La corona sarà ceca ma si è liberata dall'Euro: no 'czexit' ma passo laterale

11 aprile 2017 ore 13:46, Luca Lippi
La Repubblica Ceca sgancia il cambio fisso della Corona ceca dall’Euro. Non è una vera e propria minaccia alla stabilità europea, piuttosto una mossa elettorale, e anche una mossa necessaria da parte della Czech National Bank che non ritiene più conveniente mantenere il tasso di riferimento a 27 corone per ogni euro. A pensarci bene, pare proprio che Praga stia meditando di abbandonare il progetto di entrata nella moneta unica.
Per mantenere il rapporto fisso, la Banca Centrale ceca ha impegnato grandi risorse, ma ormai la scelta stava diventando troppo costosa. E poichè in autunno ci saranno le elezioni, l’attuale premier socialdemocratico Bohuslav Sobotka non vuole arrivarci in condizioni di debolezza. Inoltre negli ultimi tempi la corona cèca era nel mirino degli speculatori internazionali. I fondi hedge, in genere di carattere speculativo, hanno scommesso 65 miliardi di dollari su una rivalutazione della divisa cèca, costringendo la Banca nazionale di Praga a interventi sui mercati. Turbolenze sul bilancio pubblico e sulle riserve in valuta cèche hanno spinto l’istituto alla misura estrema.
La corona sarà ceca ma si è liberata dall'Euro: no 'czexit' ma passo laterale
Il tasso fisso con l’euro era stato adottato, in origine, per evitare l’eccessivo apprezzamento o deprezzamento della corona. La sospensione avrà come conseguenza che il tasso di cambio si sposterà a seconda della domanda e offerta sul mercato. Poi ci sono le ragioni politiche. L’esito incerto delle elezioni del prossimo autunno costringe il premier socialdemocratico Bohuslav Sobotka a cercare di arrivare al momento della chiamata alle urne nelle migliori condizioni possibili. E in Repubblica Ceca l’Ue è vista da molti come un ente burocratico distante e improduttivo che minaccia la sovranità nazionale di Praga, con una conseguente bassa reputazione dell’euro. Il Paese però è allo stesso tempo fortemente integrato con le maggiori economie dell’Eurozona. Proprio per questo in molti si chiedono se lo sgancio della corona porterà davvero all’abbandono della strada verso la moneta unica e quali potranno essere gli effetti per l’economia europea.
Lo scorso anno, prima del voto sulla Brexit del 23 giugno, Tomas Prouza, segretario agli Affari Ue della Repubblica Ceca, aveva avvertito che se Londra avesse detto addio a Bruxelles, altrettanto avrebbe potuto fare Praga, in quanto una eventuale decisione in tale senso sarebbe apparsa “molto più accettabile da un punto di vista politico”. Una possibilità presentata anche dallo stesso presidente Milos Zeman che aveva auspicato un referendum sull’appartenenza all’Ue.
Lo sgancio della corona dall'euro non ha provocato nessuna tempesta. Anzi, 26,61 il fixing di ieri, non molto distante dal peg a quota 27. Se nei prossimi mesi l'apprezzamento dovesse diventare pronunciato (ma gli analisti non si aspettano una rivalutazione superiore al 5%), il Paese sembra avere le spalle abbastanza robuste per reggerlo. Il Pil è stimato in crescita quest'anno del 2,5%, la disoccupazione è al 3,5% e il surplus della bilancia dei pagamenti equilibrato (l'1,2% del prodotto lordo). La temuta gelata dei prezzi è inoltre un ricordo: l'inflazione ora viaggia al 2,5%, e Praga potrebbe essere indotta a prendere in considerazione, nei prossimi mesi, l'idea di alzare i tassi. Una stretta che le imprese ceche potrebbero sopportare anche se dovesse tradursi in un cambio meno favorevole e in un costo del denaro più salato. Il periodo in cui la corona era saldata all'euro è stato infatti sfruttato per investire in macchinari, alzare la produttività e migliorare l'efficienza. Con la Bce destinata a non muoversi almeno fino a dicembre, sarebbe un ulteriore passo laterale rispetto all'eurozona.
Ma da qui a parlare di Czexit, cioè di fuga dall'Unione europea, onestamente ce ne passa.

#Coronaceca #Euro #Cambio fisso 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...