Riforma Boschi, cambiano Costituzione e Senato. Salvini: "Appuntamento a ottobre" col referendum

12 gennaio 2016 ore 18:39, Americo Mascarucci
Con 367 voti favorevoli, 194 contrari e 5 astenuti la Camera dei Deputati ha dato il via libera al Disegno di legge sulle Riforme costituzionali presentato dal Ministro Maria Elena Boschi che segna la fine del bicameralismo perfetto. Il sì della Camera segue quello del Senato arrivato nell'ottobre scorso. 
Hanno votato a favore i deputati del Pd, Area popolare, Scelta civica, Ala, Democrazia solidale-Centro democratico, Psi. Si sono invece espressi contro quelli del Movimento 5Stelle, di Sinistra italiana-Sel, della Lega Nord, Forza Italia, Fdi-An, Alternativa libera-possibile, Conservatori e riformisti. 
Il Disegno di legge costituzionale dovrà ora passare nuovamente al vaglio del Senato e ritornare, per il via libera definitivo, alla Camera. Secondo quanto prescrive l'articolo 138 della Costituzione, infatti, nelle due ultime votazioni senatori e deputati dovranno pronunciarsi a maggioranza assoluta, con un "sì" o un "no" secchi, senza possibilità di ulteriori emendamenti. I due passaggi avverranno intorno al 20 gennaio in Senato e nella seconda metà di aprile alla Camera.
Il sistema politico ed istituzionale italiano subisce in questo modo una riforma rivoluzionaria, con il superamento della perfetta parità fra le due camere chiamate ad approvare le leggi e a dare le fiducie ai governi. 
Con la riforma Boschi soltanto la Camera dei deputati voterà la fiducia al governo ed eserciterà la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo sull'operato del Governo. Le leggi saranno approvate dalla sola Camera dei deputati.
Le funzioni del Senato sono state invece completamente ridisegnate: questo rappresenterà le componenti territoriali e sarà composto da 100 membri, 95 scelti dalle Regioni (21 devono essere sindaci) e 5 dal Presidente della Repubblica.
Mantiene poteri sulle nomine di competenza del Governo, nei casi previsti dalla Carta.
Mantiene la funzione legislativa insieme alla Camera sui rapporti tra Stato, Unione Europea e enti territoriali oltre che:
per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali
per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche
per le leggi sui referendum popolari
e per le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni.
Il Senato può tuttavia decidere - su richiesta di un terzo dei Senatori - di proporre modifiche su una legge approvata dalla Camera.
Solo nel caso di leggi che riguardano le competenze regionali, il voto del Senato sarà obbligatorio.
In tutti gli altri casi, se il Senato non agisce entro il termine di 10 o 15 giorni (a seconda delle materie), le leggi entreranno in vigore.
La Camera potrà ignorare le modifiche approvate dal Senato, riapprovando la legge o accettando le modifiche.
Diverso il caso di leggi che riguardano le competenze legislative esclusive delle Regioni o leggi di bilancio, la Camera potrà ignorare le modifiche volute del Senato solo a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
Il nuovo Senato non avrà più competenze sullo stato di guerra, che dovrà essere deliberato dalla sola Camera dei deputati a maggioranza assoluta.
Solo la Camera approverà le leggi di amnistia e indulto, e le leggi che recepiscono i trattati internazionali (a meno che non riguardino l'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea che dovrà essere votata anche dal Senato).
Sulle leggi elettorali di Camera e Senato, è previsto che una minoranza di parlamentari possa chiedere un giudizio preventivo di Costituzionalità. I senatori saranno eletti dai Consigli regionali "in conformità alle scelte espresse dagli elettori". Questa clausola è stata il frutto di una difficile mediazione raggiunta fra chi nella maggioranza chiedeva che si votasse a suffragio universale, cioè facendo scegliere i senatori agli elettori e chi invece voleva lasciare piena libertà alle Regioni. Non ci saranno più limiti d'età per essere eletti senatori, e scompariranno anche i senatori eletti all'estero. I futuri senatori non percepiranno più alcuna indennità essendo già consiglieri regionali. Senatori a vita saranno soltanto gli ex presidenti della Repubblica. Gli altri senatori a vita saranno sostituiti da senatori di nomina presidenziale nominati dal Capo dello Stato che resteranno in carica sette anni e non potranno essere rinominati dal nuovo Presidente. l presidente può nominare senatori che durano in carica 7 anni e non possono essere nuovamente nominati.
Non potranno esserci più di cinque senatori di nomina presidenziale contemporaneamente.
I senatori a vita nominati prima della riforma Boschi (Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia) manterranno il loro posto.


Cambierà anche l'elezione del Presidente della Repubblica. 
Parteciperanno al voto solo deputati e senatori (scompaiono quindi i 59 delegati regionali). Resterà invariato il quorum delle prime tre votazioni: maggioranza qualificata dei due terzi (ovvero il 66%). Salirà il quorum dal quarto al sesto scrutinio: servirà la maggioranza di tre quinti (60%) contro l'attuale maggioranza assoluta (50%). Cambierà il quorum dal sesto scrutinio in poi dove servirà la maggioranza di tre quinti dei votanti invece della maggioranza degli aventi diritto.
Il presidente della Repubblica potrà sciogliere solo la Camera dei Deputati, e non più anche il Senato.

Il presidente della Camera diventa la seconda carica dello Stato e fare le veci del Presidente della Repubblica.
La legge, una volta approvata, potrà essere sottoposta a referendum conformativo se entro tre mesi dalla pubblicazione, un quinto dei membri di una Camera, cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali ne avanzeranno richiesta. In caso di referendum la legge sarà promulgata solo se approvata dal corpo elettorale con la maggioranza dei voti validi. 
A chiedere il referendum saranno proprio i parlamentari del Pd su espressa volontà del Premier Renzi che ha deciso di trasformare l'esito referendario in una fiducia nei confronti del suo Governo. Qualora gli italiano dovessero bocciare la riforma costituzionale Renzi ha già manifestato la volontà di dimettersi. Lo ha confermato lo stesso ministro Boschi: "Se gli italiani decideranno al referendum in autunno che queste riforme costituzionali non saranno quelle dei prossimi anni del Paese - ha detto il Ministro - tutto il governo, e quindi anche io, dovrà sottoporsi necessariamente alla scelta dei cittadini. Sarebbe corretto e serio. In politica tutti restano attaccati a dove sono, noi non siamo attaccati alle poltrone".
Una sfida che è stata prontamente raccolta dal leader del Carroccio Matteo Salvini: "La riforma della Costituzione è una pessima riforma perché riporta tutto nelle mani dello Stato centrale e impedisce agli italiani di pronunciarsi sulle tematiche europee - attacca - l'appuntamento è al referendum di ottobre per mandare a casa Renzi col voto degli italiani".


caricamento in corso...
caricamento in corso...