LeakerLocker su Android, niente panico se chiede il riscatto

12 luglio 2017 ore 17:34, Luca Lippi
Una nuova minaccia affligge gli smartphone, è stata identificata di recente. Si tratta di LeakerLocker, e come spesso è accaduto anche in passato, l’obiettivo sono i dispositivi mobili dotati di sistema operativo Android. Quest’ultimo è un malware della categoria dei ransomware, una categoria che di recente ha registrato la maggiore diffusione negli ultimi anni a livello globale e sono tante le segnalazioni di nuove minacce quotidiane che hanno colpito milioni di utenti nel mondo mettendo a rischio non solo la sicurezza, ma anche la privacy.
I ransomware appartengono a quella categoria di malware che criptano i dati contenuti in un dispositivo, chiedendo al proprietario il pagamento di un riscatto per ottenere la chiave di sblocco. Si insinuano all’interno dei dispositivi, ne prendono possesso e criptano i dati impedendone l’accesso al proprietario. A quel punto chiedono il pagamento di una somma di denaro, generalmente in Bitcoin, per riuscire a sbloccare il dispositivo.
LeakerLocker su Android, niente panico se chiede il riscatto
LeakerLocker secondo gli specialisti pare essere uno dei più insidiosi ransomware; non appena riesce ad infettare un dispositivo, minaccia il proprietario di inviare tutte le informazioni raccolte, comprese immagini e conversazioni personali, all’intera lista di contatti, nel caso in cui il pagamento di 50 dollari non avvenga entro 72 ore, violando irrimediabilmente la privacy.
Secondo le informazioni trapelate, LeakerLocker era presente all’interno di due app identificate sul Google Play Store, Wallpapers Blur HD e Booster & Cleaner Pro, entrambe con migliaia di download all’attivo, ma fortunatamente già rimosse dal colosso di Mountain View. In questi casi è sempre consigliato dotarsi di un antivirus di qualità che possa proteggere i nostri dispositivi, e ovviamente controllare sempre l’effettiva validità di un’app prima del download.
Invero, diventa sempre più forte il sospetto che gli ideatori di antivirus se non sono loro stessi a diffondere certe insidie, sicuramente non ne scoraggiano la produzione. E’ un po' come gli acher che insidiano le centrali operative dei grandi colossi nella speranza di mettersi in luce e farsi assumere.
Come si può evitare di scaricare inconsapevolamente minacce simili? Prima di tutto bisogna prestare attenzione ai permessi richiesti da ogni app scaricata. Nel caso di Wallpapers Blur HD e Booster & Cleaner Pro, prima di bloccare i dispositivi chiedevano ai proprietari una grande quantità di permessi che davano accesso ad informazioni, dettaglio che dovrebbe sempre far sorgere qualche dubbio.
McAfee ha scoperto il codice infetto nelle app Wallpapers Blur HD e Booster & Cleaner Pro, quindi la minaccia dovrebbe essere stata disinnescata definitivamente. Tuttavia, McAfee suggerisce di non pagare nessun riscatto, in quanto non c’è nessuna garanzia che i dati vengano restituiti e cancellati dal server. La software house consiglia anche di verificare i permessi richiesti dalle app e di non fidarsi delle recensioni, molte delle quali sono fasulle.

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autore / Luca Lippi
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