Blu & co: a Bologna contestata la mostra di street art senza... street

13 marzo 2016 ore 14:15, Adriano Scianca

Blu & co: a Bologna contestata la mostra di street art senza... street
La street art, può uscire dalla... street? È il dilemma, artistico, politico e “filosofico” attorno a cui si concentra il dibattuto che sta agitando Bologna. Il 18 marzo apre infatti la mostra "Street Art. Banksy & Co." che a Palazzo Pepoli, proporrà 250 pezzi di street art, provenienti da varie città del mondo, organizzata dalla fondazione Carisbo, Genus Bononiae e da Arthemisia group. La mostra espone anche opere staccate da diversi muri cittadini, "con l'obiettivo dichiarato di 'salvarle dalla demolizione e preservarle dall'ingiuria del tempo', trasformandole in pezzi da museo". Molti artisti del settore, tuttavia, non hanno gradito l'omaggio. L'accusa è quella di aver decontestualizzato le opere e di averle, in alcuni casi, staccate dai muri sulle quali erano state realizzate senza il permesso dei diretti interessati. Tra le critiche, anche quella di voler museificare un'arte nata in strada: la natura irregolare, “clandestina”, ribelle della street art, data in pasto ai passanti e agli abitanti di quartieri spesso periferici, va poco d'accordo con musei e fondazioni. 

La protesta più clamorosa è stata quella dello street artist Blu, che già ha cancellato suoi murales a Berlino, ha deciso di far scomparire anche tutti i suoi lavori disseminati per Bologna. In mattinata si è radunata una piccola folla davanti al suo dipinto più conosciuto, la 'battaglia' che adorna il centro sociale Xm24, mentre una 'squadra' di imbianchini lavorava accompagnata dalla musica della Banda Roncati. Sul proprio blog Blu oggi scrive: "A Bologna non c'è più Blu e non ci sarà più finché i magnati magneranno. Per ringraziamenti o lamentele sapete a chi rivolgervi". Replica Luca Ciancabilla, curatore della mostra: “Gli artisti possono dire la loro come meglio credono. Tuttavia continuo a non vedere dove sta il 'peccato': abbiamo sperimentato una tecnica vecchia di secoli su pitture murali in luoghi fatiscenti per salvarle e consegnarle ai posteri. C’è chi ci dice: bastava una foto. Sappiamo bene che in parte si perde il contesto, ma il nostro è un gesto di libertà quanto lo è quello del writer che realizza un graffito in un posto proibito. A Bologna la critica militante ci ha subito dato contro, pensando a una campagna a tappeto di 'distacco'. Non è così, c’è molto altro. Quello che sento attorno, mi pare piuttosto un vaniloquio. Aspettiamo almeno a vederla, la mostra”.



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