Vignetta antisemita di Netanyahu Jr su Soros e rettiliani, imbarazzo e bufera

11 settembre 2017 ore 15:37, Luca Lippi
Yair Netanyahu venerdì ha pubblicato su Facebook una vignetta dove è ritratto George Soros ‘burattinaio’ ghignante che muove i critici del padre, primo ministro israeliano. Il premier Netanyahu ne avrà sicuramente discusso con il figlio maggiore, tuttavia ad ora non ci sono dichirazioni uffiaciali sull’argomento da parte del premier israeliano. In realtà, il messaggio postato dal figlio maggiore non è un messaggio ufficiale, semplicemente un posto su un profilo ‘privato’, dunque il premier Netanyahu  al momento si rifiuta di commentare il messaggio in pubblico.
Vignetta antisemita di Netanyahu Jr su Soros e rettiliani, imbarazzo e bufera
LA VIGNETTA PUBBLICATA
L'illustrazione mostra l'uomo di affari di religione ebraica George Soros come un burattinaio capace di manovrare gli 'uomini rettili' (figure evocate da teorici di cospirazioni, legati all' estrema destra Usa) ed una figura sinistra la quale, sventolando un biglietto da un dollaro, influenza a sua volta l'ex premier laburista Ehud Barak e due attivisti (Eldad Yaniv e Meni Naftali) distintisi nell'accusare di malversazioni la moglie di Netanyahu, Sara. La pubblicazione dell'illustrazione, avvenuta venerdì, e' coincisa con l'annuncio del procuratore generale dello Stato Avichai Mandelblit di incriminarla, anche se prima essa potra' beneficiare di una audizione.

LA DENUNCIA DELL’ANTI-DEFAMATION LEAGUE
“Ci sono tutti i simboli delle campagne che vogliono denigrare e diffamare il popolo ebraico come il controllore del mondo, compreso un mercante che si sfrega le mani e una specie di rettiliano pronto a conquistare il pianeta Terra” dice in una nota l’associazione. La polemica ha preso vieppiù consistenza a seguito delle condivisioni del post da parte di David Duke, ex capo del Ku Klux Klan e negatore dell’Olocausto, e rilanciata dal sito neo-nazista Daily Stormer che ha definito la vignetta ‘fantastica’. 
I media israeliani valutano le sortite di Yair ‘preoccupanti’, soprattutto perché  il figlio maggiore del premiere sta prendendo sempre più peso tra i consiglieri politici (all’inizio l’incarico era costruire e controllare l’immagine del padre sui social media). Un mese fa era già stato criticato per un altro comunicato personale via Facebook che aveva firmato con due emoji-insulto. Rispondeva alle accuse di non aver raccolto i bisogni del cane adottato dai Netanyahu.

GLI ATTACCHI A NETANYAHU
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu è coinvolto in due inchieste giudiziarie e sua moglie, Sara, in una terza. Queste inchieste fanno seguito all’appello lanciato dal suo predecessore, Ehud Barak, affinché Netanyahu sia fatto cadere per via giudiziaria. Ciononostante, più il cerchio degli inquirenti si stringe intorno a lui, più il primo ministro diventa popolare. In una delle indagini in corso, quasi tutti i suoi amici più prossimi, tra i quali il direttore di gabinetto e il suo avvocato, sono stati incriminati. La giustizia, pur non essendo riuscita a incriminare Benjamin Netanyahu, si è comunque posta il problema di sapere come il primo ministro abbia potuto circondarsi di presunte persone poco raccomandabili. Paradossalmente, più le inchieste gettano dubbi sulla sua onestà, più lo rendono popolare. Gli elettori lo percepiscono come un personaggio pericoloso, ma proprio per questo lo sostengono. Sebbene la maggioranza degli israeliani non condivida il suo sogno di un Grande Israele, ma ambisca semplicemente a vivere in pace, si ritiene minacciata dagli arabi e vede in Netanyahu l’unico uomo in grado di proteggerla da una nuova Shoah. Giocando abilmente con i fantasmi suscitati dalla tradizione talmudica, Benjamin Netanyahu sta trasformando il Paese in un ghetto completamente protetto da un Muro; un progetto dal costo di oltre un miliardo di dollari.

IL BERSAGLIO SOROS
Soros sarebbe tra i bersagli della famiglia Netanyahu perché attraverso la Open Society Foundations sponsorizza le organizzazioni per i diritti umani e civili che sostengano ‘la giustizia, l’educazione, la stampa libera’. In Israele il 19° uomo più ricco del mondo era fuggito con la famiglia nel 1944 prima che le deportazioni ordinate dai nazisti in Ungheria sterminassero mezzo milione di ebrei. Oggi investe i suoi dollari per appoggiare B’Tselem o Breaking the Silence, gruppi che denunciano gli abusi contro i palestinesi e che il governo di destra guidato da Netanyahu considera come nemici interni.

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