Operato di cancro, l'Inps gli sospende il sussidio. L'azienda: "Paghiamo noi"

13 ottobre 2017 ore 23:59, Luca Lippi
Gravemente malato, l’Inps lo abbandona senza stipendio. L’azienda presso cui lo sfortunato protagonista della vicenda ha lavorato, ha deciso arbitrariamente di riprendere a erogargli lo stipendio. La storia è stata resa pubblica proprio dall’azienda dove il giovane è in organico e abile al lavoro prima che una gravissima malattia invalidante non lo ha costretto in un letto di ospedale. L’Inps ha semplicemente dichiarato ‘esaurito il diritto alla malattia retribuita’.

IL FATTO
La vicenda si svolge a Cesenatico, l’azienda protagonista del gesto tra l’eclatante e il rivoluzionario è la Siropack Italia di Cesenatico. Il giovane sfortunato lavoratore tra un mese compirà 22 anni, è un ragazzo purtroppo condannato a dover convivere sino dall’età di 11 con una grave malattia. E’ affetto da Sarcoma di Ewing, una forma tumorale che si sviluppa prevalentemente a livello osseo. Sottoposto a continue terapie, nonostante la spossatezza e il travaglio derivante dall’incedere violento della malattia, il giovane è riuscito a diplomarsi presso l’Istituto Professionale 'U. Comandini' di Cesena e in seguito è riuscito (nel febbraio 2016) a superare le selezioni per essere assunto dall’azienda Siropack Italia S.r.l. di Cesenatico, con la mansione di terminalista.
Operato di cancro, l'Inps gli sospende il sussidio. L'azienda: 'Paghiamo noi'
I titolari dell’azienda hanno affermato: "Prima che sopraggiungesse l’obbligo di assumere una persona diversamente abile, non abbiamo avuto dubbi a puntare su di lui, nella convinzione che il lavoro potesse dargli un ulteriore stimolo per continuare a combattere la sua battaglia personale, è un ragazzo infinitamente disponibile e positivo, per questo la sua presenza ha rappresentato, fin dal suo arrivo, un valore aggiunto per tutta l’azienda".

L’OPERAZIONE E LA RIPRESA DEL TRAVAGLIO
A Marzo, la malattia ha avuto un ulteriore progresso negativo e il giovane è stato costretto a sottoporsi a un delicatissimo intervento chirurgico (rimozione di un polmone). La convalescenza segue il normale decorso previsto per questo tipo di operazioni, soprattutto su un fisico come quello del giovane 22enne. Attualmente, e sin dal principio, il giovane è alle cure dell’IEO di Milano e dell’IRST di Meldola, con cui Siropack collabora sostenendone i progetti sotto l’insegna dell’Istituto Oncologico Romagnolo. Ovviamente il giovane, suo malgrado, ha necessità di altro tempo per recuperare dai postumi dell’operazione, tuttavia l’Inps ha deciso che il tempo è scaduto. l’Inps ha azzerato lo stipendio che Siropack versava regolarmente al proprio dipendente, a partire dalla busta paga di settembre, considerando terminati i giorni di malattia concessi.

LO SCONCERTO DELL’AZIENDA
Rocco De Lucia e  Barbara Burioli, titolari della Siropack Italia S.r.l. di Cesenatico, hanno dichiarato: "La nostra azienda considera quanto subito dal giovane una profonda ingiustizia. Siamo rimasti commossi dalla sensibilità dei nostri circa 30 dipendenti, che si sono resi subito disponibili al pagamento di una colletta, ma abbiamo stabilito che sarà la proprietà a provvedere al suo sostentamento, là dove gli organi preposti alla tutela dei lavoratori hanno deciso di voltare le spalle a chi si trova nel bisogno". 
I titolari dell’azienda, inoltre, hanno valutato quanto deciso dall’Inps "un atto arbitrario e lesivo nei confronti di un ragazzo che sta combattendo contro un tumore e che, come tutti i suoi coetanei, nella quotidianità deve affrontare spese, anche importanti, e progettare il suo futuro". Rocco e Barbara hanno aggiunto: “Nei periodi in cui il suo stato di salute gli ha permesso di svolgere la propria mansione all’interno della nostra azienda, si è dimostrato un lavoratore volenteroso, nonché un ragazzo umile e generoso, per questo non possiamo permettere che questa decisione renda ancor più difficile la sua situazione. Agiremo con tutti i mezzi a nostra disposizione per sostenerlo e dimostrargli la nostra vicinanza, ed allo stesso tempo sensibilizzare le autorità competenti affinchè i lavoratori come lui possano essere trattati con maggiore umanità".

COSA DICE LA LEGGE IN CASO DI MALATTIA DEL LAVORATORE
In caso di malattia, si legge su intrage.it , il lavoratore ha il diritto di assentarsi dal posto di lavoro e può godere di un trattamento economico adeguato, stabilito dalla legge e dai contratti collettivi. È quanto stabilisce l’articolo 2110 del Codice civile. Al lavoratore assente per malattia, infatti, spetta o la retribuzione a carico del datore di lavoro, se la legge o la contrattazione collettiva lo prevedono, e/o un’indennità di malattia a carico dell’Inps.
Ecco cosa prevede la legge, in base al tipo di contratto di lavoro. 
Per i dipendenti, in caso di contratto a tempo determinato o indeterminato, per ottenere il trattamento economico sostitutivo, il lavoratore necessita di un certificato di malattia, che viene emesso dal medico curante e trasmesso direttamente da quest'ultimo via internet all'Inps. L'Inps stesso provvedere ad inviare il certificato al datore di lavoro, sempre via internet. Il lavoratore, da parte sua, se l’azienda lo richiede, deve comunicarle il numero identificativo del certificato, che gli viene reso noto dal medico. Può farlo anche via e-mal o sms.
Il lavoratore deve poi sottoporsi ad accertamenti sanitari, di competenza delle Asl. Nel caso del settore privato, se il lavoratore è assicurato presso l’Inps per l’indennità economica di malattia, sarà lo stesso istituto di previdenza ad effettuare i controlli.
La sospensione del rapporto di lavoro può prolungarsi fino ad un massimo di 3 mesi, per anzianità di servizio inferiore ai dieci anni, e fino a 6 mesi per anzianità di servizio superiore ai dieci anni. La durata può essere modificata dai singoli contratti collettivi di categoria. Questi ultimi possono prevedere la possibilità, per il lavoratore, di chiedere, prima della scadenza del termine del periodo di malattia, un ulteriore periodo di aspettativa, senza retribuzione e senza decorrenza dell’anzianità di servizio.
Se la malattia si prolunga, il lavoratore deve inviare un ulteriore certificato, entro il secondo giorno dopo la scadenza del precedente, per assicurarsi la continuità nel pagamento dell’indennità di malattia. Il lavoratore non può essere licenziato finché non è scaduto il termine di conservazione del posto (cosiddetto termine di comporto) previsto dai contratti collettivi. Questi ultimi spesso prevedono, dopo tale scadenza, un periodo di aspettativa non retribuita.
L’indennità giornaliera di malattia a carico dell’Inps spetta a partire dal 4° giorno e fino ad un massimo di 180 giorni in un anno solare. Questa è solitamente anticipata dal datore di lavoro, nel momento in cui provvede alla retribuzione per il periodo successivo alla malattia e, in ogni caso, non può essere inferiore al 50% della retribuzione del mese precedente.

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autore / Luca Lippi
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