Riforma PA: dal telelavoro agli asili nido, ma i sindacati non ci stanno

13 febbraio 2017 ore 16:29, Luca Lippi
Le novità per gli statali sembrano non finire, oltre al Testo Unico e al prossimo rinnovo dei contratti, ci sarà anche una direttiva apposita per un restyling del lavoro pubblico in versione 'family friendly'.

NOVITA' IN DETTAGLIO 

Per venire incontro a mamme e papà, scopo quello di conciliare produttivamente vita privata e lavoro dei dipendenti della P.A. il governo ha previsto che almeno il 10% dei dipendenti pubblici, dove lo richiedano, entro il 2018, possa avvalersi di nuove modalità spazio-temporali di lavoro. Quindi si starebbe elaborando una strategia per offrire contratti part-time e telelavoro.
-il Part-Time è noto a tutti, è già una misura ampiamente adottata da un’elevata percentuali di lavoratori sia nel pubblico sia nel privato
-Il telelavoro è lo svolgimento del proprio lavoro direttamente da casa, o comunque fuori dall’ufficio.
Si tratta di un traguardo che dovrà essere raggiunto entro 3 anni dall’entrata in vigore delle nuove regole della Riforma. 
Inoltre, per i dipendenti pubblici che sceglieranno questa opzione non dovranno rischiare di subire eventuali penalizzazioni “ai fini del riconoscimento di professionalità e delle progressione di carriera”.
Ad aprire alla possibilità del lavoro da casa per la P.A. è anche la bozza sul nuovo testo unico del pubblico impiego, la stessa che prevede il licenziamento, dopo 2 anni, dei dipendenti che vengono considerati “eccedenze” rispetto alle “esigenze funzionali o alla situazione finanziaria” dalle singole amministrazioni.
E ancora, la P.A. introduce un sistema di valutazione dei servizi offerti. Sono delle vere e proprie pagelle che i cittadini potranno compilare in base ai servizi da loro utilizzati. 
A prevederlo è l’ultima bozza del decreto stabilendo che si potrà direttamente segnalare il proprio "grado di soddisfazione" per il servizio agli organismi indipendenti di valutazione. I risultati saranno pubblicati, con cadenza annuale, sul sito dell'amministrazione e se ne terrà conto anche per i premi.
Insomma secondo il decreto la misurazione delle performance non spetta più solo ai dirigenti e agli organismi indipendenti di valutazione. 
L'attività, stando alla bozza, sarà svolta anche "dai cittadini o dagli altri utenti finali in rapporto alla qualità dei servizi resi dall'amministrazione". Il "voto" dell'opinione pubblica riguarderà non il singolo dipendente ma il team, l'ufficio nella sua interezza.
Questo ovviamente, oltre aumentare l’attenzione sullo svolgimento delle mansioni è complementare alla strategia di non concedere bonus a pioggia, ricavandone un sicuro risparmio di disponibilità di bilancio da riservare ad altre destinazioni.
Riforma PA: dal telelavoro agli asili nido, ma i sindacati non ci stanno
ASILI NIDO E MATERNE
Inoltre, nella bozza di riforma ci sono tutte le opzioni per mettere in campo strumenti volti a semplificare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro del dipendente pubblico: ad esempio, gli uffici pubblici potranno stipulare accordi con asili nido e scuole materne, sia per convenzioni sulle rette che per i campi estivi.

IL NODO DEL CONTRATTO
In concreto, il governo pare stia cercando di dirottare l’attenzione dei sindacati che prima di ogni altra cosa cercano di sbloccare definitivamente la questione del contratto fermo ormai da sette anni. 
Le 3 sigle sindacali, hanno chiesto all’unanimità già in estate di stanziare ulteriori risorse rispetto ai 300 milioni di euro concessi nell’ultima legge di Stabilità per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici (congelato nel 2009).
Le novità devono riscontrare il gradimento dei sindacati poiché modificare il Testo Unico e rinnovare i contratti, dando il via libera agli aumenti salariali previsti di 85 euro (intesa raggiunta a novembre scorso) potrebbe essere un problema. 
Il problema principale sono le disponibilità liquidi di bilancio. Tanto è vero giacché ogni nuova proposta messa in campo dalla Madia (dal part time agli asili nido) sarà applicabile compatibilmente con le risorse disponibili. Con l'Europa che preme perché si mettano sotto controllo i conti italiani, appaiono piuttosto scarse.
I sindacati annunciano di non essere disposti a fare sconti rispetto a quanto previsto dall'accordo dello scorso novembre e si dicono pronti alla mobilitazione. 

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autore / Luca Lippi
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