Il primo senso a diventare bionico è il tatto, il dito robot è super

11 marzo 2016 ore 12:04, Americo Mascarucci
Il tatto è dunque il primo senso destinato a diventare bionico? Presto anche gli altri potrebbero essere interessati da qualcosa di simile? 
Del resto la scienza non si ferma, va avanti sempre verso nuovi orizzonti.
La domanda sorge spontanea di fronte all'ultima sensazionale scoperta, quella del dito bionico.
Il dito bionico è infatti l’ultimo risultato  raggiunto da scienziati italiani dell’Istituto di Bio Robotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e dell'École Polytechnique Fédérale de Lausanne in Svizzera, ed è stato descritto nell'articolo pubblicato sulla rivista scientifica "eLife", diretta dal premio Nobel Randy Schekman.
Alla ricerca hanno collaborato Università di Pisa, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico San Raffaele Pisana,Università Cattolica del Sacro Cuore e Università Campus Bio-Medico di Roma. 
Il tatto bionico è stato sperimentato per la prima volta al mondo da una persona amputata, il danese Dennis Aabo Sørensen, che grazie al polpastrello artificiale collegato agli elettrodi impiantati nel braccio, ha percepito la rugosità di una superficie, anche nei più piccoli avvallamenti. 

Il primo senso a diventare bionico è il tatto, il dito robot è super
Lo studio ha dimostrato come, per la prima volta al mondo, un amputato sia stato capace di percepire superfici lisce o rugose in tempo reale, con un dito artificiale connesso a elettrodi inseriti in maniera chirurgica nei nervi del braccio.
Anche i nervi di persone non amputate possono essere stimolati per percepire la rugosità, senza bisogno di intervento chirurgico: dunque la ricerca sul tatto bionico e sulla tecnologia da utilizzare nelle protesi può essere sviluppata in sicurezza anche nelle persone che possiedono l’arto. I nervi nel braccio dell’amputato  sono stati connessi a un dito artificiale dotato di sensori. 
Un macchinario controllava il movimento del dito su differenti superfici di plastica, sulle quali erano state realizzate delle linee tramite stampa 3D. 
Le linee tra loro vicine hanno una texture più liscia di quelle tra loro più distanti. Durante i movimenti del dito artificiale sulle texture di plastica, i sensori generavano segnali elettrici. Questi segnali venivano trasformati in una sequenza di impulsi elettrici, che imitavano il linguaggio del sistema nervoso e quindi inviati ai nervi. Quello di oggi è il frutto di anni di ricerche: in un precedente studio, gli impianti del soggetto erano stati connessi a una mano protesica sensorizzata che gli aveva permesso di riconoscere forma e morbidezza degli oggetti. 

"Questo studio unisce le scienze fondamentali e l'ingegneria applicata e fornisce ulteriori elementi di prova che la ricerca neuroprotesica può contribuire al dibattito con la neuroscienza, in particolare sui meccanismi neuronali del senso umano del tatto" -dichiara Calogero Oddo dell'Istituto BioRobotics della SSSA.
"Abbiamo studiato gli impulsi naturali e li abbiamo riprodotti nel tatto artificiale. L'elettroenecefalogramma ha poi dimostrato che sia nelle persona amputata sia nelle altre erano state attivate le stesse regioni del cervello. La ricerca sta finalmente spostando l'attenzione principale dal solo interrogarsi su quali elettrodi impiegare verso il loro utilizzo in modo ottimale, per ottenere sensazioni naturali tramite le protesi" ha aggiunto Stanisa Raspopovic ricercatore dell'École Polytechnique Fédérale de Lausanne e della Scuola Superiore Sant'Anna e co-primo autore dello studio. 
Insomma il tatto bionico potrebbe essere solo l'inizio
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