Droghe psichedeliche anti-Alzheimer: come funzionano su mini cervelli

10 ottobre 2017 ore 17:31, Americo Mascarucci
Le sostanze psichedeliche possono proteggere il cervello da depressione, neurodegenerazione e infiammazione dei neuroni. E' quanto confermato da un recente studio effettuato da un team di ricercatori brasiliani coordinati da Stevens Rehen, docente all’Università Federale di Rio De Janeiro e responsabile della ricerca presso il D’Or Institute for Research and Education (IDOR) . Lo studio è stato condotto usando una sostanza psichedelica, la 5-MeO-DMT, che viene prodotta in natura dalle ghiandole del dorso di un rospo che vive nel deserto di Sonora, tra Usa e Messico.
Droghe psichedeliche anti-Alzheimer: come funzionano su mini cervelli

SOSTANZE PSICHEDELICHE
È considerata allucinogena la proprietà d'una sostanza che, agendo sui recettori del sistema nervoso centrale (SNC), provoca delle alterazioni psicosensoriali nelle percezioni, principalmente a carico della sfera visiva, e nei processi del pensiero, dell'emozione e della coscienza di durata ed intensità variabile a seconda del tipo, della quantità e della modalità d'assunzione della sostanza, fino a raggiungere delle vere e proprie allucinazioni isolate dal contesto ambientale.
Si tratta di sostanze alcaloidi che agiscono sul rilascio di diversi neurotrasmettitori. Possono avere dei livelli di tossicità più o meno gravi per l'assuntore: gli allucinogeni indolici come l'LSD hanno, generalmente, una tossicità irrilevante, mentre le fenetilammine hanno una tossicità più elevata. Allucinogeni come la scopolamina, che bloccano i recettori dell'acetilcolina, sono invece molto tossici e potenzialmente fatali. Sebbene l'assunzione ripetuta di allucinogeni tenda a sviluppare tolleranza, quasi la totalità di queste molecole non innescano meccanismi di dipendenza fisica, e anche il rischio di dipendenza psichica è piuttosto basso. Le principali e più conosciute sostanze allucinogene sono di origine vegetale, ma con l'evoluzione, sono state prodotte, per via semi-sintetica o sintetica, diverse sostanze chimiche caratterizzate da effetti allucinogeni.

LO STUDIO
Come detto lo studio ha preso in esame l'allucinogeno 5-MeO-DMT. somministrato in un'unica dose ad alcuni 'mini-cervelli',  ossia colture di neuroni in tre dimensioni, chiamate organoidi cerebrali, simili a un cervello umano in fase di sviluppo. E' stata applicata una tecnica d'indagine chiamata spettrometria di massa. Attraverso di essa i ricercatori avrebbero così verificato che la sostanza psichedelica altera la produzione di un migliaio di proteine nel cervello: da un lato aumenta quelle coinvolte nella formazione e nel mantenimento delle connessioni fra neuroni (sinapsi), cruciali per l'apprendimento e la memoria, mentre dall'altro lato diminuisce alcune proteine coinvolte nei processi di infiammazione e neurodegenerazione. Il che significa che possono bloccare la perdita di memoria.
E questa per certi versi è una svolta visto che per la prima volta forse si è riusciti a dimostrare con i fatti teorie promosse da diverso tempo ma fino ad oggi prive di oggettivi riscontri scientifici. Ora naturalmente saranno necessarie altre indagini per avere la conferma che effettivamente le sostanze psichedeliche possono essere applicate nella cura di patologie degenerative cominciando dall'insorgenza dell'alzheimer. Studi che dovranno ovviamente prendere in esame i vantaggi ma anche gli inevitabili effetti collaterali. Perché pur sempre di droghe si tratta e l'uso che se ne fa può sempre costituire un'arma a doppio taglio. 
"Lo studio evidenzia ancora una volta il potenziale clinico nascosto di queste sostanze che sono sottoposte a restrizioni legali, ma che meriterebbero maggiore attenzione da parte della comunità medica e scientifica", è la conclusione di Rehen. Dunque non resta che attendere lo sviluppo delle ricerche.

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