Bassolino sfida i vertici Pd. Le sue "tre" regole per le primarie

13 marzo 2016 ore 10:20, Adriano Scianca

Bassolino sfida i vertici Pd. Le sue 'tre' regole per le primarie
Bassolino non molla. Sconfitto alle primarie del Pd, l'ex sindaco non ha digerito il fatto che il partito abbia respinto il suo ricorso, che faceva leva su presunte irregolarità. E allora si è organizzato, cominciando col riempire il teatro Augusteo di Napoli. Tanto per cominciare ha stuzzicato i vertici lo cali del partito: “Siamo in tanti, altro che fedelissimi. Tanti mondi della città. Siamo in questo teatro più o meno quanti tutti gli iscritti al Pd di Napoli”. Poi è andato al cuore del problema: “L'Italia delle primarie – ha detto – non può essere quella dei codicilli. Non lo è stata quando ha vinto Renzi, che io ho votato. Bersani decise contro i suoi interessi per primarie aperte, e io lo incoraggiai. Ora i vertici del partito e di Palazzo Chigi riflettano e intervengano. Io attendo con fiducia l'esito del nuovo ricorso”. 

E ancora: “Perché le primarie vivano, servono tre condizioni: trasparenza, trasparenza e ancora trasparenza. Non può esserci un colpo di spugna burocratico, la questione è democratica. Abbiamo bisogno di verità, per Napoli, la politica e l'opinione pubblica italiana indignata da quanto è accaduto. Finora ci hanno risposto con cavilli, sentenze preconfezionate tra Roma e Napoli. Perciò oggi siamo qui”. Pur dichiarando di non essere interessato a “guerre interne” e a lotte intestine, Bassolino attacca i vertici del Partito democratico: “Domenica ero consapevole che avevamo vinto moralmente e politicamente e mi sarei aspettato, ingenuamente, che squillasse il telefono. Che qualche persona importante mi chiamasse, da Napoli, da Roma. Anche solo per dirmi 'Grazie Antonio, hai dato un contributo a far vivere la politica' e invece niente. Niente domenica e niente lunedì. Così come quando sono stato assolto nelle mie vicende giudiziarie”.



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