Pensioni a 67 anni: Sacconi è con Damiano ma rinnega se stesso

12 luglio 2017 ore 16:01, Luca Lippi
Si insiste con la volontà di volere bloccare l’adeguamento dei requisiti di pensionamento all’aspettativa di vita. Quindi non è più una questione di non far scattare l’automatismo che prevede un aumento dell’età pensionabile nel 2019 a 67 anni, ma si cerca, ed è una volontà trasversale dal punto di vista politico, di modificare sensibilmente gli automatismi legati alle aspettative di vita.
In sostanza quello che sta accadendo è che la politica ha deciso di tirare il freno a mano, attraverso una proposta firmata da Sacconi e Damiano, facendosi interpreti anche di sollecitazioni giunte dal mondo sindacale.
Il prolungamento dell’età pensionabile è imposto dalla crescita della cosiddetta ‘aspettativa media di vita’, che è diventata parametro fondamentale del sistema previdenziale Inps, uno strumento necessario per garantire la sostenibilità del sistema. Fu istituito in base ad una legge del 2010 (governo Berlusconi) ed ha cadenza triennale. Solo che dal 2019 avrà un ritmo più spedito - due anni - così come stabilito dalla riforma Fornero. Da quando è stato introdotto l'età per la pensione è salita di undici mesi. Attenzione, i mesi in più si sommano sia al minimo di età richiesto per l'assegno di vecchiaia che al minimo di anni di contributi per la pensione anticipata.
Pensioni a 67 anni: Sacconi è con Damiano ma rinnega se stesso
Tra i contrari all'innalzamento dell'età pensionabile c’è Unimpresa che, tramite il suo presidente, Maria Concetta Cammarata ha fatto sapere: “Un eventuale nuovo intervento sulla previdenza con l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019 penalizza sia i lavoratori sia le aziende. Per i lavoratori si allungherebbe ancora di più la vita lavorativa oltre le aspettative a lungo pianificate; per le aziende, si creerebbe ancora una volta un quadro di incertezza, con costi maggiori e con l’impossibilità di procedere al necessario ricambio occupazionale del quale trarrebbe benefici l’intera economia italiana.
La certezza del diritto, soprattutto in campo fiscale e nel settore della previdenza, è un valore imprescindibile per chi fa impresa. Le continue riforme così come i provvedimenti scritti male e in fretta, non gettano le basi per poter fare investimenti. E invece, negli ultimi anni, si sono susseguiti continui interventi normativi, in alcuni casi una vera e propria tela di Penelope, che hanno confuso le aziende del Paese”.
Se è vero che l’innalzamento dei requisiti previdenziali è un percorso già in atto in altri Paesi, sarebbe davvero difficile leggere la decisione del governo Gentiloni come popolare, soprattutto perché arriverebbe a ridosso delle elezioni politiche.
Ora, la questione è che mettere in campo continui paracadute al sistema, significa 'spicconare' la base della riforma Fornero che è stata necessaria per consolidare la sostenibilità di tutto il sistema.
Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, commentando qualche giorno fa l’ipotesi di un decreto direttoriale chiamato a innalzare l’età pensionabile a 67 anni, ha commentato la notizia additando il provvedimento un ‘un controsenso’: l’ipotesi di intervenire per aumentare l’età pensionabile contraddice infatti "l’attuale scelta dell’anticipo della pensione, attraverso l’Ape sociale e con il miglioramento della norme per i lavoratori precoci" ha detto Damiano. Tale innalzamento è comunque condizionato alla verifica da parte dell’Istat dell’incremento dell’aspettativa di vita e che l’istituto di statistica non ha ancora ufficialmente prodotto. 
Oggi lo stesso Damiano sottolinea la necessità di “un rinvio strutturale dell’adeguamento dell’età di pensione all’aspettativa di vita”. La proposta è perciò inserire nella manovra, con la relativa copertura, una norma per allungare l’adeguamento (ad esempio a cinque anni contro gli attuali tre; due dal 2021) o evitare lo scatto nel 2019. Siamo una strana coppiaha scherzato Sacconi in conferenza stampa. “Abbiamo opinioni diverse per molte cose, ma questa situazione emergenziale ci ha spinto ad agire insieme per dire che quando è troppo è troppo” ha aggiunto il senatore che introdusse questo misura nel 2009. In Europa, hanno fatto notare Sacconi e Damiano, non ci sono casi comparabili a quello italiano: in Austria l’età per la pensione è di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne; in Belgio e in Danimarca è 65 anni per tutti; nel Regno Unito 65 anni (ma a partire da novembre 2018); in Germania si arriverà a 67 anni solo nel 2029.
Tuttavia, in Europa non è neanche previsto che l’omologo del nostro Inps si occupi di cassa integrazione, pensioni sociale o assegni minimi di mantenimento, oltre l’Ape sociale e tutto quello che è stato necessario tagliare con la Riforma Fornero e che sta rientrando dalla finestra. Come al solito la toppa e peggio del buco.

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autore / Luca Lippi
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