Parola della settimana: Rosatellum (e antenati)

13 ottobre 2017 ore 12:53, Paolo Pivetti

“Rosatellum, chi era costui?” avrebbe il diritto di chiedersi qualsiasi italiano, parafrasando Manzoni nella citazione della famosa domanda che don Abbondio “ruminava tra sé”: “Carneade! Chi era costui?” Certo, don Abbondio, curato di campagna nella Lombardia del Seicento, aveva tutto il diritto di non sapere chi fosse l’oscuro filosofo di Cirene che nell’antica Grecia aveva aderito alla corrente degli scettici. Ma anche l’Italiano medio di oggi, qualsiasi Italiano, ha diritto di non sapere cosa cavolo sia il Rosatellum.

Ebbene: è il nome, sarebbe meglio dire il nomignolo, o se vogliamo fare gli evoluti internettari il “nickname”, della legge elettorale appena approvata dalla Camera. La denominazione di Rosatellum deriva dal nome dell’onorevole Rosato, capogruppo PD e autore della proposta di legge. Semplice. Già, ma perché “Rosatellum” e non “Legge Rosato”, se proprio volessimo consegnare l’autore alla Storia? Oltre tutto, nell’attuale denominazione sembra scorrere una certa ironia…

Parola della settimana: Rosatellum (e antenati)
Il responsabile storico di queste licenze linguistiche, e dobbiamo risalire agli inizi degli anni Novanta, à l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, allora deputato D.C. Fu lui che, nel 1993, per mandare in soffitta il sistema proporzionale col quale si era votato fin allora in Italia, propose una nuova legge elettorale, semi maggioritaria. E fu quello spiritaccio toscano del politologo Giovanni Sartori a definire quella legge, che lui riteneva pasticciata, Mattarellum, dal nome appunto del proponente. Curiosamente, questa ironica desinenza latineggiante -ellum rimase poi appiccicata alla definizione giornalistica di quasi tutte le successive leggi elettorali, proposte o bocciate. E fanno bene i giornalisti a cavare dalla noia dell’attualità parlamentare qualche lieve pretesto d’ironia.

Infatti la successiva legge elettorale, opera di Roberto Calderoli e dallo stesso autore definita “una porcata”, divenne giornalisticamente, e sempre con lo zampino del diabolico Sartori, il Porcellum. Sul successivo Italicum, intermezzo linguistico renzianamente atipico, intervenne l’alta corte della Consulta, e ciò che ne rimase in vita non poté non chiamarsi Consultellum: è la legge con la quale si voterebbe nel caso che il Rosatellum non venisse approvato. Ma non dimentichiamo che nel frattempo, dalla storica sentenza ad oggi, si fecero altri tentativi per trovare una soluzione; e fra questi il Tedeschellum, proposta di legge elettorale che ricalcava il sistema tedesco, che però naufragò.

Si approverà il Rosatellum anche al Senato? C’è chi lo spera, c’è chi lo teme. Ma in ogni caso teniamo ben presente che d’ora in poi, quando troveremo, nelle cronache parlamentari, qualcosa che termina in –ellum, nessun dubbio: si tratterà di una nuova legge elettorale. 

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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