Grecia in sciopero generale con bombe molotov, ma Tsipras non sanava la tensione sociale?

13 novembre 2015 ore 10:49, Americo Mascarucci
Grecia in sciopero generale con bombe molotov, ma Tsipras non sanava la tensione sociale?
E meno male che il governo di sinistra avrebbe dovuto disinnescare la tensione sociale. 

In Grecia il premier Tsipras aveva vinto le elezioni promettendo un’inversione di marcia rispetto alle politiche rigoriste imposte dalla Troika per salvare il Paese dal default che avevano di fatto messo in ginocchio lo stato sociale. 
Poi di fronte all’impossibilità oggettiva di tenere testa ai burocrati di Bruxelles, il Premier aveva ingoiato il boccone indigesto, nonostante i greci, con il referendum promosso dal Governo, avessero bocciato l'intero pacchetto delle riforme proposte dall’Europa per sbloccare gli aiuti alla Grecia. 

Un passo essenziale, inevitabile per non far precipitare la Grecia nel caos. 

Siryza, il partito di governo è andato così in frantumi perdendo l’estrema sinistra che è uscita dal Governo obbligando Tsipras alle dimissioni e a tentare una riconferma con nuove elezioni. Riconferma che alla fine c’è stata. 

Tuttavia per il nuovo Governo sono tutte spine come dimostra la protesta in atto da oggi contro l’approvazione del nuovo pacchetto di riforme concordato con la Troika per ottenere lo sblocco della nuova tranche di aiuti ad Atene.  
Sono in corso scontri tra manifestanti e polizia, con tanto di lancio di molotov contro le forze dell’ordine, il Parlamento e le banche greche, prima fra tutte la National Bank of Greece. 

Sotto accusa come detto il nuovo pacchetto di riforme concordato con Bruxelles e contenente nuove misure di austerità fra cui, quella che fa più discutere, riguarda l’abrogazione delle norme che consentono ai debitori di pagare i debiti a rate. 

Una misura ritenuta insostenibile che va ad aggiungersi a quella altrettanto impopolare riguardante il pignoramento delle case. 
Tsipras aveva proposto una norma che vietava di pignorare le case che possedevano un valore inferiore ai 300mila euro ma a Bruxelles l’hanno ritenuta troppo alta bocciando sia la prima proposta che la successiva del Governo greco che abbassava il valore dell’impignorabilità a 180mila euro. La Troika ha imposto un immediato rientro nel circuito dei pignoramenti per la maggior parte delle abitazioni dal momento che la mancata riscossione delle rate dei mutui significherebbe un aumento delle sofferenze dei conti delle banche greche. 

Insomma per Tsipras un fallimento sotto tutti i punti di vista. Eletto per restituire dignità alla Grecia dopo aver sparato a zero contro il governo di centrodestra dell’ex premier Samaras accusato di essere schiavo dei diktat di Bruxelles e promettendo un’opposizione dura ed intransigente contro le politiche austere dell’Europa fino a promettere l’uscita dall’euro, alla fine si è ritrovato a mandare giù i bocconi forse più amari ed indigesti dopo aver di fatto illuso il popolo con la proposta di un referendum che avrebbe dovuto consegnare al Paese la risposta ai diktat della Troika. 
La risposta dei greci è stata negativa ma alla fine il Premier ha fatto di testa sua presentandosi a Bruxelles e accettando l’intero pacchetto di riforme imposto dai creditori. 

Si può parlare di tradimento della volontà popolare? Azzardato sostenerlo visto che alle ultime elezioni Siryza ha comunque vinto pur avendo perso per strada l’anima più radicale. Le proteste in atto ad Atene in queste ore stanno a dimostrare come per Tsipras la vittoria elettorale rischi di essere soltanto un fuoco di paglia.  

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