Grazie a delfini e olfatto, possibile l’autoriparazione del cervello

13 aprile 2017 ore 9:33, Luca Lippi
La neurogenesi è legata all’olfatto, lo dice uno studio condotto da scienziati italiani del Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (Nico). La neurogenesi è il processo di formazione di nuove cellule nervose da cellule staminali neurali o da cellule progenitrici. Svolge un ruolo centrale nel neurosviluppo. Il processo di neurogenesi è molto attivo durante lo sviluppo prenatale ed è responsabile del popolamento del cervello in crescita con neuroni.
Più nello specifico, studiando il cervello dei delfini (dieci esemplari neonati e adulti) è stato determinato che stimolando una specifica area del bulbo olfattivo si potrebbe spingere il cervello all’autoriparazione.

IL CERVELLO UMANO
Fino ad ora, il mondo scientifico ha sempre ammesso che nel cervello umano i neuroni crescono e si sviluppano anche in età adulta se messi nelle giuste condizioni, ma alla capacità di ringiovanimento del nostro cervello si contrappone l’esigenza di trattare i danni cerebrali per i quali è necessaria una capacità di generazione neuronale molto più veloce e costante.
Grazie a delfini e olfatto, possibile l’autoriparazione del cervello
Il cervello umano, com'è noto, è un organo straordinario ed è ritenuto “la macchina più complessa dell'Universo”, ma ha un enorme limite: le capacità di generazione neuronale sono estremamente basse, rendendo i danni cerebrali praticamente impossibili da trattare. 
Il fatto sorprendente è che gli adulti sono pienamente in grado di far crescere nuove cellule cerebrali, non importa quanti anni abbiano. I ricercatori nel 2005 hanno affermato che:“La scoperta che il cervello dei mammiferi adulti crei nuovi neuroni da un gruppo di cellule staminali è stato un importante passo avanti nel campo delle neuroscienze”.

IL CERVELLO DEI DELFINI
L'intelligenza e le capacità cognitive dei delfini e dei loro cugini acquatici affascinano gli uomini da molto tempo, ma nessuno sa ancora come e perché questi animali hanno sviluppato un cervello così grande. 
Nella prima analisi comprensiva del suo genere, alcuni ricercatori descrivono come le dimensioni del cervello dei delfini sono cambiate negli ultimi 47 milioni di anni e forniscono alcune risposte su come queste specie si sono evolute rispetto agli esseri umani. 
Molte specie moderne di odontoceti presentano livelli di encefalizzazione estremamente elevati, e possiedono cervelli significativamente più grandi di quanto ci si attenderebbe per le loro dimensioni corporee, secondi solo a quelli degli esseri umani. Usando tecniche di tomografia computazionale, è stato quantificato e stimato in media le dimensioni di cervelli e corpi dei cetacei fossili. 
In totale, sono stati esaminati e misurati 66 crani fossili e 144 esemplari di cetacei moderni. I risultati forniscono una descrizione statistica senza precedenti dei livelli di encefalizzazione negli ultimi 47 milioni di anni, e rivelano che le dimensioni del cervello sono aumentate in modo significativo in due fasi critiche dell'evoluzione degli odontoceti. 
La prima, verificatasi 39 milioni di anni fa, quando gli odontoceti si staccarono dal gruppo ancestrale degli Archaeoceti, fu accompagnata sia da un incremento del cervello che da un calo delle dimensioni corporee. La seconda, 15 milioni di anni fa, si verificò in occasione dell'origine della famiglia dei delfini e fu probabilmente legata a cambiamenti nell'ecologia sociale degli animali.
Secondo gli studiosi, coordinati dal professor Luca Bonfanti, la plasticità neurogenica nel nostro cervello sarebbe andata perduta per ragioni evolutive, e il modo migliore per dimostrarlo era proprio attraverso l'analisi dei delfini, che possiedono un cervello grande e avanzato simile al nostro, ma non hanno il senso dell'olfatto, al quale è correlata la più grande area neurogenica dei mammiferi. L'assenza dell'olfatto nei cetacei, sostituito dall'ecolocalizzazione, non è assoluta, ma acquisita con l'evoluzione circa 40 milioni di anni fa, quando questi mammiferi marini abbandonarono la vita terrestre per tornare in acqua.

DOPO 4 ANNI DI STUDI
Studiando per 4 anni ben 12mila sezioni cerebrali ottenute da dieci esemplari di delfino, tutti trovati morti e appartenenti alle specie stenella striata (Stenella coeruleoalba) e tursiope (Tursiops truncatus), il team di Bonfanti ha scoperto che l'area neurogenica associata al bulbo olfattivo è sì presente, ma non produce neuroni. È la prima volta che viene evidenziato un dettaglio di questo tipo negli animali. Il risultato suggerisce che la neurogenesi è dunque strettamente correlata col senso dell'olfatto; non a caso essa è particolarmente sviluppata nei topi, dove questo senso è fondamentale per la sopravvivenza (riproduzione e ricerca del cibo), ma è vestigiale nell'uomo e nei delfini.
Partendo dalle basi di questa ricerca, gli studiosi indicano che un giorno, attraverso la stimolazione di questa specifica area cerebrale, si potrebbe spingere il cervello umano a produrre neuroni per scopo terapeutico. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Brain Structure & Function.

IN CONCLUSIONE
L'assenza di neurogenesi adulta nei delfini (in realtà mancante già dalla nascita!) dimostra che il fenomeno è indissolubilmente legato all’esistenza della funzione olfattiva. Ma la persistenza di un residuo vestigiale della regione originaria (l’antenato dei delfini attuali era un mammifero terrestre anch'esso dotato di olfatto, poi passato all’ambiente acquatico) indica una progressiva perdita delle capacità neurogeniche nel corso dell’evoluzione, confermano la tendenza ipotizzata nell’uomo.
Questi risultati non escludono che la ricerca possa riuscire, un giorno, a modulare a scopo terapeutico i residui di attività neurogenica rimanenti nell'uomo, ma chiariscono un dubbio che ha assillato per decenni i neuroscienziati e confermano il fascino di una linea di ricerca che continua a riservare nuove sorprese.

#Neurogenesi #Funzioneolfattiva #Delfini 
autore / Luca Lippi
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