appoggiamo la ricerca di autonomia dei ragazzi, ma poi arrivano giudici e sentenze a sconfessare tutto e per i tribunali la responsabilità di un 13enne è di un genitore o ‘precettore’, quindi il docente e il suo responsabile”, sono le parole del dirigente scolastico dell’istituto Parco degli Acquedotti di Roma. 
Dello stesso istituto e dalla circolare che è stata ripresa da Corriere.it si legge “In caso di ritardo da parte del genitore (o delegato) nel prelevare, il docente della classe affida il ragazzo al personale collaboratore scolastico, che, con l’aiuto del personale di Segreteria, provvede a rintracciare il genitore. Nel caso in cui nessuno dei genitori sia rintracciabile il personale di Segreteria provvederà a contattare le autorità di Pubblica Sicurezza (Carabinieri o Polizia di Stato) per affidare loro l’alunno, informandone immediatamente il Dirigente Scolastico o un suo Collaboratore”.

COSÌ PRECLUDIAMO LA CRESCITA
Sempre da Corriere.it si legge la dichiarazione del pedagogista Daniele Novara che sulla questione ha dichiarato: “La circolare è un’idea balzana dettata dalla paura, dalla mancanza di responsabilità pedagogica e dalla burocratizzazione della scuola”. In Italia solo il 30% dei ragazzini torna a casa da solo. Nel resto d’Europa si arriva al 90%. “L’età 11-14 è quella dell’autonomia: così precludiamo ai ragazzi ogni percorso di crescita. Li vogliamo chiudere in casa? Non è protezione, ma solo paura”.

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autore / Luca Lippi
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