Che fine ha fatto Luigia Bosisio, la prima Pina di Fantozzi

12 luglio 2017 ore 14:45, Marta Moriconi

Liù Bosisio, nome d'arte di Luigia Bosisio Mauri , nasce a Milano, 30 gennaio 1936, destinata a diventare un'attrice e doppiatrice italiana molto attiva in cinema, teatro, radio e televisione soprattutto fra gli anni sessanta e gli anni ottanta.

Una carriera lunga quella di Luigia della Liù, attrice per vocazione, caratterista di valore, abile in qualsiasi parte, ex alunna dell’Accademia d’Arte Drammatica di Milano, che raggiunge la popolarità tra il grande pubblico quando Luciano Salce la sceglie per il ruolo della signora Pina, la moglie del rag. Ugo Fantozzi nei primi due film del personaggio creato da Paolo Villaggio, Fantozzi del 1975 e Il secondo tragico Fantozzi del 1976, sostituita poi da Milena Vukotic, per poi tornare ancora nella parte di Pina in Superfantozzi, del                                                                                                 1986 per la regia di Neri Parenti.

Parlando con Liù, il fatto di essere quasi esclusivamente ricordata per un unico personaggio, un po’ d’amarezza la lascia, anche considerando che ebbe il suo primo ruolo nel 1953, cinque giorni dopo il saggio all’accademia, per il teatro Manzoni di Milano e che da allora ha lavorato ininterrottamente fino al 1983 anno in cui ha deciso di andarsene in pensione almeno dal mondo dello spettacolo.  Come detto, a volerla per il ruolo di Pina fu Luciano Salce, regista dei primi due film di Fantozzi. Conosceva già Liù che aveva recitato per lui ne La cuccagna, una pellicola del 1962 su cui la Bosisio ha un divertente aneddoto: “Tutti dicono che ho esordito al cinema ne La cuccagna  e da un certo punto di vista è anche vero. Avevo una parte in un episodio che però in fase di doppiaggio venne tagliato, così il mio nome rimase sul cartellone degli interpreti ma nel film in questione non mi si vede mai.”

Doveva però essere brava se Salce ancora la ricordava 13 anni dopo, nel 1975, quando mise in cantiere FantozziE Liù cosa ricorda di quel film di grandissimo successo che la fece conoscere a una grande parte del pubblico italiano. Alla domanda di un giornalista, l’attrice risponde: “Per esempio ricordo molto bene Plinio Fernando, l’attore che nel film interpretava Mariangela.   Povero Plinio!.. Ricordo solo le risate sarcastiche di tutta la “troupe” quando lui arrivava nella sua vestina bianca di bimba… un ricordo amaro… Quanto può essere cattiva la gente alle volte… Un altro ricordo: giravamo la scena del Capodanno alle piscine del foro italico. Ero in piedi, vestita dimessamente come si conveniva alla Pina, ad aspettare che arrivasse il mio turno per il trucco. Accanto a me molti figuranti e comparse. Ad un tratto un braccio violentemente teso ci falciò per farci indietreggiare… era il capo-comparse forse, non so, comunque qualcuno molto duro e sgarbato. Il truccatore si voltò e gli disse: “Ma non vedi che è la protagonista”… Vidi quest’uomo diventare molliccio come… non ho parole… e tutto pallido prostrarsi in scuse… “Non intendevo… non con lei…”… Ecco: questo è il mondo di certo lavoro, questo anche il cinema di casa nostra, quello di oggi non so, ma allora era così… Per i protagonisti fiori e adulazione… per gli altri lavoratori…  le comparse… che sono?… feccia?… Un ricordo assai sgradevole. Ne potrei raccontare a mille. Sono contenta di non averne  più  niente a che fare”.  

Dunque, non solo bei ricordi sul set di pellicole famose, anche se poi Liù ha delle parole molto tenere per il personaggio di Pina, da lei reso diverso da come farà poi in seguito la Vukovic. “Io ho amato subito  la mia Pina, sin dalla prima lettura della sceneggiatura. Quante Pine avevo conosciuto nella mia vita”, esclama Liù, e continua: “Donne semplici, lavoratrici umili, che si accontentavano di tutto, senza pretese, con un amore assoluto per il proprio marito, figli, casa. Donne senza spiragli, senza certezze, senza futuro. La loro vita era tutta lì. Non c’era spazio e tempo per il “sé”. Ma erano coscienti: della propria pochezza e della goffaggine del loro uomo, coscienti delle piccole viltà quotidiane che erano costrette  ad accettare. E la grande capacità del perdono. Perdonavano sempre e comunque.” Ecco per Liù il vero amore,  non edulcorato dalla fiaba, ma anzi reso ancora più complicato da una realtà misera e brutale, e  dunque proprio questo ancora più profondo e puro. Ma allora, perché Liù abbandonò il personaggio di Pina Fantozzi? Lo spiega lei stessa: “C’era stata dell’incomprensione a proposito del personaggio tra Villaggio e me già dai primi giorni di ciak. Ovvero: sul primo momento, visto il “girato”, venne a congratularsi con me: gli piaceva “questa” Pina, disse che gli faceva tenerezza. Poi, più avanti, diciamo alla seconda settimana di lavorazione, venne da me per dire che la mia Pina era troppo “umana” e che lo facevo apparire (apparire Ugo s’intende), uno “stronzo”, disse proprio così, (mi scuso per il termine). Ricordo la mia risposta: “Tu vuoi rappresentare l’italiano medio e io penso che l’italiano medio sia proprio così” ,parlavo dell’italiano di allora: ora anche gli uomini sono molto mutati, non solo noi donne. Così il mio personaggio rimase quello che era sin dall’inizio, tanto più che prima di cominciare a “girare” se n’era parlato anche con Salce e la mia proposta di come doveva essere Pina era stata accettata.” In seguito, però, evidentemente vennero fatte altre scelte, anche se poi la Bosisio venne richiamata nel 1986 per Superfattozzi e, per sua ammissione, decise di accettare la parte solo per comprare casa a suo figlio.

Si lamenta un po’ Liù perché, come racconta, per anni la gente in strada l’ha confusa con il suo personaggio di Pina, quello che poi accadrà anche a Milena Vukotic. Non se ne fa una ragione, Liù, che nella sua carriera ha recitato in tutti i grandi teatri, per registi come Fellini, Risi, Steno, Ronconi e Scaparro, portando in scena da Shakespeare  a Brecht. “Che il personaggio di Pina oggi sia “consacrato al culto”, è una cosa che mi riesce incomprensibile”, afferma convinta”, che mi stupisce. E dopo una lunga carriera, ricca anche di successi, quali erano i ruoli che preferiva? Liù risponde senza remore: “Non avevo, come si dice, il “fisico del ruolo” per cui, per me, niente Ofelia e Giulietta, ma solo meretrici, folletti come Puck o Ariele, o streghe cattive o addirittura parti maschili… Per cui, col tempo, sono stata costretta a nascondere il mio lato “femminile” e a far prevalere il mio “maschile”. E questo anche nella vita di tutti i giorni? “In realtà, sì”, ammette Liù, e spiega: “Ho sempre vissuto da capofamiglia, (avevo un bimbo piccolino), in un mondo fatto di uomini, e le mie lotte sono state condotte da UOMO. Nelle compagnie teatrali venivo sempre eletta come “rappresentante di compagnia”, ossia venivo delegata a combattere contro i “padroni” per difendere gli interessi morali e pratici dei miei compagni attori. Come vede non è stato facile: la forza ho dovuto inventarmela giorno per giorno. Insomma: a quei tempi mi si è attaccata addosso una seconda pelle… la Liù forte, decisa, temeraria addirittura. E Dio solo sa quanto tutto questo fosse lontano dalla mia vera natura. La Liù di oggi è una donna che sta invecchiando piano piano, con un po’ di malinconia, sì, ma  con intatta la gioia per la vita, la voglia di imparare sempre e comunque. Infatti sto facendo un corso di grafica digitale. La voglia di continuare ad inventarmi, di creare… c'è ancora: plasmo la creta, costruisco collages, e… scrivo.”

Dunque, donna e attrice straordinaria Liù Bosisio, ancora oggi a 81 anni piena di voglia di fare e di iniziative. Noi le auguriamo di riuscire in ogni cosa si prefigga, ma non ci dispiacerebbe vederla ancora al cinema o in tv. 


di Anna Paratore

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