Che fine ha fatto Vittorio Cecchi Gori?

11 ottobre 2017 ore 10:55, intelligo
Maurizio Crosetti, giornalista e collaboratore de La Repubblica, di Vittorio Cecchi Gori ha detto: “«Play boy nella dolce vita romana, un salto sul set per scherzare con Vittorio Gassman, una collezione di donne da cinemascope (Marisa Del Frate, Maria Grazia Buccella), a parte un bonsai biondo, Maria Giovanna Elmi. Babbo Marione lo tiene lontano da tutto, affidandosi a segretari e autisti purché il figliolo non faccia danni. E Vittorio gioca, ride, sogna». Benedetto Ferrara ha aggiunto: «Che vita, Vittorio: con la sua spider che scorrazza tra i Parioli e i set. “Sono cresciuto sulle ginocchia di Eduardo De Filippo”, dice lui». 

BIOGRAFIA 
E suo padre, il grande Mario, che dal nulla è stato capace di costruire un impero e di diventare in un certo periodo l’uomo più potente del cinema italiano, quel ragazzo un po’ goffo che però è il suo unico figliolo, lo chiama “il mi bischero”, con affetto, riconoscendogli i limiti, ma pensando come ogni genitore farebbe che il tempo, un po’ di gavetta e l’esperienza lo matureranno, lo miglioreranno e faranno di lui il “grande capitano d’industria” che in realtà Vittorio non diventerà mai. Certo, non è facile nascere figlio di cotanto padre, e Mario – per gli amici Marione – Cecchi Gori non è proprio uno qualsiasi. Nato da famiglia modesta, senza nessuna disponibilità finanziaria né titoli di studio altisonanti, Mario comincia come autista di Dino De Laurentis e di Vittorio De Sica, due uomini che nel cinema italiano hanno fatto la storia e chissà, magari da quel sedile davanti mentre scorrazzava con i suoi capi per la città, ha scoperto tutti o quasi i misteri di Cinecittà o comunque quello che c’era da sapere per farsi largo in quell’ambiente. E così, da modesto galoppino pronto ad aprire lo sportello ad attori e attrici famosi, comincia a lavorare tra i set che nel dopoguerra si moltiplicano nella penisola. Tanto lavoro, nessun orario, né feste né vacanze, e mentre a casa sua moglie Valeria lo attende e mette al mondo il loro unico figliolo, Mario alla fine degli anni cinquanta inizia a produrre film con società come la Maxima Cinematografica, la Fair cinematografica, la Capital cinematografica, divenuta dal 1984 Cecchi Gori Silver Film e dal 1988 Cecchi Gori Group Tiger cinematografica
Che fine ha fatto Vittorio Cecchi Gori?
E’ anche una sorta di talent scout dal fiuto infallibile, e nelle sue produzioni punta su attori come Totò, Alberto Sordi e Vittorio Gassman, quando ancora sono all’inizio delle loro carriere cinematografiche, riuscendo così a diventare il maggior produttore italiano nei tempi in cui i cinema erano sempre pieni, dalle tre del pomeriggio fino a notte tarda. Inanella successi uno dopo l’altro, Mario, tanto da meritarsi il Nastro d’argento come miglior produttore negli anni 1972, 1982, 1989, 1991 e perfino nel 1995, due anni dopo la sua morte che avviene per problemi cardiaci nel 1993. Ma finché è vivo, Mario Cecchi Gori è una sorta di monarca nel cinema italiano, e nella sua ombra il figlio Vittorio sguazza come il pesciolino Nemo in acque protette. Passa da una donna all’altra, come di fiore in fiore, consuma bellissime macchine, veste sempre alla moda anche se il fisico un po’ tarchiato e la statura modesta non l’aiutano, ma dove non arriverebbe lui è il nome di suo padre a fargli strada, Poi, nel 1983, Vittorio si presenta al papà con la donna che intende sposare. Lei è una gran bella figliola, sedicente dalmata ma di Busto Arsizio, ex modella della Postalmarket figlia di un sassofonista che si guadagna la minestra come muratore. Vittorio l’ha conosciuta sul set di Attila Flagello di Dio, con Diego Abatantuono, dove lei era poco più che una comparsa. Si chiama Rita Rusic, e non è solo un bel musino su un fisico da pin-up, è anche una “bella testa”, e Marione a differenza del figliolo, lo capisce al volo.

CARRIERA
Detto, fatto. Rita e Vittorio hanno due figli, Vittoria e Marietto, ma quel che più conta è che lei entra a pieno titolo nell’attività di famiglia per la verità dimostrando anche notevoli capacità manageriali, forse addirittura superiori a quelle del marito. Dopo la morte di Mario Cecchi Gori, Rita prende saldamente in mano l’attività del suocero e scopre tra gli altri Leonardo Pieraccioni e Giorgio Panariello. Tutto potrebbe proseguire come un tempo, con Rita al posto di Mario, e Vittorio in ombra, ma lui forse non è più così disponibile a farsi di lato e tra i due coniugi cominciano delle liti che fanno epoca, perché non si limitano alle mura domestiche. Lei lo accusa di essere “un puttaniere”, lui risponde dandole della “croata”, come fosse un insulto, e finiscono davanti al giudice dove Rita gli chiede duemila miliardi di buonuscita, secondo lei la metà del patrimonio. Intanto, si accontenta di 70milioni di lire al mese come alimenti. In tutto questo, però, bisogna dire che dal 1993 almeno fino al 2000 l’attività di famiglia va bene, con i film di Celentano, di Salvatores, Troisi, Benigni, Olmi, Antonioni, Fellini, Scola, non pochi insigniti dell’Oscar. E allora, come mai l’improvviso tracollo che seguirà quel periodo? Lo condensa bene in poche righe sempre Crosetti: «... non abbottona la camicia spalancata sul pelo, dove sfavilla un crocifisso incastonato di diamanti, non smette di levigare il ciuffo cotonato color mogano alla Tony Dallara, non interrompe la raccolta di gigantesse, pensa di depurare l’Arno perché lo vede lurido quando si affaccia dal suo attico, si mette in testa di poter essere più alto di Berlusconi in tutto: nel pallone, in politica, con le tivù, nel cinema...» Sarà che se uno è il patron del Milan, Vittorio si è ritrovato nell’eredità anche la Fiorentina, saranno i consigli interessati di tanti falsi amici che ecco che Cecchi Gori nel 1995 compra Telemontecarlo e Videomusic, poi Tmc2, che si trasformeranno in una fabbrica di debiti, e si fa eleggere senatore del Partito Popolare nel 1994, rieletto nel 1996, per poi farsi sbarrare le porte di una successiva candidatura in Toscana nel 2001.  

Arriva il 2000, e la Fiorentina fallisce. Infierisce Crosetti: «In una manciata di mesi Vittorione perde Batistuta, Rui Costa, le tivù, il seggio in Parlamento, la mamma, la Fiorentina (“È una casa di cristallo” dice, prima di frantumarla) e una montagna di miliardi.Vittorio Cecchi Gori è come una montagna che sembrava di granito e che, improvvisamente, si sgretola come argilla. Non ci sono solo le perdite finanziarie, ma anche la perdita di sostenitori, investitori e amici che rende incontenibile la frana, aggravata quando l’11 dicembre del 2001, in seguito a una perquisizione nella casa romana di Vittorio, presenti lui e la allora fidanzata Valeria Marini, verrà rinvenuta una certa quantità di cocaina. E arrivano inevitabili le prime condanne, tre anni e 4 mesi per il fallimento della Fiorentina, poi 6 anni per i crac di alcune società, e altri 7 anni per quello Finmavi. E finisce anche la storia con la Marini, con tanto di strascichi in diretta TV, con lei a Porta a Porta e lui a Matrix.
L’amore successivo è con Mara Meis (al secolo Mara De Gennaro, di Foggia). Dura 2 anni e poi entra in campo Filomena Azzarito detta Philly ballerina di burlesque. E, alla fine, dopo dichiarazioni di chiunque l’abbia conosciuto, anche due paroline da parte sua: «Io in politica non sarei mai dovuto entrare. Lo feci per Martinazzoli e per combattere la battaglia sulle tv. Il grande errore della mia vita. Una strada pericolosa che mi ha quasi ucciso», e nemmeno a farlo apposta, il 9 luglio 2015 viene revocato il vitalizio a dieci ex deputati e otto ex senatori; tra loro figura anche Vittorio Cecchi Gori. 

OGGI 
Oggi, invecchiato e ingrassato, ma sempre abbronzato, Vittorio Cecchi Gori ha scelto di tenere un basso profilo, ma ha purtroppo per lui ancora qualche problema legale da risolvere. In compenso, dopo un periodo difficile per la salute, ora ha ritrovato la forma. Noi non possiamo che augurargli che alla fine tutto si concluda per il meglio. Magari, con gli anni, è diventato capace di distinguere gli amici veri da quelli falsi. In bocca al lupo.

di Anna Paratore

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