Processo mafia, Totò Riina prossimo alla morte ma resta un boss

11 luglio 2017 ore 14:57, Americo Mascarucci
Il boss di Cosa Nostra Toto’ Riina è gravemente malato ma può comunque affrontare il processo in cui è imputato. Non sono infatti in discussione le sue effettive capacità di intendere e di volere. Lo hanno stabilito i giudici della sesta sezione penale del Tribunale di Milano dove Riina è imputato per le minacce formulate nei confronti del direttore del carcere di Opera Giacinto Siciliano. I giudici hanno esaminato le cartelle cliniche del boss dalle quali traspare un quadro decisamente preoccupante delle condizioni di salute, non tale però da giustificare la sospensione del processo. Riina infatti può partecipare alle udienze e difendersi dalle accuse.
Processo mafia, Totò Riina prossimo alla morte ma resta un boss

LA PERIZIA - Lo scorso 27 giugno, i  giudici avevano chiesto al carcere di Parma dove Riina è recluso in regime di 41 bis, l’invio delle cartelle cliniche e di tutti i documenti ineerenti lo stato di salute del boss di Corleone. La relazione che accompagna la documentazione comprensiva di parere medico è firmata da Michele Riva. E’ lui a scrivere che "Riina allo stato attuale è vigile e collaborante, discretamente orientato nel tempo e nello spazio". I giudici hanno quindi concluso che pur essendo gravemento malato e affetto da una cardipatia che lo esporrebbe al rischio di una morte improvvisa, Riina è comunque in grado di affrontare il processo che quindi può continuare. 
Se il cuore dunque è a pezzi, il cervello funziona ancora molto bene: Riina è lucido e può quindi intervenire al processo. Si tratta tuttavia di una decisione legata unicamente alla capacità o meno dell’imputato di stare in giudizio
Ma su Riina nelle scorse settimane si era aperto un infuocato dibattito relativamente alla compatibilità fra le condizioni di salute del detenuto e la permanenza in carcere. 
"Anche Salvatore Riina ha diritto ad una morte dignitosa" aveva stabilito la Corte di Cassazione ordinando al Tribunale di Sorveglianza di Bologna di rivedere la contrarietà mostrata di fronte alla richiesta dei legali del boss mafioso di un differimento della pena, con possibilità di uscire dal 41 bis ed essere curato, o agli arresti domiciliari o in una struttura ospedaliera. Decisione quella dei giudici che aveva scatenato forti polemiche soprattutto su quel “diritto ad una morte dignitosa” che sembrava stonare con il personaggio, con la sua disumanità, la sua spietatezza. 
"Impugneremo sicuramente questa ordinanza del Tribunale - è stato il commento dei legali del boss - Ci riserviamo di indire una conferenza stampa per fare il punto della situazione". Si tornerà in aula il prossimo 17 ottobre e Riina potrà assistere all'udienza in videoconferenza dal carcere di Parma.


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