Ru486. Roccella: "40esima morte connessa a questa pillola. Dolorosa perché evitabile"

11 aprile 2014 ore 17:24, intelligo
''La giovane donna deceduta a Torino dopo aver assunto la pillola abortiva RU486 è la prima morte avvenuta in Italia, ma è la quarantesima connessa alla RU486. Di queste morti è difficile conoscere l'entità perchè difficilmente emergono sulla stampa e nemmeno nella letteratura scientifica: bisogna andarle a cercare una a una o bisogna che scoppi 'un caso' che sollevi l'indignazione dell'opinione pubblica, come accaduto in America qualche anno fa con la morte della diciottenne Holly Patterson''. E' la denuncia di Eugenia Roccella, Deputato del Nuovo Centrodestra e Vicepresidente della commissione Affari Sociali della Camera. ''Sulla Ru486 - ricorda la Roccella, come abbiamo anticipato questa mattina ricordando le sue parole in un'intervista su IntelligoNews- abbiamo messo in guardia in ogni modo i medici italiani: il Consiglio Superiore di Sanità, con ben tre pareri, forniti in anni diversi, ha sempre rimarcato che va usata in ospedale sotto stretto controllo del medico per tutto il percorso abortivo, che dura almeno tre o quattro giorni. L'indagine della commissione Sanità al Senato è approdata alle stesse conclusioni: è necessario il ricovero in ospedale, e non si può ammettere un uso ambulatoriale della pillola. Le indicazioni del Ministero sono identiche, ma sempre più regioni (ultima il Lazio) hanno deciso, con incredibile superficialità, di non rispettarle''. E poi spiega il dolore che prova per questa morte che poteva essere evitata. E ribadisce, anche da ex sottosegretario al Ministero della Salute, che "non c'è confronto possibile tra un metodo abortivo come quello farmacologico con la RU486 e quello chirurgico, quando il primo ha un tasso di mortalità dieci volte più alto del secondo. Aspettiamo i risultati delle indagini, ci auguriamo che ci sia un'ispezione ministeriale, e chiediamo che le Commissioni parlamentari competenti siano informate. Ma questo evento tragico deve ricordare a tutti che l'aborto non si può affrontare in modo ideologico e sbrigativo, magari anche privilegiando un metodo abortivo perchè libera le strutture sanitarie dal peso dei ricoveri''.
autore / intelligo
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