Ttip: mezza Germania dice “no” e cosa succede ora

12 ottobre 2015, Luca Lippi
Ttip: mezza Germania dice “no” e cosa succede ora
 Il Ttip è l’Accordo transatlantico sul commercio e gli investimenti e prevede il libero scambio con gli Stati Uniti di beni e servizi. Ne abbiamo già scritto offrendo i pochi “pro” e i troppi “contro” a questa operazione che nei fatti è ancora in itinere ma che è nelle fasi conclusive.

Europa e Stati Uniti si sono seduti al tavolo delle trattative per discuterne nel 2013 e la conclusione dei negoziati è prevista per il prossimo anno. Il danno più grande che si andrebbe a concretizzare nell’immediato sarebbe quello di legarsi indissolubilmente al Dollaro Usa che (specie in questo periodo storico) sarebbe la sventura peggiore che potrebbe capitare a chiunque.

Ovviamente parlarne è utile, e lo sarà sempre di più per sensibilizzare gli individui circa le ripercussioni (soprattutto quelle negative) derivanti da questa sciagurata iniziativa di matrice lobbistica. Peccato che ancora nessuno abbia sufficientemente e pubblicamente (fino ad oggi) espresso dissenso al riguardo.

Solo i tedeschi, evidentemente più partecipi alla vita politica del paese rispetto agli altri cittadini europei (italiani inclusi), sabato scorso hanno invaso le strade di Berlino per manifestare il loro dissenso verso il Ttip e anche il Ceta (che è l’accordo economico commerciale globale fra Europa e Canada).

La manifestazione è stata promossa per porre fine ai negoziati riunendo sotto la medesima bandiera oltre 30 gruppi della società civile, tra cui attivisti ambientali, sociali e culturali e dei sindacati, organizzazioni religiose.

Christoph Bautz del movimento cittadino “Compact” afferma che il patto consegnerà troppo potere alle grandi multinazionali a scapito dei consumatori e dei lavoratori. In realtà il timore maggiore deriverebbe da una disposizione che permetterebbe alle aziende di citare in giudizio i governi in tribunali speciali. Tale disposizione porterebbe ad una erosione della tutela del lavoro e dell’ambiente. 

Ovviamente non la pensano alla stessa maniera i sostenitori del Ttip che vedono nella conclusione positiva dell’accordo il rilancio dell’economia di tutta la Ue eliminando dazi e creando standard comuni.

Non possiamo credere che la Cancelliera non sia rimasta sorpresa della reazione in casa, dovrà lavorare molto per convincere il suo stesso popolo a cambiare idea. Poi, sarebbe interessante capire se creare un mercato di 800 milioni di persone è necessario a difendersi dal mercato cinese per noi europei o per gli americani.

Comunque l’argomento pare non interessare gli altri paesi Europei, Italia inclusa, curioso!  

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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