Reddito di inclusione è legge da marzo, il Def 2017 e gli aumenti

12 aprile 2017 ore 11:26, Luca Lippi
Dal Def è in arrivo anche il reddito di inclusione oltre gli incentivi per le assunzioni di giovani. Il reddito di inclusione non è una novità, nel senso che è già stato approvato nel ddl povertà nel mese scorso. In sostanza  il Senato ha sbloccato il 9 marzo scorso il Ddl delega sul contrasto alla povertà facendolo diventae legge dello stato. In questo modo è nato il ‘reddito di inclusione’ per quei nuclei familiari che avranno i requisiti previsti dalla legge.
Il Primo ministro Gentiloni all’epoca ha dichiarato che le misure saranno finanziate con 4 miliardi di euro.

IL CONTENUTO DEL DECRETO
L’articolo collegato alla manovra, delega il Governo ad adottare entro sei mesi più decreti legislativi per introdurre una misura di contrasto della povertà assoluta, denominata reddito di inclusione, per riordinare le prestazioni di natura assistenziale e per rafforzare e coordinare gli interventi dei servizi sociali garantendo in tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni”.

NEL DETTAGLIO
Il reddito di inclusione deve essere una misura unica a livello nazionale, di carattere universale, subordinata alla prova dei mezzi e all'adesione a un progetto personalizzato di inclusione, articolata in un beneficio economico e in una componente di servizi alla persona. 
Per beneficiare della misura sarà previsto un requisito di durata minima di residenza nel territorio nazionale. Previsto anche un graduale incremento del beneficio e dell'estensione dei beneficiari, da individuare prioritariamente tra i nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave, donne in stato di gravidanza, disoccupati di età superiore a 55 anni.

Reddito di inclusione è legge da marzo, il Def 2017 e gli aumenti

PLATEA DI RIFERIMENTO
Già individuate circa 400mila famiglie, il ministro del lavoro Giuliano Poletti chiarisce che a beneficiare del reddito di inclusione saranno circa 400 mila nuclei familiari con minori a carico, pari a un milione e 770 mila individui. Attualmente il Sia (che diventera' Rei) è pari a 400 euro al mese, che saranno elevati a circa 480 euro estendendo i requisiti di accesso.

IL SIA
Intanto prosegue l'attuazione del SIA, il Sostegno per l'inclusione attiva, operativo da settembre 2016, che ha permesso di testare il nuovo approccio e che ha già dato risposte concrete a circa 65 mila famiglie per un totale di 250 mila persone. A breve, grazie alla maggiore disponibilità di risorse (1,6 miliardi per il 2017) sarà emanato un decreto che amplierà la platea di beneficiari raggiungendo oltre 400 mila nuclei familiari, per un totale di 1 milione e 770 mila persone. 

IL DEF
Il Documento di economia e finanza 2017 varato ieri dal governo è visto come una svolta storica per l’Italia che è il primo Paese dell’Unione europea e del G7 a inserire nella propria agenda economica, oltre al Prodotto interno lordo (PIL), gli indicatori di benessere equo e sostenibile. Quattro gli aspetti presi in considerazione: reddito medio disponibile, indice di diseguaglianza, mancata partecipazione al lavoro, emissioni di CO2. Ma soprattutto, la svolta arriva dalla lotta alle disuguaglianze con misure volte a superare le diseguaglianze contenute nel piano nazionale delle riforme (Pnr). In questo solco si posiziona in primo luogo l'attesa misura sul reddito di inclusione per famiglie povere. 
Si tratta di una misura universale di sostegno economico ai nuclei in condizione di povertà a cui si aggiungono altri due pilastri: il riordino delle prestazioni assistenziali finalizzate al contrasto della povertà e il riordino delle prestazioni assistenziali, finalizzato a garantire maggiore omogeneità territoriale nell’erogazione delle prestazioni.
Stando agli ultimi dati Istat sono quasi 5 milioni i cittadini in Italia che si trovano in stato di povertà (oltre 8 milioni quelli in povertà relativa). 
Lavoro: in autunno misure su occupazione con taglio cuneo fiscale 
Il Pnr, da implementare entro fine legislatura, poggia poi le sue basi su alcune misure volte a potenziare il ritmo della crescita economica e accrescere l’occupazione. 
La nota di ieri sera a margine del consiglio dei ministri è risultata molto ermetica sul fronte taglio del cuneo fiscale, una delle misure più attese per rinvigorire il mercato del lavoro che nell'ultimo anni ha visto rallentare il ritmo di creazione di posti di lavoro in seguito al venir meno delle decontribuzioni alle assunzioni. 
Niente più decontribuzioni generalizzate all'orizzonte, con focus invece sui giovani. Nell'intento del governo c'è l'introduzione di sgravi strutturali a favore dei giovani al primo impiego (fino ai 35 anni di età). Una misura che costerebbe 1 miliardo il primo anno di attuazione (il 2018) per salire a 3-4 miliardi a regime con l'aumentare della platea dei soggetti coinvolti. Lo sgravio triennale permetterebbe così un taglio strutturale del cuneo fiscale, che stando agli ultimi dati Ocse in Italia è di 12 punti percentuali sopra la media dei paesi Ocse. Da definire tutti i dettagli, tra cui la ripartizione degli sgravi tra imprese e lavoratori. Un'ipotesi base è ripartirlo in parti uguali, ma il Sole 24 Ore riporta anche l'ipotesi che la misura diventi più pro-imprese con i due terzi dello sgravio totale e un terzo per i lavoratori.

IN CONCLUSIONE
Il provvedimento che introduce il reddito da inclusione, assume l’acronimo di REI.  
Per quanto riguarda il reinserimento al lavoro sarà naturalmente determinante il ruolo dei Centri per l’impiego che potranno contare su 600 ulteriori unità di personale che, nella prospettiva di attuazione del REI, avranno il compito, in collaborazione con i servizi sociali del territorio, di favorire il collocamento al lavoro delle persone più deboli.  
Purtroppo non si può definire meglio tutta la questione a causa della mancanza di indicazioni precise sulle coperture, ma dovrebbero arrivare indicazioni precise a stretto giro.

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autore / Luca Lippi
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