Allarme Simit sull'influenza per gli anziani: "Fate i vaccini"

11 ottobre 2017 ore 17:14, Luca Lippi
L’influenza già ha messo nel letto centinaia di persone, e gli anziani devono provvedere a proteggersi. A dirlo è la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali. La Simit è da sempre al fianco dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Saluta nella promozione delle campagne vaccinali e ora abbraccia anche la campagna per esortare le persone più deboli, in particolare gli anziani, dai rischi derivanti dall’influenza. In particolare, devono fare il vaccino tutte le persone che sono portatrici di patologie croniche debilitanti, delle persone in marcato sovrappeso e delle donne in dolce attesa. Di questo e di altro si parlerà al prossimo congresso Nazionale SIMIT, che si svolge a Salerno dal 15 al 18 ottobre.
Allarme Simit sull'influenza per gli anziani: 'Fate i vaccini'

COPERTURA VACCINALE STORICAMENTE INSUFFICIENTE
Secondo gli esperti della Simit, la copertura vaccinale delle persone  ultra-sessantacinquenni in Italia è la più bassa tra i Paesi della Ue. Nell’inverno scorso si sono vaccinati solamente il 52,6% delle persone ultra-sessantacinquenni. Per avre un termine di paragone, l’Organizzazione Mondiale della Sanità fissa l’obiettivo ideale della copertura vaccinale dell’anziano al 95% e l’obiettivo minimo al 75%. Dopo il 2006 si è assistito a una progressiva riduzione di vaccinati ultra-sessantacinquenni fino al 2009 quando il dato accelera la sua caduta dopo che il temutissimo virus pandemico H1N1 si è rivelato assai meno violento di quanto preannunciato. Questo ha procurato un senso di sicurezza tale da allontanare ancora più persone dalla pratica della vaccinazione anti influenzale.

DECESSI INVERNALI ANCHE A CAUSA DELL’INFLUENZA
Il professor Massimo Galli, Università degli Studi di Milano Direttore Divisione Clinicizzata di Malattie Infettive AO, ha dichiarato:Un allarme del tutto ingiustificato, provocato dalla segnalazione di alcuni decessi in anziani arbitrariamente accollati alla vaccinazione anti influenzale, ha avuto nei media una vasta eco, certamente superiore a quella della successiva smentita.  Difficile pensare che l’adesione alla vaccinazione non ne abbia risentito, visto che è precipitata dal già desolante 55,4% dell’anno prima al 48,6%, il minimo storico di questo secolo. Nel 2015 in Italia si è registrato un numero di decessi superiore all’atteso, con un 13% in più durante l’inverno rispetto all’inverno precedente. L’analisi su un campione di 32 città ha evidenziato che il picco di mortalità osservato nei mesi di gennaio-febbraio era dovuto ad un aumento significativo della mortalità nella popolazione molto anziana (tra gli 85 e i 90 e sopra i 90 anni). Difficile non attribuire all’influenza un ruolo di rilievo nel causare una parte importante di questi decessi".
Il picco epidemico dell’influenza nell’inverno scorso, si legge sul sito di meteoweb.eu, è arrivato verso la fine di dicembre e ha interessato gli anziani in misura superiore al solito. Nelle ultime due settimane di dicembre 2016 e nelle prime quattro di gennaio 2017 il tasso di mortalità per tutte le cause è risultato del 15% superiore all’atteso e del 42% più elevato nella settimana del picco influenzale.
Ha aggiunto il professor Massimo Galli: “Simit, in collaborazione con le altre Società scientifiche interessate, intende promuovere un programma che favorisca l’implementazione delle vaccinazioni dei pazienti che appartengono ai gruppi di patologie indicate nel Piano Nazionale di Vaccinazione. Un aspetto indifferibile per il conseguimento di questi obiettivi è l’incremento dell’adesione alla vaccinazione del personale sanitario, che resta molto bassa. Nel personale sanitario risiedono ancora atteggiamenti ‘esitanti’ nei confronti delle vaccinazioni tanto più ingiustificati, quanto meno è giustificata in queste categorie l’ignoranza dei dati scientifici e la tendenza a dar credito a notizie destituite di fondamento scientifico. Va ricordato che l’operatore sanitaria che si  vaccina, oltre a proteggersi, adempie al dovere di non diventare un possibile veicolo di infezione per i pazienti e per gli ospiti di residenze per anziani”.

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