Congedo mestruale, a chi spettano tre giorni al mese a casa

13 marzo 2017 ore 14:55, Micaela Del Monte
Solo le donne sanno cosa si prova una volta al mese quando la sindrome mestruale a volte impedisce di compiere anche i minimi gesti quotidiani, figuriamoci quindi lavorare. Ed è per questo che, finalmente anche in Italia, è stata depositata una proposta di legge alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati affinché vengano istituiti tre giorni di congedo mestruale, un permesso mensile durante il ciclo. Tre giorni retribuiti senza dover chiedere ferie o mettersi in malattia. Non male, sarebbe una conquista meritata e degna di nota. Tuttavia, il futuro congedo non spetterà a tutte le donne indistintamente, il “paletto” della proposta di legge si chiama dismenorrea. Cioè, un ciclo particolarmente doloroso.

Congedo mestruale, a chi spettano tre giorni al mese a casa
DISMENORREA
Questa particolare condizione è diretta responsabile di forti dolori addominali anche nei giorni precedenti all'arrivo del vero ciclo. Inoltre, le donne affette da dismenorrea sono soggette a nausee, emicranie, mal di schiena e malesseri di vario genere. E che spesso le rendono temporaneamente inabili al lavoro.
La dismenorrea si può presentare in due diverse forme: primaria e secondaria. La forma primaria è una condizione che non trova giustificazione in una patologia pelvica come ad esempio, l'appendicite, le infezioni delle vie urinarie, le coliche, ecc. Quella secondaria invece, sono conseguenti a patologie ginecologiche quali l'endometriosi, l'adenomiosi, cisti, fibromi, malformazioni congenite, ecc. Stando ad alcune stime, in Italia oscillerebbe tra il 60% e il 90% la percentuale di donne che lamentano mal di testa, mal di schiena, dolori addominali, forti sbalzi ormonali durante il ciclo. Nel 30% dei casi questi disturbi risultano invalidanti e costringono la persona a letto, per ore o per alcuni giorni.

PROPOSTA DI LEGGE
Per aver diritto al permesso le lavoratrici (con contratto a tempo indeterminato, subordinato e parasubordinato, full o part time, sia nel settore pubblico che privato) dovranno presentare certificato medico che attesti la patologia: questo andrà rinnovato poi entro il 30 dicembre dell’annualità in corso e presentato al datore di lavoro entro il 30 gennaio dell’anno successivo. Inoltre, la proposta prevede che quei tre giorni mensili di assenza giustificata non siano equiparati a nessuno degli istituti esistenti, né dal punto di vista retributivo né tanto meno dal punto di vista contributivo.

E pensare che in Giappone è previsto dal 1947.
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